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Cosa fare quando entri in contatto con l’uccello più pericoloso del mondo

Mettersi a correre è l'idea più saggia, anche se inutile perché questo uccello può raggiungere i 50 km/h.
15.4.16
Immagine: Wikipedia/Paul IJsendoorn

Cosa fareste se il volatile più pericoloso del mondo prendesse a bighellonare per il vostro salotto?

Be', se foste gli australiani Sue e Peter Leach, probabilmente cerchereste di salvare la pelle, nascondendovi dietro il tavolo da pranzo. E, ovviamente, scattereste qualche foto come prova, no? Così, in caso succedesse qualcosa.

Qualche giorno fa un casuario, noto come "Peanut", ha fatto irruzione in casa della coppia mentre i due erano dentro.

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"Lasciamo sempre le porte aperte quando siamo a casa, immagino che fosse curioso, ma sono scappata in giardino e mi sono nascosta in garage perché, anche se lo conosciamo, resta pur sempre un animale selvatico," ha dichiarato Sue Leach al Cairns Post.

Se non conoscete questo grosso uccello incapace di volare, forse dovreste informarvi; se non altro perché è la creatura vivente più simile a un vero dinosauro—detto questo, il mio consiglio è comunque quello di non avvicinarvi.

I casuari sono ratiti, un'antica famiglia di uccelli che include, tra gli altri, struzzi, emu, rhea, i moa neo zelandesi, ora estinti, e i miei preferiti: i kiwi. I ratiti hanno iniziato a diffondersi circa 65 milioni di anni fa, più o meno in contemporanea all'evento che, nel Cretaceo, ha portato all'estinzione di tutti i dinosauri non-aviari.

Un casuario meridionale, in posa al Jurong Bird Park di Singapore. Immagine da Wikipedia/Bjørn Christian Tørrissen.

Si teorizza che gli antenati evolutivi dei ratiti siano sopravvissuti e prosperati dopo l'estinzione dei dinosauri terresti grazie alle nuove opportunità ecologiche sorte dalla mancanza di predatori naturali. I casuari assomigliano così tanto ai loro cugini dinosauri che alcuni bioligi hanno studiato i loro versi, bassi e potenti, nel tentativo di scoprire come i dinosauri comunicassero tra loro.

In termini di dimensioni, questi uccelli che popolano le foreste tropicali possono raggiungere un'altezza di 170cm e un peso di oltre 60kg. (Nonostante gli esemplari femminili di tutte e tre le specie di casuari tendano a essere più grandi dei maschi, il dismorfismo sessuale è minimo.) Il loro nome deriva da un termine papuasico che significa "testa cornuta", un riferimento diretto all'elmetto dell'animale. Il piumaggio di un casuario è molto simile a quello di uno struzzo, di colore nero irridescente, che contrasta splendidamente con il blu del collo e il rosso acceso del bargiglio e della nuca.

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Le gambe del casuario sono estremamente potenti e terminano in due artigli affilati come rasoi e lunghi quasi 8cm. Ci sono stati 221 attacchi confermati di casuari. Di questi, 150 sono stati contro persone; solitamente l'animale insegue, carica e sbrana la vittima. (Se non avete mai visto la famosa foto di un casuario che si lancia contro un povero uomo nel tentativo di smembrarlo, bé, recuperatela subito.) Purtroppo fuggire—nonostante rimanga l'idea migliore—potrebbe non portarvi molto lontano, perché questi uccelli possono raggiungere la velocità di 50 chilometri orari. I due terzi degli attacchi di casuari contro persone sono nati mentre qualcuno provava a nutrirli.

Esiste un solo precedente verificato di un attacco rivelatosi fatale, quello di un ragazzo di 16 anni che è stato sgozzato nel suo ranch in Queensland, nel 1926.

L'intruso australiano, Peanut, apparentemente era solo a zonzo per una passeggiata pomeridiana. Stando al Cairns Post, Sue Leach era in cucina quando ha visto l'animale entrare in soggiorno, a pochi metri da lei.

"Mio marito si è nascosto dietro il tavolo e ha scattato qualche foto, Peanut è rimasto solo pochi minuti. Deve essere entrato dal garage ed è uscito dal portone principale," ha dichiarato.

Una zampa di moa (Megalopteryx) conservata al Natural History Museum di Londra. Immagine da Wikipedia/Ryan Baumann.

Gli amanti degli uccelli sapranno certamente che l'origine dei ratiti è piuttosto controversa. I moderni ratiti sono inabili al volo, così i biologi hanno sempre presunto che i loro antenati lo fossero a propria volta. I ratiti, viventi ed estinti, sono sparsi per tutta la massa terrestre che una volta costituiva il supercontinente Gondwana e che ha iniziato a separarsi durante il Cretaceo.

Gli scienziati, però, non sono riusciti a trovare evidenze fossili che testimonino il fatto che i ratiti abbiano iniziato a diversificarsi prima che il grande continente si dividesse. Il gruppo di uccelli si è evoluto troppo recentemente. Il problema, quindi, è il seguente: se anche gli antenati dei ratiti erano incapaci di volare, come diavolo hanno attraversato le distanze oceaniche che separano, per esempio, l'Australia, la Nuova Zelanda e il Madagascar?

I biologi ci stanno ancora lavorando, ma di recente è stata avanzata l'ipotesi che una specie di piccoli uccelli volanti—i tinamidi del Sud America—sia, in realtà, il parente più prossimo dei ratiti con cui condividono un antenato comune. In breve, forse il progenitore del casuario invece di migrare 65 milioni di anni fa, ha effettivamente sorvolato l'oceano per evolversi nel behemoth inabile al volo che conosciamo oggi.

Insomma, se sarete mai tanto sfortunati da avere a che fare con una di queste bestie, immagino di non avere buoni consigli da condivedere, se non di trovare il mobile più vicino e nascondervi lì dietro. In caso sopravviviate, però, ricordate di mandarci le foto.