La tragedia di internet in Etiopia
Illustrazioni di Shaye Anderson

La tragedia di internet in Etiopia

L'Etiopia ha trasformato il suo Internet appena nato in uno strumento di sorveglianza.
18 maggio 2016, 11:27am

Nafkot Nega è convinto che tutti i giornalisti siano dei terroristi. Quando sono andato a trovare lui e sua madre, Serkalem Fassil, nel loro piccolo appartamento nella periferia di Washington DC nei primi di Gennaio, Nafkot, un bambino di 9 anni, mormorava frasi a intermittenza e menava pugni nell'aria, facendo finta di essere un supereroe che combatte i criminali.

Forse alcuni di quei criminali erano giornalisti come suo padre, Eskinder Nega, che nel luglio del 2012 è stato dichiarato colpevole di aver violato la legge anti-terroristica etiope. Eskinder sta attualmente scontando una pena detentiva di 18 anni.

"A causa di come è stato dipinto [suo padre], nella sua mente il giornalismo è un crimine o un atto terroristico", mi ha spiegato Serkalem con l'aiuto di un traduttore. "Non solo suo padre, ma se menzioni un qualsiasi giornalista lui urla e ti dice 'Non mi piacciono i giornalisti!'"

La loro è una storia complicata che rispecchia come l'Etiopia, patria di più di 90 milioni di persone, sia diventata una nazione di eremiti digitali. Il modo in cui Nafkot è arrivato a credere che il giornalismo sia un crimine equivalente al terrorismo è un esempio di come i governi abbiano usato internet come strumento di repressione.

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L'unico modo per accedere ad internet in Etiopia è tramite il provider di proprietà del governo, Ethio Telecom, che esercita un controllo unilaterale sull'industria della telecomunicazione. Una scena tecnologica fiorente nel confinante Kenya, che ha un tasso di diffusione della rete del 69,6 %, si è guadagnata il nome di "Silicon Savannah". Ma in Etiopia, il monopolio dell'accesso ad internet ha generato una delle nazioni più disconnesse del mondo.

Secondo i dati più recenti, solo il 3,7% degli etiopi ha accesso ad internet, uno dei più bassi tassi di diffusione nel mondo. In confronto, il Sudan del Sud, che non riesce a garantire la maggior parte dei servizi governativi di base, ha un tasso di diffusione della rete del 15,9%. Ci sono solo dieci nazioni con una diffusione minore di quella dell'Etiopia. La maggior parte di queste, come la Somalia e la Corea del Nord, sono ostacolate da guerre civile che durano da decenni o sono isolate dal resto del mondo.

Essendo una delle economie dell'Africa che cresce più rapidamente e una delle più antiche culture del mondo, la mancanza dell'accesso ad internet dell'Etiopia è sorprendente. Ma anche preoccupante.

Non è chiaro esattamente quanti etiopi possano accedere ad internet. Quelli che ci riescono, comunque, devono combattere contro lo spettro della sorveglianza dello stato. Il governo etiope è sospettato di aver sviluppato un sistema di spionaggio e altri strumenti di sorveglianza e di hacking per controllare gli individui, incluso addirittura un cittadino americano, appassionato del web. A causa di questi presunti tentativi di spionaggio, il governo etiope ha reso quello che potrebbe essere uno strumento trainante del commercio e dell'informazione in un sistema di scarsa importanza oltre che uno strumento di sorveglianza.

Nafkot. Illustrazione: Shaye Anderson

Ex diplomatici americani, membri dell'agenzia di spionaggio etiope ed esperti di politica estera, ognuno di loro mi ha detto che il governo etiope teme gli ideali degli oppositori che si stanno diffondendo su internet, per questo, ha creato il suo servizio di spionaggio, il suo settore di telecomunicazione e delle norme legali per estirpare il dissenso digitale.

Forse la prima vittima della crociata della rete condotta dal paese è il giovane Nafkot, che crede che suo padre sia un terrorista perché è un giornalista. I genitori di Nafkot erano due dei più noti giornalisti in Etiopia; Eskinder e Serkalem erano magnati dei media premiati in tutto il mondo, che avevano iniziato le loro rispettive carriere dopo la caduta del regime comunista di Derg del 1987, quando nel 1991 era stato formato un nuovo governo. Dopo una contestata elezione parlamentare, quando nel 2005 le conseguenti proteste divennero violente, Eskinder e Serkalem vennero arrestati.

All'insaputa di entrambi, Serkalem era incinta.

