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Il governo greco sta cercando di mettere a tacere la sua gente

Settimana scorsa hanno chiuso due radio e il sito di Indymedia, ma la lista sembra destinata ad allungarsi.
16.4.13

Giovedì scorso è stata messa fuori servizio la filiale ateniese di Indymedia, un network indipendente di giornalisti che tratta tematiche politiche e sociali. Negli ultimi mesi il sito era stato usato per segnalare i casi di violenza delle forze dell'ordine e rendere pubblici gli accordi segreti fra la polizia greca e Alba Dorata, diventando una specie di Wikileaks localizzato—solo senza il fardello che le accuse di stupro e l’approfittarsi troppo delle ambasciate sudamericane comportano.

Forse ricordate il caso del quindicenne Alexandros Grigoropoulos, la cui morte per mano di un poliziotto greco incitò le rivolte del 2008 che gettarono Atene nel caos per quasi un mese. Indymedia aiutò a scoprire i dettagli della sparatoria ed esercitò un ruolo di spicco nella mobilitazione e nella comunicazione fra i manifestanti.

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Sarebbe ragionevole assumere che, sulla base di questi fatti, né il comandante della polizia greca né il governo fossero grandi fan del sito web o delle sue azioni. E infatti, qualche ora dopo che il sito è stato messo offline, un tweet di Adonis Georgiadis, parlamentare del partito di maggioranza Nuova Democrazia, ha confermato i sospetti di molti attivisti: il governo—nello specifico, l’onorevole Nikos Dendias—ha deciso che fosse il momento di mettere a tacere il sito web che gli aveva causato tanti problemi.

Il parlamentare di Nuova Democrazia Nikos Dendias.

Dopo aver provvisto a bloccare Indymedia, il Ministero dell’Ordine Pubblico e della Protezione dei Cittadini di Nikos Dendias ha fatto lo stesso con due emittenti radiofoniche usate da anarchici e attivisti. La cosa peggiore è che fatti del genere non sono per niente una novità. La Grecia è scesa di 49 posti nella classifica Freedom of Press Index rispetto al 2009, presumibilmente perché il governo sembra avere una gran fretta di chiudere i siti web e fare causa a ogni giornalista che li critichi.

Il gruppo dietro Indymedia Atene ha fatto sapere tramite le pagine di Occupied London che “l’imbavagliamento e la repressione dei media della controinformazione non possono continuare. La nostra reazione deve sopraffare le ridicole celebrazioni dei fascistoidi e di coloro che sono al potere. Il significato di controinformazione è quello che stabiliamo noi, sono le voci della nostra lotta che ci mostrano la strada da percorrere per ottenere il mondo che vogliamo.”

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Ieri, dopo che l’edifico dell’università di Atene in cui erano situati i server degli attivisti greci è stato occupato da studenti e sostenitori, il sito web e le radio sono state ripristinate. Ma poco dopo, in quello che gli attivisti sospettano fosse un atto di GRNET (internet provider delle università greche), internet è stato bloccato in tutto il campus, chiudendo nuovamente tutti e tre i canali in un colpo solo.

Perché il governo è tanto determinato a zittire le critiche? (Oltre al fatto che nessun governo è desideroso di vedere la propria corruzione sbandierata ai quattro venti, ovviamente.) La prima (possibile) ragione è la copertura delle rivolte nel centro di detenzione per migranti di Corinto, dopo che la polizia, secondo quanto riportato, ha assalito un afghano che si rifiutava di mangiare per protesta contro le dure condizioni di vita all'interno della struttura. Questo è l’ultimo esempio di una serie di proteste e tentati suicidi di prigionieri greci, un gruppo che può avere voce solo grazie ai network indipendenti come Indymedia e ai giornalisti esterni alla stampa tradizionale.

L'abitazione di uno dei residenti di Ierissos dopo che la polizia ha abbattuto la porta alle 3 del mattino di mercoledì. Foto via.

La seconda potenziale ragione è una reazione alle dure critiche del sito e delle emittenti radio alle irruzioni notturne a Ierissos. Alcuni residenti avevano infatti protestato contro il governo per aver permesso che una grossa società di estrazione mineraria distruggesse il bosco vicino a Skouries, e alcuni sono sospettati dell'incendio al cantiere della compagnia stessa.

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Il motivo per cui la polizia, trasformata per l'occasione in esercito privato, ha deciso di assalire i sospettati nel bel mezzo della notte— presumibilmente senza mandato—è stato, secondo Nikos Dendias, “l'effetto sorpresa”. Ma suppongo che per “sorpresa” intendesse “intimidazione e terrore, così che voi stronzi lascerete in pace i nostri nuovi ricchi amici estrattori.”

Le ultime settimane hanno visto Nuova Democrazia cercare di conquistarsi il voto dei fascisti di Alba Dorata proponendo di estromettere gli immigrati dalla polizia e dai militari, per poi procedere ad arrestare immigrati e attivisti nel centro di Atene.

A Dendias conviene continuare a tentare di tenere fuori uso Indymedia e le due emittenti radio, perché è proprio mentre il governo guarda sempre di più verso l’estrema destra che le vittime hanno bisogno di trovare una voce.

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