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Perché ci sono più uccisioni a Caracas che a Baghdad

Uno dei motivi dietro le recenti proteste in Venezuela è il tasso sempre crescente di omicidi: secondo il quotidiano El Universal, nel paese viene ucciso un venezuelano ogni 27 minuti.
6.3.14

Immagine AFP. Questo pezzo è tratto da VICE News, il nostro nuovo canale di news. Per saperne di più, andate su vicenews.com.

L’ondata di proteste che ha invaso il Venezuela è iniziata ormai da un mese, ma non tutti ricordano che una delle prime manifestazioni è stata organizzata in risposta a un’aggressione sessuale avvenuta all’Università delle Ande a San Cristobal. Gli studenti sono scesi in piazza, stremati da una situazione di sicurezza già abbastanza disastrosa, e in breve sono stati imitati da altre centinaia di manifestanti.

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Il malcontento per la repressione politica, la preoccupante scarsità di beni e il governo di Nicolas Maduro hanno alimentato le proteste, ancora radicate nelle strade di Caracas e altre città, ma non è una coincidenza il fatto che all'origine ci sia proprio un atto di violenza. “Violenza e stupri sono all’ordine del giorno,” ha dichiarato Gala Garrido, artista e educatrice di Caracas, a VICE News. “I primi linciaggi facevano notizia; ora non più, e non va bene. La nostra società si è abituata troppo alla morte.”

Insomma, i venezuelani saranno anche abituati al crimine e l’insicurezza che hanno dominato i titoli dei quotidiani e la reputazione del paese per anni, ma ora ne hanno davvero abbastanza. “Vogliamo vivere in un paese sicuro,” ha detto un manifestante al team di VICE News presente alla protesta di settimana scorsa. “L’anno scorso hanno ucciso più o meno 20.000 persone,” ha detto un’altra donna.

Il numero di omicidi registrato nel 2013 è addirittura più alto—più di 24.000, secondo l’Osservatorio Venezuelano sulla Violenza (OVV), un’organizzazione non governativa che monitora il tasso di criminalità nel paese. Alcuni la considerano addirittura una stima al ribasso. Nella pratica, e dati alla mano, il 12 percento dei decessi dell’anno scorso è stato di natura violenta, dando luogo a quella che secondo il quotidiano El Universal è l'uccisione di un venezuelano ogni 27 minutiGarrido ha paragonato la criminalità del paese a una “valanga” ingranditasi esponenzialmente nel corso degli anni.

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L’osservatorio afferma che negli ultimi 15 anni il tasso di omicidi si è quadriplicato, posizionando così il Venezuela al terzo posto, dopo El Salvador e Honduras, in una gara senza eguali per il paese più violento. Persino il Messico, devastato dai conflitti per il traffico di droga, se la passa meglio. Da parte sua, il governo venezuelano non pubblica dati sulla criminalità da circa un decennio, ovvero quando, stando ai critici, Chavez era al potere da qualche anno e il tasso di omicidi aveva subito una rapida impennata. I funzionari del governo negano le cifre rilevate dall'OVV, e dichiarano di aver ridotto il tasso di omicidi del 18 percento nel corso del 2013.

I funzionari contattati da VICE News non hanno accettato di rilasciarci dichiarazioni o commenti, ma un rapporto della Commissione Inter-americana per i diritti umani indica un tasso di omicidi ufficiale inferiore rispetto ai dati dell’OVV. Come afferma l'Economist, il governo ha puntato il dito contro la stampa “borghese” del paese, responsabile di aver “sensazionalizzato” il problema.Il ministro dell'Interno Miguel Rodriguez Torres ha detto a Reuters che la maggior parte dei dati è stata gonfiata. “Non siamo soddisfatti, ma siamo ottimisti,” ha detto Torres.

Intanto i venezuelani, sia ricchi che poveri, invocano un cambiamento, e molti hanno cominciato a paragonare il tasso di omicidi senza fine dell’ultimo decennio a quello iracheno: tra il 2003 e il 2011 in Iraq sono state uccise circa 162.000 persone; nello stesso arco di tempo, in Venezuela se ne contano oltre 124.000. Nel 2011, il tasso di omicidi a Caracas ha superato quello di Baghdad.