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I fattori proibitivi che creano il divario digitale dell'Etiopia sono chiari. Il monopolio dell'accesso ad internet ha reso troppo costoso il collegamento alla rete per molti cittadini. Le interruzioni del servizio di manutenzione rendono le connessioni inaffidabili. E per gli etiopi che riescono ad accedere alla rete, ci sono veramente pochi contenuti disponibili nella loro lingua, l'amarico.

Se queste barriere per l'accesso ad internet siano il risultato intenzionale di un sistema programmato per limitare la diffusione di informazioni, o l'effetto secondario non intenzionale di una monopolistica gallina dalle uova d'oro, rimane una questione fumosa quanto le operazioni commerciali del paese in cyberspionaggio.

"L'Etiopia vuole mantenere il maggior controllo possibile su internet per poter minimizzare l'accesso a commenti negativi che provengono dall'esterno del paese", mi ha detto David Shinn, ex ambasciatore americano in Etiopia.

Anche un membro della Information Network Security Agency, una delle agenzie di spionaggio etiopi, mi ha detto che il monopolio ha intenzionalmente limitato l'accesso ad internet per preservare la sicurezza nel paese.

"Tutto quello che è legato ad internet sta subendo una battuta d'arresto"

"Lo fanno per ragioni di sicurezza, non penso ci sia qualcos'altro oltre a questo", ha detto l'ufficiale che lavora sulle infrastrutture tecniche e che ci ha parlato a condizione di restare anonimo perché non voleva essere associato al suo datore di lavoro. "Tutto quello che è legato ad internet sta subendo una battuta d'arresto. Gli imprenditori non possono creare le loro aziende".

L'Etiopia è una delle tante nazioni africane costituite da un mosaico di identità etniche, e Bronwyn Bruton il vicedirettore dell'Africa Center all'Atlantic Council, mi ha detto che il governo ha guidato questo paese frazionato limitandone la libertà di espressione.

"Lo stato etiope è molto fragile", ha detto Bruton. "È costruito sul presupposto della segregazione che in teoria dovrebbe essere equa, ma in pratica a comandare è un solo gruppo etnico, i Tigrè. I tigrini costituiscono solo il 6% della popolazione, ma dominano incontrastati la politica e l'economia".

Quando ho chiesto a Teressa Belete, direttore di Ethio Telecom, se la mancanza di connessione ad internet fosse una scelta ponderata del governo per limitare la libertà di parola e il dissenso, lui mi è parso sinceramente confuso e ha rigettato l'idea. Il vantaggio di un monopolio del governo, ha detto Belete, è che i contadini etiopi, che costituiscono la maggior parte della popolazione, non vengono sfruttati dalle aziende private con lo scopo di trarne un profitto.

Ma Ethio Telecom, che è stata fondata nel 1952, ricava un profitto di circa 300 milioni di dollari all'anno, secondo quanto riportato dal The Economist nel 2012. L'azienda ha investito i suoi fondi in eccesso per finanziare la costruzione di una ferrovia nel paese.

"La nazione rimane molto indietro in termini di liberalizzazione nel settore telecomunicazioni, ha detto Lishan Adam, un consulente che ha lavorato con la Banca Mondiale sulle politiche di informazione e di tecnologia e comunicazione. " Hanno perso la maggior parte dell'era della liberalizzazione negli anni '90, e c'è stato un ritardo nell'arrivo di internet".

Adam mi ha detto che l'Etiopia ha iniziato a connettersi ad internet nel 1997, e ha aggiunto che se il desiderio di limitare la libertà di parola può essere una delle cause della mancanza di accesso ad internet, ma non è la ragione principale per la quale gli etiopi non si connettono alla rete.

Il tasso di diffusione della rete nel novembre 2015 corrisponde al 3,7%. Gli ufficiali etiopi sono in disaccordo con questi dati, riportati dalla Banca Mondiale. Sostengono che non siano accurati perché non tengono in considerazione chi accede alla rete tramite telefono cellulare. Anche se fosse così, è probabile che il numero rimarrebbe comunque troppo basso e Adam ha stimato che il tasso di diffusione reale si aggiri intorno al 5 e il 15 percento della popolazione.

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Nafkot è nato in prigione nel 2006. Era prematuro e non riusciva a respirare, data la temperatura dell'ambiente. I dottori volevano trasferirlo immediatamente all'ospedale per incubarlo, ma l'unico che poteva accoglierlo richiedeva un modulo firmato da uno dei suoi genitori. Serkalem era ancora sotto anestesia e la polizia non avrebbe portato il modulo ad Eskinder. Nafkot non ha potuto ricevere il trattamento di cui aveva bisogno.

