Il quarto anno della "detenzione arbitraria e illegale" di Julian Assange

"Prima vennero per Assange" è una serie di iniziative globali in occasione del quarto anno della detenzione di Assange. Siamo stati all'evento di Napoli.
27.6.16
Tutte le foto per gentile concessione de l'Asilo.

Prima vennero… è l'incipit di un celebre sermone del teologo e pastore protestante Martin Niemöller. In esso, il sacerdote critica aspramente l'inattività e l'apatia politica con cui gli intellettuali tedeschi reagirono all'ascesa al potere del nazismo. Trasformato in una poesia, il discorso è poi divenuto un modello popolare e ne esistono numerose varianti—una delle quali attribuita a Bertolt Brecht.

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È questo il contesto a cui ha voluto richiamarsi Wikileaks che lo scorso 19 giugno ha commemorato il quarto anno dall'inizio della "detenzione arbitraria e illegale", come è stata definita dal Working Group on Arbitrary Detention delle Nazioni Unite, presso l'ambasciata ecuadoriana di Londra del caporedattore e cofondatore del sito, Julian Assange.

La sfida posta da un evento come "Prima vennero per Assange" è costituita dal rischio di non creare uno spazio di riflessione, ma di limitarsi ad un'apologia autoreferenziale del giornalista australiano.

"Prima vennero per Assange" è stata una manifestazione mondiale che, oltre a numerose città europee (Berlino, Madrid, Belgrado), è stata ospitata anche a New York, Buenos Aires e Montevideo; in Italia l'evento si è tenuto esclusivamente a Napoli, presso l'ex Asilo Filangieri, uno spazio aperto e pubblico dal marzo 2012 dove viene sperimentata una gestione condivisa e partecipata di un bene comune in autogoverno. La comunità dell'ex Asilo non si riconosce in un'associazione o in un singolo collettivo che usa lo spazio ma è, per sua essenza, plurale ed aperta.

Paolo Mossetti, scrittore e blogger napoletano esperto di anarchismo, antropologia, conflitti urbani e politica americana, ricorda che "l'idea di "portare" Assange a l'Asilo nasce durante una cena con Bifo. Franco Berardi mi disse che per lui Napoli era la città italiana più vitale in questo momento e aveva senso "portare" Assange qui e non altrove. Ho subito pensato ai meravigliosi spazi dell'Asilo e in poco tempo è stato messo su il tutto."

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La sfida posta da un evento come "Prima vennero per Assange" è costituita dal rischio di non creare uno spazio di riflessione, ma di limitarsi ad un'apologia autoreferenziale del giornalista australiano. Questa difesa segue uno schema preciso, efficacemente teorizzato nel concetto di "zona di comfort" elaborato dalla psicologa Judith M. Bardwick: nella frammentazione dei gruppi, anche i sostenitori di Wikileaks sono racchiusi all'interno di uno spazio preciso e si limitano ad ascoltare un'eco amplificata della propria voce senza confrontarsi mai con altre realtà.

In questo senso, l'Asilo è uno spazio "altro" che cerca di rompere questa frammentazione attraverso un meccanismo basato sul metodo. Un metodo che è stato descritto da uno degli "abitanti" de l'Asilo nell'intervento che ha aperto la serata: "[Una comunità aperta ed "altra"] si crea cercando, collettivamente, di darsi delle regole delle forme di partecipazione ed è questa, appunto, la Dichiarazione d'uso civico e collettivo urbano. […] Noi crediamo non in una supremazia, ma in una pregiudizialità fondamentale del metodo. Non perché il contenuto non sia importante, ma perché crediamo che i metodi producano e condizionino i contenuti."

"Noi crediamo non in una supremazia, ma in una pregiudizialità fondamentale del metodo."

Con tali premesse, l'evento italiano di "Prima vennero per Assange" è stato costruito per discutere di argomenti che, muovendo da Wikileaks, toccassero argomenti più ampi. Ha visto coinvolti, oltre ai sopraccitati Bifo e Mossetti, anche la giornalista Stefania Maurizi, grazie alla quale è cominciata la collaborazione tra Wikileaks e le testate del gruppo L'Espresso, Francesco Amoretti e Mauro Santaniello, rispettivamente docenti di Scienza Politica e Comunicazione Politica e Politiche Digitali presso l'università di Salerno.

domenica 19.06.2016 l'Asilo, l'asilo16 giugno 2016

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Stefania ha sottolineato quella che ritiene essere la principale innovazione di Wikileaks ed il costo dell'informazione: nel settembre 2010 collabora alla "pubblicazione dei documenti sulla guerra in Afghanistan," spiega. "Per la prima volta era possibile leggere gli originali rapporti dal campo di guerra e non le corrispondenze dei giornalisti al seguito degli eserciti, che devono superare la censura militare. La guerra era raccontata nei rapporti dei soldati, minuto per minuto e sul campo. Documenti segreti, completi, senza censura e disponibili online: una rivoluzione per la ricerca."

