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Cosa bisogna sapere sulla legge contro gli sprechi alimentari in Italia

Ogni anno in Italia vengono buttati miliardi di euro di cibo e farmaci, e il dato è ancora più impressionante se si applica a livello mondiale. Per arginare lo spreco, pochi giorni fa è stata approvata una legge. L'abbiamo commentata con un esperto.
5.8.16

Foto di Valerio Bassan, via VICE News.

Vivo da sola e ho un regime alimentare che è tutto fuorché un regime. Nel concreto, significa che fin troppo spesso mi capita di dimenticare il cibo nel frigorifero, e di buttarlo quando è scaduto da tempo o è diventato un corpo alieno che ricorda solo vagamente il suo stato iniziale. Non lo butto totalmente priva di sensi di colpa, ma questi si manifestano in modo così lieve da sparire non appena chiudo il sacchetto della spazzatura per ricadere nello stesso errore in tempo zero.

A quanto emerge dai numeri, però, sono in buonissima compagnia. In Italia, infatti, lo spreco domestico ammonta a oltre otto miliardi di euro, che si traduce nello 0,5 percento del PIL. Il dato è ancora più impressionante se si applica a livello globale e se si pensa, a quanto emerge da un rapporto dell'Institution of Mechanical Engineers, che circa metà del cibo prodotto viene buttato, e che la quantità sprecata dai paesi industrializzati basterebbe a sfamare l'intera popolazione del'Africa Sub Sahariana. Per arginare il problema, solo qualche giorno fa in Italia è stata approvata una legge contro gli sprechi alimentari. La legge segue la scia della Francia, dove in materia si era legiferato a gennaio di quest'anno, e si prefigge lo scopo di ridurre gli sprechi facilitando alle aziende la donazione di cibo e farmaci. Tra i suoi punti ci sono incentivi economici alle aziende che donano cibo e ai comuni virtuosi, degli alleggerimenti burocratici nella modalità della donazione, e l'alleggerimento delle regole che riguardano il termine per la conservazione. La legge, votata con maggioranza schiacciante, è stata accolta in modo positivo, ed è stata definita da Maurizio Martina, ministro dell'Agricoltura, "un provvedimento che conferma l'Italia alla guida della lotta agli sprechi alimentari". Per capire bene in cosa consiste e quali sono i suoi aspetti negativi e positivi, ho contattato Andrea Segrè, professore di Politica Agraria all'Alma Mater di Bologna e fondatore di Last Minute Market.

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Approvata ora al — Maurizio Martina (@maumartina)2 agosto 2016

VICE: Cosa ne pensa complessivamente di questa legge?
Andrea Segrè: Buona, ma bisogna anche guardare oltre. Questa legge riprende tutto il lavoro che abbiamo fatto in materia in questi quindici anni, in particolare con il Piano nazionale di prevenzione spreco alimentari che io presiedo per conto del Ministero dell'Ambiente. Il recupero c'era già, la cosa innovativa è che mette insieme tutta una serie di punti che prima erano separati. Ha altri aspetti positivi, altri meno interessanti, ma si tratta di una legge nel complesso positiva e che andava fatta.

Partiamo dagli aspetti positivi. Quali sono?
Prima di tutto si istituisce per legge la possibilità dei comuni di riconoscere uno sconto sulla tariffa dei rifiuti per chi dona i prodotti. Ovvero, se li doni eviti il rifiuto, e il rifiuto lo paghi, quindi ti riconosco uno sconto proporzionale a quanto hai recuperato.

Questa procedura come Last Minute Market l'abbiamo studiata e sperimentata fin dal 2004 a Ferrara e poi applicata in diversi comuni d'Italia ed è un incentivo importante. Si è scelto nel nostro paese— al contrario di quanto avviene in Francia dove vige un principio punitivo— di incentivare il recupero: credo sia una scelta intelligente.