"Non gliene è importato niente di lui, ma per grazia divina è sopravvissuto" ha detto Serkalem, con una rabbia palpabile nella voce.

Nafkot è rimasto a casa dei nonni fino a che i suoi genitori non sono stati rilasciati. A quel punto, Serkalem ed Eskinder non potevano continuare a lavorare come giornalisti; come la maggior parte dei giornali indipendenti del paese, la loro testata era stata chiusa. Serkalem smise completamente di scrivere. Eskinder ha aperto un blog online, uno dei primi nel paese.

"È passato al blog perché tutte le altre strade erano chiuse", ha detto Serkalem. "Sebbene sapesse che in pochi in Etiopia avevano accesso alla rete, era comunque meglio di restare in silenzio. Sapeva che non avrebbe potuto fare molto, ma sentiva la necessità di scrivere".

Serkalem. Illustrazione: Shaye Anderson

Nel 2005 il tasso di diffusione della rete in Etiopia era dello 0,2% e gli esperti di sicurezza in internet ritengono che la censura online del governo sia iniziata nel 2006, l'anno in cui Eskinder ha aperto il suo blog. Quell'anno, in Etiopia, i siti dell'opposizione diventarono inaccessibili e si presume che dietro questa censura ci fosse il governo.

Prima delle elezioni parlamentari del 2010, il governo etiope introdusse una fumosa legge anti-terrorismo nel tentativo di evitare altre elezioni contestate, mi ha detto Jeffrey Smith, un esperto di diritti umani internazionali che ha base a Washington DC. La legge è diventata la pietra angolare della censura del governo, che etichetta chiunque "influenzi la politica" come un "terrorista".

"L'Etiopia è un esempio di regime che utilizza il termine "terrorismo" come un termine politicamente vantaggioso", ha detto Smith. All'interno del paese esistono problemi di terrorismo, ma loro sono andati oltre e hanno sistematicamente abusato dei diritti umani".

Con le proteste della Primavera Araba alla fine del 2010, si è palesata la speranza che le manifestazioni che hanno avuto luogo in Tunisia si diffondessero fino in Etiopia. In questo periodo i post sul blog di Eskinder erano provocatori e polemici. In un articolo del 2011, spronava le forze armate etiopi a schierarsi dalla parte delle persone come era appena successo in quel periodo in Egitto.

"Comuni cittadini hanno preso l'iniziativa nel Nord Africa e in Medio Oriente", ha scritto Eskinder in un altro post pubblicato il 2 settembre del 2011. "I risultati sono entrati nella storia. Sono precedenti ricchi di conseguenze per il resto dell'umanità. Anche se ispirare dibattiti e condurre analisi sono compiti indispensabili, rimarranno solo semplici parole, a meno che non vengano tradotti in azione. Per l'Etiopia questo significa mettere a repentaglio il cuore di una tanto amata visione collettiva— la transizione pacifica verso la democrazia".

"Io a scuola non ci vado"

Il 14 Settembre del 2011, mentre Eskinder andava a prendere Nafkot a scuola, il servizio di spionaggio etiope ha circondato la sua macchina e lo ha arrestato. Serkalem è accorsa sulla scena. Ha trovato Nafkot in lacrime, ma non c'era nessuna traccia di Eskinder. Serkalem ha portato Nafkot a casa di sua nonna, poi si è subito diretta verso il carcere di Maekelawi, famoso per le pratiche di tortura. Ha aspettato tre ore, sperando che Eskinder sbucasse fuori da un momento all'altro. Ma non è successo nulla.

Eskinder infatti era a casa loro, a guardare i membri dei servizi di spionaggio che rovistavano tra gli oggetti di famiglia. Serkalem ricorda che quando era tornata a casa gli ufficiali dei servizi avevano provato a evitare che entrasse, ma lei si era fatta largo per raggiungere Eskinder. Presa dal panico, aveva iniziato ad urlargli contro.

"Calmati, e sii coraggiosa!" gli aveva risposto Eskinder, alzando a sua volta la voce. Poi è stato portato via.

Più tardi, Serkalem è andata a prendere Nafkot. Il bambino era evidentemente traumatizzato per aver assistito all'arresto di suo padre a scuola. Il giorno dopo, Nafkot, non voleva tornarci.

"Io a scuola non ci vado", aveva detto.

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Il sistema di spionaggio etiope è uno dei più invadenti del mondo. Giornalisti mandati in esilio a Nairobi, in Kenya, mi hanno detto di essere stati seguiti o spiati da agenti del governo che non si preoccupavano neanche di nascondersi. Un uomo d'affari etiope ha scherzato con me dicendomi che se sentisse un colpo di tosse di una terza persona in ascolto, mentre parla al telefono con qualcuno, non ne rimarrebbe sorpreso.

