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Ricordi di un ultrà spagnolo

Ha 23 anni, e vive per strada da quando ne aveva 17. L'ho incontrato per parlare di movimenti sociali a Madrid, della situazione in Spagna e del perché, secondo lui, "l'odio ben indirizzato è positivo."

di Eloy J. Santos, foto di Victoria Rosa Florez-Estra
27 febbraio 2015, 9:30am

Ha 23 anni, vive per strada da quando ne aveva 17 e preferisce non rivelare il suo nome, ma mi assicura che tutte le cose raccontate in questa intervista, che ho raccolto in un Irish pub alla periferia di Madrid, le ha vissute in prima persona. "Se le racconto è perché ci credo; che sia chiaro."

Dopo il nostro vecchio documentario sui collettivi anarchici a Barcellona, abbiamo deciso di tornare sul tema con un'intervista, stavolta a Madrid.

VICE: Vivi in quartiere popolare come Vallecas. Cosa significa per te il "barrio"?
A Vallecas si lavora molto nel politico e nel sociale... È un quartiere con una mentalità molto radicata intorno ai movimenti, alla difesa delle donne e delle persone oppresse, per esempio. In altri quartieri fai una vita più facile, ma per me non c'è confronto: lì magari vedi uno e gli chiedi come va, ma in realtà non te ne fotte un cazzo.

Hai vissuto in altri quartieri di Madrid?
Quando vivevo per strada ho conosciuto un casino di gente così. Mi litigavo il mangiare coi barboni, ed è in momenti come quelli, quando sei lì coi cani che cerchi da mangiare per te e per loro, che fai degli incontri interessanti.

Hai mai militato nei collettivi antifascisti?
Tra gli antifa di Madrid, e in tutte le iniziative sociali in generale della città, c'è gente molto valida. Io mi considero parte dell'ambiente da quando avevo 11 o 12 anni, e lo faccio ancora oggi che ne ho 23.

Quindi hai partecipato a qualche iniziativa?
Ho sempre fatto parte di vari collettivi, ma più di tutto mi vedevo come uno di Vallecas. Mi sono fatto un po' di azioni anti-sfratto e ho partecipato a varie manifestazioni fuori Madrid, in più ho raccolto soldi per aiutare bambini, prigionieri politici, immigrati, donne, disoccupati...

E come ti definisci?
Mi hanno chiamato in tanti modi, ma personalmente mi ritengo un cittadino incazzato che ha sofferto troppo per cose che non dovrebbero succedere. Per storie come quella di un'amica di una vita qui di Vallecas, che viene da una famiglia che ha sempre lavorato, come tante nel quartiere. Ha studiato, ha sgobbato, ha iniziato l'università. Ma ora non può più permettersela, perché non ha soldi. Ecco, io li capirei i suoi se scendessero in strada e piantassero su il finimondo.

Cos'è per te la violenza? La giustifichi?
Dico sempre: "L'odio ben indirizzato è odio positivo." Non puoi passare tutta la vita a piangerti addosso, perché ti esaurisci. Però se quest'odio lo indirizzi, allora può uscirne qualcosa di buono. C'è tanta gente che la pensa come me, però per sfortuna o per fortuna ognuno è fatto a modo suo, non tutti la vedono come me. Ognuno ha un suo compito. Tutte le battaglie sono necessarie, quelle pacifiche, quelle violente, quelle mediatiche... Per portare a termine quel compito.

Ovvero?
Quando c'è gente che ha i mezzi per cambiare le cose e non lo fa, è perché non ha coscienza. La violenza la giustifico come arma di difesa. Bisogna capirlo, a volte puoi pagare solo con la stessa moneta.

Sei sempre stato di questo parere?
Guarda, io vengo da un quartiere in cui la gente è diversa da Vallecas. Giusto perché tu ti faccia un'idea, quelli con cui sono cresciuto li chiamavo "skin di papà".

E com'era vivere in un quartiere più benestante rispetto a Vallecas?
Ho combinato un po' di guai, ma ora sono tranquillo. La prima rissa me la ricordo ancora, avevo 11 anni. Erano dei nazistelli. È allora che ho iniziato a odiarli.

