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VINCENT GALLO VUOLE LE SUE BACCHE

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di it
31 marzo 2011, 11:07am

Un paio di anni fa, il regista polacco settantaduenne Jerzy Skolimowski andò fuori strada con la sua macchina e si ritrovò tra i boschi, "solo nella natura", circondato da animali. Realizzò che la stessa cosa sarebbe potuta capitare a un furgone pieno di pericolosi carcerati. È questa, in sostanza, la premessa di Essential Killing, storia di uno splendido conflitto tra uomo e natura che vede Vincent Gallo nei panni di un uomo di implicite origini mediorientali, torturato per aver fatto fuoco su alcuni soldati americani, che fugge nella foresta.

Là fuori nella neve, ogni residuo di moralità precipita come da una finestra aperta, mentre lui cerca di sopravvivere, battendosi con ogni cosa e persona si pari sul suo cammino, mangiando formiche e rubando pesce, inseguito dai cani e schiacciato dagli alberi.

Le origini precise del personaggio di Gallo non vengono mai determinate, ma il suo nome è "Mohammad". La scelta del cast ha fatto alzare alcune sopracciglia, ma il venditore di sperma italoamericano preferito di chiunque svolge il suo ruolo con perizia, che è un gran complimento, visto che non gli è dato assolutamente alcun dialogo con cui lavorare.

Ho incontrato il regista (che ha collaborato alla sceneggiatura de Il coltello nell'acqua di Roman Polanski e recitato in La promessa dell'assassino di David Cronenberg) a Londra, per parlare di Gallo, politica e waterboarding.

Vice: Quando è stato annunciato che avrebbe scelto Vincent Gallo per la parte del fondamentalista mediorientale, si è sorpreso che la gente la trovasse una decisione provocatoria?
Jerzy Skolimowski: Beh, è stata una decisione piuttosto stravagante. Non trova?

Sì. Quando si guarda il film viene fuori bene, però. Non si discute. Era eccitato al pensiero di recitare questa parte?
Sì, era davvero molto contento. Quando gliel'ho proposto si è molto entusiasmato, diceva anche che era abituato al clima freddo, perché è di Buffalo, e lì fa sempre freddo. Non vedeva l'ora di correre a piedi nudi nella neve. Cosa che, nella pratica, non è stata poi così semplice.

Ha sempre avuto in mente lui per questo personaggio?
No, è stata pura coincidenza. L'ho conosciutio a Cannes, dopo una proiezione di Tetro, di Francis Ford Coppola, mi era piaciuto nel film. L'avevo visto camminare davanti a me e avevo osservato certi movimenti animaleschi del suo corpo, ho pensato che sarebbe andato bene per la parte. Ho continuato a camminare dietro di lui per un po', chiedendomi se approcciare o no, poi ho istintivamente picchiettato sulla sua spalla e detto: "Ciao Vincent, ho un'idea per un film che potrebbe interessarti." e gli ho dato cinque pagine da esaminare. Mi ha chiamato letteralmente due ore dopo e ha detto: "È fenomenale, voglio esserci, DEVO esserci! Io sono molto fisico come attore, questa è la parte ideale per me!" Allora ho detto: "Ok, fatti crescere la barba e i capelli." Sei mesi dopo stavamo girando il film.

Gli ha parlato dell'aspetto politico del personaggio?
Gli ho detto che non sono interessato alla politica e che avrei trattato la quesione nella maniera più ambigua possibile, sin dall'inizio della storia. Non indico dove siamo, che guerra è, che anno è, potrebbero essere molti luoghi diversi. Sappiamo che, da un lato, c'è un armata Americana ben equipaggiata e dall'altra parte ci sono dei tizi col turbante. Potrebbe essere ovunque: Afghanistan, Iran, Pakistan.

Lui ha parlato del suo orientamento politico?