Felix Horne, ricercatore etiope per la Human Rights Watch e autore di un reportage approfondito sull'agenzia di sorveglianza etiope, mi ha detto che il governo ha un programma su scala nazionale chiamato "cinque a uno". È un sistema onnisciente nel quale cinque cittadini vengono monitorati da un individuo. Un intreccio di intercettazioni, in un sistema che abbraccia l'intero paese con l'obiettivo di mantenere il controllo dei suoi numerosi gruppi etnici.

"Sembra che il governo etiope, come molti altri governi, utilizzi strumenti di hacking per integrare il suo regolare regime di sorveglianza", ha detto Bill Marczak, un ricercatore al Citizen Lab. I tradizionali metodi di sorveglianza del governo etiope sono "validi in Etiopia, ma una delle caratteristiche del paese è che ha una grande quantità di migranti diffusi in tutto il mondo".

Washington DC conta all'incirca un quarto di milione di espatriati etiopi e anche in Europa ce ne sono molti, ha aggiunto Marczak. E non c'è "nessun modo per poter controllare queste persone, se non con l'hacking, il phishing e altri attacchi mirati".

Eskinder. Illustrazione: Shaye Anderson

Quando Neamin Zeleke ha ricevuto, nel dicembre 2014, una mail che sosteneva di contenere informazioni riservate riguardo una questione delicata in Etiopia, il suo paese d'origine, ha pensato che con grande probabilità fosse una truffa. Zeleke era il direttore generale della Ethiopian Satellite Television and Radio (ESAT), uno dei più grandi canali di informazione etiopi, gestito da membri delle varie etnie del paese. Il suo sito web e il servizio televisivo sono stati banditi. Ma i cittadini etiopi possono ancora accedervi tramite i satelliti e il server proxy.

Zeleke mi ha detto che il servizio satellitare dell'ESAT è stato bloccato dal governo 20 volte. L'ultima volta, mi ha detto, è successo pochi minuti prima che ci incontrassimo, all'inizio di gennaio. Così, ha inoltrato la sospettosa mail a Marczak del Citizen Lab, che ha confermato che conteneva un bug inserito probabilmente dall'Hacking Team, l'azienda italiana che fornisce software di spionaggio ai governi di tutto il mondo.

Usando i software dell'Hacking Team e probabilmente anche quelli del Gamma Group, azienda europea, i servizi di spionaggio nazionali hanno preso di mira i giornalisti e gli oppositori politici con sistemi invasivi che permettono al governo di attivare a distanza la telecamera e il microfono di un computer, registrare quanto digitato sulla tastiera e di monitorare l'attività online. La frequenza di questi attacchi è impossibile da decifrare e il fatto che i bersagli possano non esserne al corrente, o non vogliano parlarne, rende difficile capire quali siano gli strumenti e le motivazioni dell'hacking, mi ha detto Marczak.

Zeleke è sia un giornalista che un oppositore politico. È un membro del Gimbot 7, un gruppo di opposizione armata in Etiopia, che è stato etichettato dal governo come organizzazione terroristica. Gli esperti di sicurezza mi hanno detto che non esiste nessuna prova che il Gimbot 7 abbia mai intrapreso un'attività terroristica e l'organizzazione non è presente nella lista delle organizzazioni terroristiche redatta dal dipartimento degli Stati Uniti.

Il Gimbot 7 è principalmente un gruppo di etiopi in esilio che operano oltre i confini del paese che sperano di cambiare. Secondo un reportage dell'ESAT, il Gimbot 7 ha attaccato i soldati del governo, e questo mi è stato confermato anche da Zeleke.

Il giornalista si è dimesso dalla carica di direttore generale dell'ESAT all'inizio del 2016. Ormai non aveva più molto tempo da dedicare all'emittente e mi ha detto che era preoccupato di non poter più essere oggettivo. Ora è un consulente dell'organizzazione, sebbene abbia ancora un ufficio nel piccolo studio della stazione, decorato con i riconoscimenti di prestigiose organizzazioni per i diritti umani.

Uno dei premi era per Eskinder Nega.

Zeleke mi ha detto che ha preso il premio per conto di Eskinder che "è considerato uno dei pionieri dei mezzi di comunicazione indipendenti in Etiopia".

Nella camera di sicurezza dell'ESAT, e anche di fianco al premio di Eskinder nell'ufficio di Zeleke, c'era un grande ritratto di Andargachew Tsige, il fondatore di Gimbot 7, in divisa militare. Si pensa che Tsige sia tenuto sotto arresto in Etiopia. Zeleke mi ha bloccato quando ho cercato di prendere la foto del ritratto vicino al premio di Eskinder.

