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Se ti senti una merda non è colpa di Facebook

Ormai l'avrete sentito tutti: l'utilizzo di Facebook sarebbe collegato allo sviluppo di invidia e di depressione. Ma anche se va di moda dare la colpa a internet, secondo molti esperti non esiste alcuna vera correlazione tra le due cose.
10 marzo 2015, 9:37am

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Il mese scorso, alcuni ricercatori della University of Missouri-Columbia hanno pubblicato un studio secondo cui l'utilizzo di Facebook sarebbe collegato allo sviluppo di invidia e depressione. Lo studio è stato subito ripreso dai media di tutto il mondo, alimentando il solito coro di voci secondo cui passare troppo tempo su internet trasformi i giovani in rottami malinconici, ansiosi e depressi. Ma anche se va di moda dare la colpa a internet per ogni evento negativo avvenuto dal 1998 in poi, molti esperti di salute mentale ritengono questa correlazione quantomeno esagerata.

Bridianne O'Dea è una ricercatrice del Black Dog Institute, in Australia. Bridianne fa notare come, anche se molti di noi sono sensibili al numero di like, retweet e condivisioni, non bisogna sottovalutare la resilienza dell'essere umano. "Certo, ricevere feedback negativi sui social può influire sull'autostima," mi ha detto. "Ma bisogna ricordare che la nostra autostima inizia a svilupparsi fin da quando siamo bambini. Ci mette molto tempo a formarsi e altrettanto a cambiare."

Oggi, in Australia, il numero di casi di depressione, ansia e suicidi è il più alto degli ultimi dieci anni—e anche negli Stati Uniti le statistiche sono in crescita. Per cui probabilmente non c'è da stupirsi se si tende a incolpare con eccessiva facilità i social network. A chi non è mai successo di sentirsi un po' una merda dopo aver guardato il profilo Instagram di qualcun altro? Ma anche se le statistiche sembrano riflettere una correlazione tra il nostro stato d'animo e l'utilizzo dei social, in realtà questa correlazione è essenzialmente circostanziale.

Effettivamente, il nostro umore è più influenzato dalla nostra età che dal nostro utilizzo di Facebook. Circa il 50 percento degli utenti dei social ha tra i 18 e i 29 anni, la stessa fascia d'età in cui si riscontrano le maggiori percentuali di casi di malattie mentali. O'Dea mi ha spiegato che le tendenze delle malattie mentali in giovani e adulti sono state stabilite qualche decennio fa, e nel 75 percento dei casi i sintomi emergono prima dei 25 anni. Sarebbe quindi solo una coincidenza se la depressione inizia a manifestarsi nell'età in cui le persone usano di più i social.

In più, i dati sono distorti anche dal fatto che siamo sempre più in grado di affrontare il tema della salute mentale. "Queste statistiche continueranno a crescere. Ma questo non vuol dire che cresca il numero dei malati," mi ha detto O'Dea. "Semplicemente, è in crescita il numero delle persone che hanno il coraggio di parlarne."

Il professor Nick Titov, direttore del progetto MindSpot Clinic, si è detto d'accordo con questa tesi. Secondo lui, le preoccupazioni sulle possibili influenze negative di una tecnologia sono vecchie quanto la tecnologia stessa, ed è pericoloso confondere il mezzo con il problema. "Sono certo che le generazioni precedenti erano preoccupate del fatto che i nostri genitori guardassero troppa televisione," mi ha detto. "Non credo che il problema sia il mezzo usato per comunicare, ma il modo in cui si comunica."

Nel campo della sanità, gli esperti hanno sempre considerato positivo il ruolo di internet e dei social nell'avvicinare le persone alle informazioni. Ma, a sorpresa, anche la nostra tendenza a usare internet per dare agli altri una falsa immagine di noi stessi non sarebbe un vero problema. In molti rilevano infatti che, per le nuove generazioni, internet coincide sempre di più con il mondo reale.

Secondo gli psicologi, i nostri alter ego virtuali rappresentano le nostre speranze di diventare delle versioni alternative di noi stessi. Questa tendenza, a quanto pare, ci incoraggerebbe a realizzare le nostre aspirazioni personali. Quelle che costruiamo tramite i social sono delle versioni migliorate di noi stessi, sì, ma siamo pur sempre noi. Preoccupandoci di curarle e mantenerle, non ci staremmo ingannando, ma staremmo solo dipingendo delle immagini di come potremmo essere.

Anche se il trolling e il bullismo online sono dei problemi piuttosto seri che meritano una certa attenzione, si parla poco dei benefici che l'uso dei social può avere sulla nostra salute mentale. I social permettono a chi soffre di problemi mentali di accedere a gruppi di supporto e a informazioni, e sono uno strumento prezioso per i ricercatori.

Insomma, può capitarti di essere triste mentre usi Facebook, ma il tuo umore dipende soprattutto dagli ormoni, dalle circostanze e dalle azioni della altre persone—non tanto da Mark Zuckerberg.

Segui Wendy su Twitter: @wendywends.