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Cosa succede quando bevi fino a non ricordare nulla

Vi è mai capitato di svegliarvi la mattina dopo una sbronza e non ricordarvi assolutamente niente? Il passato di Sara Hepola l'ha resa un'esperta in merito, perciò l'abbiamo incontrata per sapere cosa succede quando beviamo fino al "blackout".

di Olivia Marks
14 luglio 2015, 1:10pm

Foto via

Flickr

A chi è capitato di svegliarsi nel proprio letto dopo aver buttato giù troppi bicchieri di rosso senza avere la più pallida idea di come ci sia arrivato, o del perché ci sia del formaggio smangiucchiato sul cuscino? A chi è capitato di passare un'intera domenica a spremersi il cervello nel tentativo di ricordare la sera precedente, troppo nel panico per chiamare un amico e scoprirlo davvero? Bene, se è capitato a te non ti preoccupare, perché succede anche a un sacco di altre persone e Sara Hepola ci ha appena scritto un libro autobiografico, Blackout.

Quando ho chiamato Hepola—editor di Salon che vive a Dallas—per parlare del suo libro le ho detto che era riuscita a toccare delle corde profonde in me. "È un segnale di allarme," mi ha risposto. "Diverse persone mi hanno detto che per loro è stato doloroso leggerlo. Non so come prenderla perché non voglio far star male nessuno ma credo che sia bello sapere che non sei solo."

Di sicuro Hepola non è sola. "Se le email che ricevo sono indicative," spiega, "in Inghilterra c'è qualche problema con chi si ubriaca fino a non ricordarsi nulla."

Quando arrivi a una certa dose di alcool nel sangue il cervello smette completamente di incamerare ricordi. Come spiega Hepola nel suo libro: "Quando il sangue raggiunge un certo livello di saturazione alcolica, si spegne l'ippocampo—la parte del cervello che si occupa di creare le memorie a lungo termine." Quindi puoi provare quanto vuoi a ricordarti cosa è successo ma è inutile, perché non hai proprio nessuna informazione lì dentro. Zero.

"Semplicemente, il registratore nel tuo cervello è spento," mi dice Hepola. "I blackout erano la cosa che mi spaventava di più quando bevevo, eppure in tutti quegli anni non avevo la minima idea di come funzionassero. È questo che mi sorprende. Sono rimasta veramente stupita quando ho scoperto quante persone che considero intelligenti e istruite non sapessero la differenza tra il blackout e la perdita dei sensi. Le persone a cui l'ho chiesto pensavano che avere un blackout significasse perdere conoscenza sul divano."

Dalla prima volta che si è ubriacata a 13 anni (anche se già a 11 apprezzava la birra) al momento in cui ha definitivamente deciso di smettere di bere quasi 25 anni dopo, i blackout sono stati quasi una sua specialità. Non che pianificasse di arrivare a quel punto. Un paio di cocktail, poi altri due o tre, e poi niente, fino alla mattina successiva, quando cominciava a indagare sulla sua stessa vita come un detective—scontrini, messaggi, una persona sdraiata accanto a lei—per capire cosa avesse fatto o detto la sera prima. E se non c'erano indizi, andava in paranoia.

"Credo che non sapere cosa sia successo sia la parte peggiore dei blackout," dice Hepola. "Ma a vent'anni avevo più o meno capito il mio comportamento tipo. So che ho la pulsione a spogliarmi—non in modo sexy ma in modo quasi esibizionista, un modo che spingeva i miei amici a fingere di non conoscermi. Poi piango irrefrenabilmente dicendo che nessuno mi ama. E divento sessualmente aggressiva. Sapendo di essere incline a questi comportamenti, quando mi svegliavo la mattina successiva, verso le cinque o le sei, ero letteralmente terrorizzata."

Questi comportamenti non sono solo tipici delle donne in blackout—anche gli uomini si spogliano e piangono—ma sicuramente molte donne ci si riconosceranno, soprattutto quelle per cui bere è un collante sociale e un modo per affrontare conversazioni difficili. Anche per chi non è mai andata in blackout la descrizione di come Hepola si ubriacava con le sue amiche potrebbe essere famigliare.

Quando accenno al fatto che le donne forse più degli uomini sono in grado di stare sedute a un tavolo tutta la notte a stappare una bottiglia dopo l'altra e chiacchierare, Hepola si dice d'accordo. "Il tempo passa, e lo puoi misurare contando le bottiglie vuote che si accumulano. È come dire: 'Affrontiamo tutto. Buttiamolo giù tutto'."

Non ci sono dubbi sul fatto che le modalità di consumo di alcolici—soprattutto tra le donne che hanno fatto l'università—siano cambiate drasticamente negli scorsi 30 anni. Un rapporto sul consumo di alcol ha rivelato che sono le donne britanniche quelle che, a parità di istruzione, bevono di più nei paesi occidentali. È un fenomeno descritto come "il lato oscuro della parità di genere"; l'idea che le donne cominciando a lavorare in ambienti tradizionalmente maschili e diventando economicamente indipendenti, comincino a bere come gli uomini per essere come loro.

Ma non credo che sia tutto qua. Non tutte le donne bevono per essere come gli uomini. Specialmente considerato che le statistiche dimostrano che lo fanno soprattutto a casa da sole.

Hepola ha cominciato a bere davvero tanto ai tempi delle prime stagioni di Sex and the City che "era una celebrazione dell'amicizia tra ragazze—intesa come momento di condivisione dello stress davanti a un cocktail."

L'immagine di Carrie e amiche che scolano cosmopolitan forse oggi è passata di moda, ma simboleggiava il modo in cui l'alcol è legato all'emancipazione femminile.

Sex and the City ha reso agli occhi delle adolescenti bere e fumare con le tue amiche in una grande città la cosa più figa del mondo. E questo perché in effetti lo è.

"Bere è figo. L'immagine che ne diamo è che ci fa sentire sexy, carine, divertenti— ma non vogliamo far vedere com'è in realtà."

Foto di Jake Krushell

E nella realtà, o almeno in quella di Hepola giunta a trent'anni, significa cadere dalle scale, arrivare quasi a dar fuoco a casa tua, ingrassare all'inverosimile e perdere le tue amiche.

"Sdrammatizzi ridendoci su—se tutti ridono sul fatto che sei caduta dalle scale non è un problema. Ma le mie bravate diventavano sempre meno divertenti, ed è allora che capisci che hai un problema."

Come ti sentivi, chiedo, quando qualche tua amica veniva da te a "parlarne"?

"Mi sentivo una merda. Una merda. Prima di tutto imbarazzata. Mi sentivo come se stessero tradendo una specie di contratto—avevano detto che non era un problema e adesso improvvisamente era un problema.

"Continuavo a pensare che qualcosa mi avrebbe fatto smettere. Che sarebbe successo qualcosa che mi avrebbe fatto posare il bicchiere—che sarei rimasta incinta o mi sarei innamorata—eppure intorno a me succedeva di tutto e io rimanevo attaccata al bicchiere."

Hepola ha provato a smettere di bere un sacco di volte, ma alla fine non è stato un incidente catastrofico a farle abbandonare il vizio, ma semplicemente il rendersi conto che la sua vita non sarebbe mai cambiata altrimenti.

"Uno dei motivi per cui continui a bere è che ti senti una persona orribile. Ma aiutare gli altri condividendo la mia esperienza è una cosa che mi fa stare bene. 'Anch'io' è una frase molto importante. Ti fa realizzare che non sei sola."

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