No...sa, non eravamo proprio in termini amichevoli. Lasci che le spieghi un po'. Vincent segue il metodoStanislavskij. Dunque accumula tutte le cose negative necessarie a rappresentare la parte. Entrava davvero in conflitto con tutti per sentire come il personaggio. Questo è il metodo.

Che faceva?

Curava le scene in ogni piccolo dettaglio. Voleva mangiare bacche a colazione, eravamo in un posto remoto della Polonia dove il negozio più vicino era lontano centinaia di miglia. Allora gli abbiamo detto: "Non possiamo darti le bacche per colazione, potremmo averle magari domani, o dopodomani." Il giorno dopo gli abbiamo procurato le bacche e non le voleva più, così le ha mangiate la troupe. Stava cercando un motivo per esplodere, per essere arrabbiato, voleva, doveva essere arrabbiato. E lo era! Guard, quello che conta davvero è il risultato finale sullo schermo e lui è semplicemente sensazionale, fenomenale! Quindi, qualunque prezzo abbiamo dovuto pagare, lui compreso, non conta.

Vi siete scontrati? È andato troppo oltre?

Sì, abbiamo avuto dei momenti difficili. Un esempio – la scena in cui uccide il boscaiolo, un uomo gigantesco, l'ho preso da parte e gli ho detto: "Guarda, gli salti sulla schiena, rotoli per terra e inizi a batterti." Lui ha guardato l'uomo e mi ha detto: "Deve farlo una controfigura, non io." Volevo farla in un solo piano sequenza, perché volevo mostrare la sua faccia, non tagliare il corpo di un doppio e poi montare disperatamente uno scorcio del suo volto. Bisogna vedere la vera lotta. Così ho detto: "Senti, non è una cosa così pericolosa, hai detto che avresti potuto fare qualsiasi cosa, saltare sul tizio e rotolare giù non è cosa che possa farti male." Lui mi ha detto: "Lo faresti?" Io ho risposto: "Certo." Son saltato sull'attore e mi sono rotolato a terra con lui, poi mi sono alzato, la troupe era silenziosa. Mi sono tolto la neve dai vestiti e hanno iniziato ad applaudire. Quindi non aveva scelta. Ma cose come questa succedevano tutti i giorni, molte volte al giorno.

È stato più difficile di quanto vi aspettaste, stare là fuori al gelo?
Lo è stato. La bassa temperatura ci ha davvero provati. C'erano -35°C, riprese notturne, notte dopo notte dopo notte, la maggior parte del film è stato girato di notte.

Dove eravate?
Abbiamo girato per 40 giorni in tre paesi diversi. In Norvegia, perché dovevo avere la neve, in Polonia e in Israele. Abbiamo dovuto viaggiare molto, probabilmente è stato il film più faticoso che abbia mai girato.

Gallo come ha affrontato il tempo?
Dunque, per le scene in cui è a piedi nudi, è stato coraggioso al momento di girarle, ma allo stesso tempo, richiedeva molte cure. Ogni volta, dopo il mio "Taglia", c'era un'armata di persone che correva verso di lui con qualsiasi cosa: coperte, té caldo, questo e quello. E se qualcuno ritardava di un secondo si arrabbiava immediatamente, gridava: "Come mi trattate! Sono la star del film!" Cose così.

Ha fatto molte ricerche per il film, riguardo a gente che sopravvive a una vita selvaggia?
Nessuna ricerca. È pura fantasia. Non ho studiato per nulla nemmeno la situazione politica. Faccio un esempio: tutti sanno cosa sia il waterboarding e che la milizia statunitense lo applica. Nessuno sa, però, com'è visivamente. Non ci sono testimoni. Così ho dovuto creare il mio waterboarding come lo immaginavo. Come far arrivare le gocce d'acqua nel naso. Mi sono detto: "Ok, l'uomo deve stare sdraiato, dev'esserci un qualche tipo di attrezzatura, magari molto primitiva." Non avevo bisogno di fare ricerche, perché non è un documentario, non è nemmeno realistico. È una favola, moderna e brutale. Un poema.

ALEX GODFREY