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La 'manovra del popolo' per ora esiste solo come status su Facebook

Anche se il governo esulta per l'approvazione della nota di aggiornamento al Def, la strada che porta alla legge di bilancio è ancora molto tortuosa. Ecco in cosa consiste, e perché l'UE non l'ha presa bene.

di Leonardo Bianchi
28 settembre 2018, 10:13am

Foto via Facebook

Buongiorno a tutti. Dormito bene? Spero di sì, perché—nel caso in cui non ve ne foste accorti—ci siamo svegliati in una “nuova Italia,” come del resto ha promesso ieri sera il vicepremier Luigi Di Maio mentre si affacciava dal balcone di Palazzo Chigi come se avessimo vinto un mondiale.

Il “governo del cambiamento,” ha scritto sempre Di Maio su Facebook, ha infatti “portato a casa” la cosiddetta “manovra del popolo,” che ha regalato ai cittadini “reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza, superamento della Fornero, risarcimento ai truffati delle banche.”

Peccato che, per ora, i mercati non stiano festeggiando un granché: questa mattina lo spread tra Btp e Bund tedeschi è arrivato a sfondare la soglia di 260 punti base, e Piazza Affari ha segnato un passivo fino al 2.5 percento. E nemmeno la commissione europea sta sciabolando la riserva di champagne del 1978.

Il commissario degli affari economici Pierre Moscovici ha avvertito, in un’intervista a BFMTV, che se gli italiani continuano a indebitarsi succede che “ogni euro in più per il debito è un euro in meno per le autostrade, per la scuola, per la giustizia sociale.” Moscovici ha poi aggiunto che “non abbiamo alcun interesse ad aprire una crisi tra l'Italia e la Commissione, ma non abbiamo neanche interesse a che l'Italia non riduca il suo debito pubblico, che rimane esplosivo.”

Ma torniamo a quello che è successo ieri. Nel pomeriggio il consiglio dei ministri si è riunito per varare la nota di aggiornamento al Def, cioè il Documento di economia e finanza che delinea la strategia economica e pubblica nel medio termine. La nota indica dunque i “numeri-chiave della finanza pubblica”—e dunque le risorse a disposizione della manovra finanziaria—da concordare con l’Unione Europea, ma non è la legge di bilancio finale.

Che l’atmosfera fosse piuttosto tesa lo si era capito dalle indiscrezioni trapelate nel corso della settimana: a partire dai “pezzi di merda” del ministero dell’economia (cit. di Rocco Casalino) che devono trovare “dieci miliardi del cazzo”—altrimenti sarebbe partita una “mega vendetta”—il ministro Giovanni Tria è stato letteralmente messo sotto assedio dai partiti di governo.

Il motivo del contendere era il tetto dell’indebitamente netto: Tria ha sempre mantenuto una linea prudente, garantendo all’UE di fermarsi al 1.6 percento, pur lasciando aperta una porta per arrivare poco sopra il 2. Ma per Salvini e Di Maio, tuttavia, non era abbastanza; e come si legge sull’ Huffington Post, “piuttosto che accontentarsi di qualche spicciolo in più su misure che sarebbero comunque al ribasso,” meglio forzare la mano: “tutto e subito.”

Verso le nove di sera, Tria capitola—non dimettendosi, però—ed esce il primo di una serie di comunicati e annunci roboanti, che si protrarranno fino alla tarda serata. “Accordo raggiunto con tutto il governo sul 2.4 percento. Siamo soddisfatti, è la manovra del cambiamento,” sostiene una dichiarazione congiunta dei due leader.

Il governo, dunque, ha deciso che per i prossimi tre anni il deficit potrà essere del 2.4 percento rispetto al Pil—molto più di quanto previsto dal precedente governo Gentiloni, e molto più di quello che auspicava Tria. Con questo sforamento si potrà dunque finanziarie una serie di misure su cui i Cinque Stelle hanno puntato moltissimo fin dalla campagna elettorale.

La prima, ovviamente, è il famigerato “reddito di cittadinanza” (che in realtà non è un vero reddito di cittadinanza, ma un sussidio di disoccupazione). L’esecutivo ha previsto uno stanziamento di 10 miliardi di euro, che dovrebbe portare anche all’aumento delle pensioni minime a 780 euro e l’avvio della riforma dei centri per l’impiego. La platea dei beneficiari di queste misure è piuttosto rilevante: il governo parla di 6.5 milioni di persone sotto la soglia di povertà.

Poi c’è la “flat tax”—e anche in questo caso, non siamo di fronte ad una vera e propria “flat tax.” Nella nota si prevede un “allargamento del fisco forfettario” per le piccole imprese, ossia un prelievo fisso del 15 percento che per la Lega riguarderà oltre un milione di italiani. Per gli altri cittadini, questa è l’ipotesi del governo, si arriverà alle due aliquote del 23 percento (fino a 75mila euro di reddito) e del 33 percento (oltre quella soglia) solo a fine legislatura.

Un altro punto cardine è il parziale superamento della legge Fornero sulle pensioni, per cui si parla di 8 miliardi di euro messi sul tavolo. Secondo i partiti di maggioranza la possibilità di andare in pensione anticipatamente attraverso il meccanismo della “quota 100” (ossia la somma dell’età anagrafica e dei contributi versati) riguarderà almeno 400mila persone, e si trasformerà magicamente in altrettanti posti di lavoro per i giovani.

Ancora: la nota di aggiornamento parla di 1.5 miliardi di euro per i “truffati dalla banche”—altro fiore all’occhiello della propaganda del M5S; e la “pace fiscale” (cioè un condono) per chiudere i contenziosi con Equitalia per cifre inferiori a 100mila euro. Quest’ultima misura permetterà solo delle entrate una tantum, ma secondo i primi calcoli dovrà raccogliere almeno 14 miliardi di euro, altrimenti il deficit sfonderà la soglia del 3 percento.

Al netto del bombardamento propagandistico di queste ore, c’è da far notare una cosa molto semplice: per ora, non c’è nulla di stabilito o concreto.

Entro il 15 ottobre l’Italia deve inviare il Def a Bruxelles (che ha già fatto intendere di non essere particolarmente entusiasta di quel 2.4 percento, visto il livello di indebitamento del paese). Nel caso in cui la trattativa vada male, le possibilità sono due: la prima è quella di respingere in toto il testo, in caso di “gravi ed evidenti violazioni delle regole del patto di stabilità”; la seconda è quella di aprire una procedura di infrazione per deficit eccessivo.

Il 20 ottobre, comunque, dovrebbe arrivare in Parlamento il disegno di legge del bilancio; come da prassi, l’approvazione definitiva dovrebbe arrivare a ridosso delle feste natalizie. Il percorso per arrivare alla fine, insomma, è ancora molto tortuoso e pieno di incognite. Nulla ci dice che le previsioni del governo rimarranno tali, o che il Def non verrà modificato (anche radicalmente).

Per tutti questi motivi, la smodata esultanza dei Cinque Stelle è quanto meno prematura. Anche perché la “manovra del popolo,” così come molte altre “rivoluzioni” annunciate dal governo giallo-verde, al momento esiste solo nella forma di status Facebook.

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