"Non penso sia adatta a questa storia", ha detto Naimin, mettendo via la foto di Tsige.

Più tardi ho chiesto a Zeleke se pensa che il governo etiope abbia preso di mira lui e altri giornalisti a causa delle loro idee o perché ritiene che l'organizzazione sia affiliata al Gimbot 7. E se le autorità non sapessero dove finisce l'attività politica di Zeleke e dove inizia quella di giornalista? La sorveglianza in questo caso non sarebbe giustificata. Ma, visto che ci sono stati così pochi casi pubblici di bersagli del governo etiope, la distinzione potrebbe far luce sulle motivazioni dell'hacking del servizio di spionaggio—in primo luogo per bloccare il flusso di informazioni o per prendere di mira minacce politiche ritenute tali.

Il capo dell'agenzia del governo che guida l'hacking in Etiopia, la INSA, ha rifiutato di farsi intervistare da noi.

La vera pena non è stata il tempo rubato dietro le sbarre. Ma vedere Nafkot soffrire per l'assenza di un padre

Zeleke mi ha detto che il governo etiope sta monitorando l'ESAT perché è un'organizzazione politica affiliata al Gimbot 7, ma in realtà è solo un'organizzazione indipendente e i giornalisti che ne fanno parte hanno ognuno le proprie idee politiche.

"Il fatto che io sia affiliato al Gimbot 7 può essere un motivo, ma anche se io non fossi qui, potrebbe esserci chiunque a capo dell'ESAT, sono sicuro che questi giornalisti [verrebbero presi di mira]", mi ha detto. "Altri, tanti altri che non fanno part del Gimbot 7, migliaia di persone, sono vittime dei cyberattacchi e della sorveglianza. Quindi, dico, logicamente si deve prendere in considerazione il contesto. Questa è una pratica di routine per la polizia, è uno stato autoritario costruito per controllare la popolazione, per controllare il flusso di informazioni e per intimidire i mezzi di comunicazione alternativi e gli oppositori politici".

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Serkalem e Nafkot andavano a trovare Eskinder in carcere ogni sabato e domenica, dopo che era stato condannato. Eskinder ha cercato di convincere Nafkot che era in una scuola, non in prigione, per cercare di rendergli la sua assenza meno pesante. Nafkot, che era nato in carcere, aveva subito capito che suo padre non si trovava a scuola.

"No, sei in prigione", diceva a suo padre.

Nafkot Nega crede che la professione dei suoi genitori sia un crimine equivalente al terrorismo. in Etiopia, varie aziende innovative sono state boicottate per conservare questa linea di pensiero, mentre chi accede alla rete diventa bersaglio di un implacabile hacking.

Quando andavano a far visita al padre, mi ha detto Serkalem, il personale del carcere umiliava i detenuti di fronte alle loro famiglie. Eskinder cominciò a preoccuparsi che Nafkot diventasse insensibile alla brutalità e iniziasse a provare risentimento nei confronti del mondo.

"Va bene essere incarcerati per quello in cui credi, ma non riusciva a sopportare di vedere l'impatto che aveva sulla sua famiglia e su suo figlio, così mi ha chiesto di portarlo via", mi ha detto Serkalem. La vera pena non è stata il tempo sprecato dietro le sbarre. È stata vedere Nafkot soffrire per l'assenza di un padre".

Eskinder iniziò a fare la stessa domanda a sua moglie e a suo figlio, ogni volta che andavano a visitarlo: "Avete comprato i biglietti?" Aveva anche fatto pressione su altri amici e membri della famiglia che andavano a trovarlo, affinché convincessero Serkalem e Nafkot a lasciare l'Etiopia, in modo che lui potesse scontare il resto della pena con serenità, sapendo che la sua famiglia sarebbe stata al sicuro.

L'ultima volta che Nafkot ha visto suo padre è stato il 23 Luglio del 2014. Serkalem il giorno seguente ha acquistato due biglietti per gli Stati Uniti e, durante l'ultima visita, Eskinder ha cercato di tirar su di morale il figlio.

"L'America è dietro l'angolo!", ha esclamato.

Serkalem mi ha detto che vuole creare per Nafkot un'immagine positiva di suo padre. Vuole convincere suo figlio che il sacrificio di suo padre non è stato fatto in vano. Il rilascio di Eskinder è programmato per il 2030, quando Nafkot avrà 23 anni—la stessà età in cui Eskinder aprì il suo primo giornale in Etiopia.