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Basta sparare cazzate sulla "droga del cannibale"

Quello che è successo in America con i sali da bagno è stato più che sufficiente. Non c'è alcun bisogno di cominciare pure qui.
Alice Rossi
Milan, Italy
20.7.12

A Genova un uomo ha aggredito una donna. L'ex fidanzata. Sfigurandola a morsi. Dopo aver fumato una polvere bianca. Un dato alla volta, senza nemmeno essere d'accordo sull'età e la nazionalità delle persone coinvolte, gli articoli di testate online e cartacee sembrano già avere una certezza: si tratta della droga del cannibale, "capace di far perdere i freni inibitori […] fino a mordere per cibarsi di esseri umani." La polizia ha sequestrato le sostanze rinvenute nell'abitazione del giovane (tra cui palline bianche e una confezione di compresse), e senza nemmeno aspettare che un laboratorio le sottoponesse ad analisi, tutti hanno immediatamente guardato agli episodi di "cannibalismo" avvenuti negli ultimi mesi in Stati Uniti e Canada. Miami come Genova, attacco zombie in Liguria, la droga del cannibale arriva in Italia: basta un attimo per scatenare la psicosi.

Ma facciamo un passo indietro. La droga del cannibale è comunemente associata ai cosiddetti sali da bagno, una sostanza stimolante contenente catinone sintetizzato disponibile per lo più nella forma di MDPV, metilene o mefedrone. Come per ogni designer drug, la composizione è variabile, e gli effetti—allucinazioni, paranoia e comportamenti violenti—sono solitamente avvicinati a quelli di anfetamina e cocaina. Tali sostanze, come l'Ivory Wave, sono conosciute da tempo dal Dipartimento Politiche Antidroga italiano, ma è solo recentemente, per effetto dei casi di Miami, Baltimora, Montreal e Hackensack, che la stampa ha preso a parlarne, e sempre col tono sobrio che contraddistingue avvenimenti del genere.


"Sath Balts"

Eppure, ad oggi, gli esami tossicologici collegati agli episodi americani dicono altro, e le possibili spiegazioni sono tante. È il caso di Rudy Eugene, ucciso a colpi di pistola da un agente che lo aveva sorpreso mentre divorava il volto di un senzatetto su un marciapiede di Miami. Nel suo organismo sono state rinvenute non tracce dei componenti dei sali da bagno (né di LSD, marijuana sintetica, eroina o cocaina), bensì di marijuana—una droga notoriamente non collegata a comportamenti violenti.

Perché allora si parla di sali da bagno? Sembra che tutto sia iniziato con le parole del presidente del Miami Fraternal Order of Police, che a fine maggio, intervistato dal canale CBSMiami a proposito del caso di Rudy Eugene, avvicina cannibalismo a LSD e sali da bagno (due sostanze molto diverse e assolutamente non collegate tra loro).

Dichiarazioni come queste, sotto l'egida rassicurante del "parere degli esperti", sono un trampolino di lancio per la stampa. Così come accaduto in Stati Uniti e Canada, dove giornali e notiziari hanno dedicato speciali su speciali alla questione—tenendo a fatica il passo con le smentite e i nuovi indizi emersi dalle indagini, diffondendo spesso informazioni solo parzialmente corrette e, in ogni caso, alimentando la psicosi—anche in Italia sembra tutto pronto per la nuova fobia che accompagnerà i prossimi giorni. Anzi, forse hanno già iniziato. Per quanto infatti molti articoli comparsi nelle ultime ore facciano riferimento al mix di sostanze rinvenuto nell'organismo dell'aggressore genovese e menzionino la nota del DPA che negherebbe l'esistenza della droga del cannibale, quasi ovunque si accenna a un "allarme droga dei cannibali".

Speriamo che almeno stavolta, quindi, le testate giornalistiche—almeno quelle che pretendono di essere "serie"—si prendano un giorno di ferie per pensarci su. Niente titoloni, niente giochi di parole, niente minacce prima ancora che si sia capito qualcosa della vicenda. Niente "emergenza". Quella del caldo basta e avanza.