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Statistiche di questo tipo non sono una rarità in Venezuela, e restituiscono un'immagine del Paese particolarmente sconcertate: oltre agli omicidi, anche i rapimenti sono in aumento. Nel 2012 ne sono stati segnalati circa 583, ma stando ai dati citati nella sezione "Viaggiare Sicuri" del Bureau affari consolari del Dipartimento di Stato americano le forze dell'ordine sostengono che almeno l'80 percento dei rapimenti non verrebbe denunciato.

Anche se contestate, le cifre parlano chiaro. Meno chiari invece sono i motivi dietro statistiche talmente cupe, soprattutto quando si pensa al fatto che il Venezuela non è un paese povero. Il Venezuela ospita uno dei giacimenti di petrolio più grandi al mondo, che fornisce il 75 percento dei proventi dell'esportazione. “La cosa strana del Venezuela è che ci sono pochissimi paesi al mondo, in stato di pace e con questo livello di reddito nazionale, che mostrano un tasso di criminalità così alto,” mi ha spiegato il professore di scienze politiche Javier Corrales.

A scendere in piazza è stata la classe media, ma il maggior numero di atti violenti si verifica nelle comunità più povere, i principali beneficiari dei programmi voluti da Chávez. “Nelle aree a basso reddito, negli slum, la situazione è di gran lunga peggiore,” ha detto Garrido. “È la routine.”

Quindi, perché c’è così tanta violenza in Venezuela? Chávez attribuiva la colpa ai problemi e le disuguaglianze sorte negli anni Ottanta e Novanta. Eppure, dopo 14 anni al potere, in molti hanno messo in rilievo i fallimenti registrati dai suoi governi nell'approcciarsi al problema. “Non dipende solo dalla situazione economica, ma dalle azioni o non-azioni del governo,” ha sottolineato Corrales. “Combattere il crimine non è mai stata una priorità per il governo di Chavez, e ora, con Maduro, il problema è stato messo da parte e sorpassato da altre questioni.”

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I critici accusano il governo venezuelano di non essere stato in grado di ridurre la corruzione della polizia. Anche i tribunali raramente sono risolutivi, e solo l’otto percento degli arresti ha portato a una pena. “La probabilità di essere arrestato o di finire in prigione, in Venezuela, è molto bassa. E questo crea una cultura basata sull’impunità,” ha detto Corrales.

La polizia non è solamente ampiamente corrotta, ma anche a corto di personale e sfornita di armi—problema che, al contrario, non vale per i criminali. “È difficile ridurre il tasso di omicidi, perché non abbiamo abbastanza personale né coordinazione. A questo si aggiunge lo scarso supporto politico,” ha riferito un ufficiale di polizia di Caracas al nostro collega Ryan Duffy nel 2012. “Siamo in pochi, il governo deve investire molto nelle forze di polizia, nei tribunali e nei giudici, e nel sistema carcerario.”

I criminali che finiscono in prigione si ritrovano nelle galere più violente al mondo. Secondo Amnesty International, l'anno scorso almeno 591 persone sarebbero state uccise nelle prigioni venezuelane. La scorsa estate una serie di sommosse ha lasciato decine di vittime tra i prigionieri.

I sostenitori del governo però puntano il dito altrove. “Questi sono problemi di vecchia data e destinati a durare,” ha dichiarato a Inside Story di Al Jazeera la scrittrice chavista Eva Golinger. “Le cause principali vanno ricercate nelle disuguaglianze che da tempo affliggono il Paese."

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C'è anche chi attribuisce la colpa alla grande quantità di armi che circola illegalmente nel paese, all’incirca 1,1 milioni, importate dai gruppi paramilitari dall’adiacente Colombia. In un tentativo di limitare il problema, l’estate scorsa il governo ha approvato una legge che ha bandito il possesso di armi per tutti i civili, escludendo quindi l’esercito, la polizia e la crescente industria per la sicurezza privata. Maduro ha definito la violenza una “malattia,” accusando il modello capitalista della “decadenza culturale” e i film di importazione come Spiderman.

“La forza di questo governo è sempre stata quella di creare caos,” ribatte Garrido. “Viviamo in un clima di terrorismo di stato. Hanno costruito tutto su una base di differenza e violenza.”

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