Cosa impari attraverso esperienze del genere?
Sviluppi una specie di istinto. Io non sono mai tranquillo. Sono istinto puro, e sopravvivo e attacco in base all'istinto. A volte puoi anche pensarci su, ma quando ti attaccano in 15 non hai quasi mai tempo. E normalmente possono essere anche più di 15, possono essere 20, 40... Hanno copiato quelli di Casa Pound, in Italia, perché quando un paese è nella merda c'è chi ha di queste iniziative. Ora hanno iniziato persino a fare le occupazioni.

Come vedi la Spagna?
Uno dei problemi più grossi di questo Paese è che si tende a ragionare così, "è una cosa che non mi tocca, quindi me ne frego."

***

Entriamo nel pub e prendiamo da bere e da mangiare.

Come definiresti la tua ideologia?
Non mi considero né di estrema sinistra né violento.

Antifascista?
Sì.

Antirazzista?
Sì.

Ti consideri una persona violenta?
Ti ho già detto di no, però in passato ho usato la violenza come strumento, come mezzo per arrivare a un fine: per non farmi spaccare la faccia a mia volta, per dare una lezione a qualcuno.

Mi dicevi che ora ci sono meno risse...
Se ne vedono meno, sì, perché in giro ci sono sempre più stronzi. Da piccolo stavo tutto il giorno per strada, tanto che ero scuro dal sole che prendevo. Oggi ci sono bambini che stanno sempre chiusi in casa, e io credo che le due cose siano collegate. Ora sono tutti mezzi addormentati.

E che ne pensi?
Non credo si dovrebbe usare violenza senza un motivo. Come ti dicevo, l'odio va indirizzato. E non so se è tutta una questione di violenza, hai presente quella frase della violenza che porta solo altra violenza... L'unico che è riuscito a invertire la regola è Gandhi.

O Mandela?
Sì, però sono solo due esempi. Praticamente quasi nessuna rivoluzione pacifica ha funzionato. Anche se ovviamente facendo uso della violenza rischi che diventi una cosa permanente. Non lo nego, è una cosa negativa. Ma a volte è l'unica soluzione. Ucraina, Kurdistan.. sono tutte battaglie necessarie. Dire che la violenza non è la via è sbagliato.

Credi che l'informazione sia un antidoto sufficiente?
Il fatto è che sono passati secoli e non è cambiato assolutamente nulla. Ci hanno provato, ma non ci sono riusciti. È un dato di fatto. E la soluzione non sta nell'informazione. Non credo.

Che rapporto hai con la polizia?
Ho vissuto sulla mia pelle una tortura totalmente gratuita, di quattro o cinque ore. Mi hanno accusato di aver rubato, ma ti sembra che ho la faccia di uno che ruba? Non c'entra con gli ideali o che, avevo 16 o 17 anni e credevano che lavorassi per gente dell'Europa dell'Est. Stavo per beccarmi una condanna.

Prima, a registratore spento, parlavamo degli infiltrati alle manifestazioni. Ne hai mai visti?
In una delle ultime manifestazioni contro il Congresso [Rodea el Congreso] c'era un tizio che attirava l'attenzione. Aveva scarpe da corsa e le cuffie, che di solito sono le cose che ti fanno capire che è un poliziotto in borghese. Aveva anche un borsello. Gli ho sfilato le cuffie e lui si è subito agitato. "Oh, che fai?" Si è messo a balbettare, e io gli ho detto semplicemente che non era il momento di tirare pietre o petardi. Poi gli sono stato dietro per un po', ma se n'è accorto ed è riuscito a scapparmi.

Tornando alla polizia, cosa è successo quando ti hanno picchiato?
Mi hanno preso a manganellate, e quando sono finito a terra mi hanno tenuto fermo mettendomi uno stivale sul collo. Li ho visti venire verso di me, è successo tutto molto in fretta. Un'altra volta uno ha detto a una mia amica: "Te lo ficco in gola." Era in borghese, e quando ci siamo messi in mezzo ha tirato fuori il distintivo. Non mi sembra mica normale. Dopo che mi hanno picchiato quella volta ho vomitato l'anima. Lavorare e riempire scartoffie gli dà proprio in culo.

Non hai mai avuto incontri positivi con la polizia?
Non mi fido. Ti ho già detto cosa mi hanno fatto.