Una rivoluzione che però ha avuto un costo, perché "dietro c'era un grande atto di obiezione di coscienza: la fonte che aveva passato questi documenti a Wikileaks era un soldato ed analista dell'intelligence, Chelsea Manning," spiega Stefania. "Aveva deciso di trasmettere questi documenti per scelta etica. Un atto di coraggio, per il quale è stata condannata a 35 anni di carcere per aver condiviso queste informazioni con un'organizzazione giornalistica che li ha pubblicati e messi a disposizione di tutte le redazioni del mondo. Per questo evento la vita di Chelsea, di fatto, è finita. Come lei, reclusi per aver diffuso informazioni nel pubblico interesse, anche Assange, Snowden. Questo è il prezzo per questo."

Tutte le foto per gentile concessione de l'Asilo.

Più tecnici gli interventi di Amoretti, che ha analizzato il meccanismo con cui sono stilate le graduatorie pubblicate da Freedom House e del significato politico insito in questi indicatori, e di Santaniello, che ha contestualizzato la trasformazione intercorsa negli anni '90 nella rete, un processo di privatizzazione che ha influenzato qualsiasi area della rete ed ha creato "una rete e delle infrastrutture profondamente diseguali, con dei centri molto ben connessi e delle periferie che annaspano."

"Riconoscere nei processi di privatizzazione degli anni '90 le cause di quella trasformazione che ha reso internet uno strumento più per i governi che per i popoli, significa riconoscere che alcune opzioni che oggi le autorità pubbliche prospettano […] sono del tutto impraticabili. […] È necessario ripartire da un progetto di network di reti locali, una vera rete delle reti, decentralizzata e fondata su infrastrutture di proprietà delle comunità […] fondate su software libero e contenuti pubblici. In pratica free access, free software e free content."

"Ricomporre l'intero del lavoro cognitivo intorno ad una finalità che è il bene della società e non il profitto dei capitalisti."

La conclusione, dopo l'intervento di Assange in diretta dall'ambasciata ecuadoriana e del ministro degli esteri ecuadoriano, Guillame Long, è stata di Bifo: "Da quella esperienza, viene una lezione che è relativa alla solidarietà: gli ingegneri ed i poeti. Queste sono le figure che il capitalismo contemporaneo ha separato, in tutti e sensi, fino al punto che il sistema scolastico-universitario guarda ad una separazione definitiva e sistematica della capacità critica dalla competenza scientifica," spiega.

"Questo è il nucleo dal quale dobbiamo ripartire: nel nostro futuro ci saranno sicuramente le rivolte di strada, le occupazioni, la difesa collettiva contro la repressione. Ma ci deve stare, più di tutto, la capacità di ricostruire la solidarietà del lavoro cognitivo reso precario dallo sfruttamento capitalistico," continua Bifo. "È il lavoro cognitivo il nucleo che rende possibile la vittoria, la trasformazione, il mutamento della società. […] Ricomporre l'intero del lavoro cognitivo intorno ad una finalità che è il bene della società e non il profitto dei capitalisti. È semplicissimo, ma estremamente complicato. […] Questo è il punto di partenza per fare dei prossimi anni non solo degli anni di miseria e violenza, ma anche degli anni di liberazione e di arricchimento collettivo."

Tutte le foto per gentile concessione de l'Asilo.

Partire dalla "detenzione arbitraria ed illegale" di Julian Assange senza limitarsi ad un'apologia, ma piuttosto per creare una riflessione sulla libertà, sull'informazione e sul coraggio di chi, come Edward Snowden, Chelsea Manning o Aaron Swartz, compie una scelta etica: tematiche complesse, la cui discussione ha posto sfide complesse ai singoli relatori e organizzatori.

La Dichiarazione di uso civico e collettivo urbano dell'Asilo è stata recepita nella delibera comunale numero 893 del 29 dicembre 2015. Potete leggerla sul sito exasilofilangieri.it. Le fotografie a corredo dell'articolo sono state realizzate dagli abitanti de l'Asilo, che le hanno gentilmente condivise con il sottoscritto. Potete seguire le attività de l'Asilo anche su Facebook, Twitter [https://twitter.com/l_asilo_] e nella newsletter settimanale. La registrazione dell'evento è disponibile sul sito de l'Asilo.

Segui Dario su Twitter: @Dadaful_Puck