C'è poi il fatto che la legge mette insieme cibo e farmaci, come abbiamo fatto noi con il Last Minute Market Pharmacy credo sia una scelta importante dato che oltre al cibo anche i farmaci non usati si sprecano in notevole quantità. Per quanto riguarda invece gli aspetti negativi?
Più che negativi direi che ci sono degli articoli da sviluppare nel senso che la legge punta in particolare a semplificare le procedure di recupero a fini solidali per dar da mangiare a chi ha bisogno. Giusto e importante. Ma altrettanto se non più importante è la prevenzione: il miglior rifiuto e per analogia lo spreco è quello che non si produce, non si fa. Il problema della fame e della povertà non si risolve dando alle persone da mangiare ciò che si recupera, non ci sarà infatti mai una quantità di cibo sufficiente a sfamare tutti quelli che ne hanno bisogno. Per questo, la prevenzione, da integrare al recupero, è assolutamente necessaria.

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Le grandi quantità dello spreco—metà dello spreco totale, con un valore più che doppio, 8 miliardi su 12—avviene a casa nostra. Il cibo che abbiamo in casa diventa rifiuto e non c'è uno sconto sulla tariffa, non lo puoi recuperare, non puoi andare di casa in casa a bussare della gente.

Un cosa che manca alla legge è un obiettivo di riduzione concreto e misurabile. Vogliamo gli sprechi del 50 percento entro il 2025? Va bene, mettiamolo nero su bianco in modo che si cominci e che si sappia qual è la direzione in cui andare. È quello che proponemmo come Last Minute Market al Parlamento Europeo nel 2010, e nella risoluzione approvata nel 2012 era questo l'obiettivo posto dall'Europa altri paesi lo hanno ripreso. Noi no.

Tornando al discorso della prevenzione, cosa intende nel concreto?
Una campagna di comunicazione che racconti i numeri dello spreco e che insegni a leggere le etichette, a capire cosa sono le scadenze, la differenza tra il consumarsi entro o preferibilmente. Questo è da fare nell'immediato. Poi una campagna più lunga, da portare avanti nelle scuole, che si deve prefiggere di coinvolgere le famiglie, gli studenti gli insegnanti. Per far prevenzione bisogna educare, ci deve essere un progetto a lungo termine.

In questo senso, l'unico punto che affronta il tema della prevenzione nella legge è l'introduzione dell'educazione alimentare nelle scuole. Va bene che sia stata inserita, ora bisogna cominciare ad applicarla.

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Sul tema della prevenzione, il ministro Martina ha dichiarato che questa legge è eredità concreta di EXPO, è d'accordo? Negli ultimi anni è aumentata la sensibilità rispetto al tema?
Lo dico con cognizione di causa perché ne la Carta di Milano [ il documento proposto in occasione di Expo 2015 che elencava i principi e gli obiettivi dell'esposizione ] il tema dello spreco è emerso in modo molto chiaro. Quindi io credo che abbia ragione a dire che è uno dei risultati di Expo.

Lo vediamo dall'osservatorio di Waste Watcher, prodotto da Last Minute Marker, che è l'osservatorio dello spreco domestico: intervistiamo delle persone e facciamo dei rapporti periodici, ed è chiaro che negli ultimi anni c'è una sensibilità sempre maggiore.

Quanto contano le direttive europee nella lotta allo spreco?
C'è ancora molto da fare. Dal 2010 facciamo una campagna, spreco zero, in cui le chiediamo di intervenire. Siamo arrivati ad ottenere una risoluzione del Parlamento europeo che ha fatto da apripista a tutto, nella quale si chiedeva ai paesi europei di ridurre lo spreco del 50 percento entro il 2025 e si chiedeva tra l'altro di istituire un anno europeo contro lo spreco. Poi è cambiata la commissione europea e il progetto non ha avuto un seguito.

Come è messa l'Italia rispetto agli altri paesi europei sul tema?
Come "spreconi" siamo nella media, né più né meno. Sul contrasto dobbiamo fare molto di più perché siamo stati i primi a parlarne a livello europeo, il primo documento in assoluto è nostro, avevamo un vantaggio rispetto agli altri notevole. Poi, come spesso succede, ci siamo un po' persi. Anche per questo, per dare una spinta in direzione di una lotta allo spreco sempre più diffusa, credo che questa legge sia un segnale importante.

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