Come sparire nel nulla: il misterioso caso della scomparsa di Damien Nettles

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Come sparire nel nulla: il misterioso caso della scomparsa di Damien Nettles

"Ci è voluto poco per imbatterci nella storia di Damien, perché è un caso molto particolare: ci sono migliaia di persone coinvolte nelle indagini della polizia, centinaia di testimonianze raccolte, e poi... più niente."

Damien Nettles.

Doveva essere un normale sabato sera. Il 2 novembre del 1996, Damien Nettles, un adolescente di Cowes, sull'Isola di Wight, era uscito di casa insieme al suo amico Chris Boon. Nel pomeriggio erano andati a una festa. Nulla di speciale. Annoiati, i due avevano comprato del sidro, preso il traghetto per Cowes ovest e tentato di entrare in un paio di pub. Non riuscendoci, i due minorenni si erano salutati ed erano andati ognuno per la sua strada. Damien aveva 16 anni; Chris sarebbe stato l'ultima persona a vederlo.

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Ma questa non è la storia di un efferato omicidio su un'isola di cui gli inglesi si ricordano solo quando si tratta di scegliere se andare o meno al Bestival. È la storia strana di un ragazzo scomparso nel nulla. Quella stessa sera, circa 25 minuti dopo la mezzanotte, Damien era entrato in un fish and chips per mangiare qualcosa. Da quello che si può ricostruire in base ai filmati delle telecamere a circuito chiuso del locale, aveva comprato da mangiare, scambiato qualche parola con alcuni uomini al bancone e poi si era avviato fuori, nel buio.

Quasi 20 anni dopo, la sua storia è tornata al centro dell'attenzione con il documentario a puntate della BBC Unsolved: The Boy Who Disappearead. Si tratta del tentativo di creare una versione inglese di Making a Murderer o Serial—ma in realtà basta una semplice ricerca su Google per capire come la storia si sia sviluppata fino ad oggi—condotta dai giornalisti investigativi Bronagh Munro e Alys Harte.

"Ci è voluto poco per imbatterci nella storia di Damien, perché è un caso molto particolare: ci sono migliaia di persone coinvolte nelle indagini della polizia, centinaia di testimonianze raccolte, e poi… più niente," mi ha spiegato al telefono Harte quando l'ho chiamata, nel giorno dell'uscita di Unsolved. "Ci sono stati otto arresti, l'indagine è in corso da vent'anni, ma non si è arrivati a nessuna conclusione. Altri avevano provato a ricostruire questa storia prima di noi, quindi ci siamo detti, 'facciamo un tentativo.'" Il risultato delle indagini di Harte e Munro, andate avanti per oltre un anno, è condensato nelle otto puntate del documentario, che durano 15 minuti ciascuna. Ti portano sull'isola, ti presentano una serie di personaggi che si ritiene siano collegati a Damien e ti lasciano brancolare nel buio, facendoti finire in un vicolo cieco dopo l'altro.

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Fin da subito, una delle chiavi di lettura fondamentali è la madre di Damien, Valerie Nettles. Dalla sua casa di Dallas torna sull'isola di Wight per incontrare Munro e Harte, portando con sé tutti i documenti che ha raccolto sul caso fino ad oggi. Osservandola camminare lungo le strade che in qualche modo le hanno portato via suo figlio, ci si commuove per la calma e la compostezza che emana.

Ho chiesto ad Harte com'è stato lavorare con Valerie, con la certezza di aprire delle vecchie ferite risalenti alla notte che ha cambiato per sempre la sua vita. "Il tipo di dolore che Valerie si trascina dietro è complicato da spiegare, è di quelli che ti spezzano il cuore," mi ha detto Harte. "È certa che suo figlio sia morto, ma non potrà mai esserne sicura al 100 percento. E non ha un luogo dove andare a piangerlo, non c'è una tomba, quindi è ancora più difficile." Tutte queste cose gliele leggi in faccia, sia durante la prima videochat con i reporter sia più avanti, quando li incontra di persona.

Di certo, dopo aver passato anni a rapportarsi con la stampa su un caso che non è mai praticamente andato avanti, Valerie si sarà sentita prosciugata solo dall'idea di ritirare fuori ancora una volta la storia di suo figlio, stavolta per la BBC. Come è stato tornare su quell'isola per le riprese del documentario? "Tornare lì dopo la scomparsa di Damien ha avuto un sapore agrodolce," mi ha detto al telefono dalla sua casa in Texas. "Perché sono legata a quell'isola ma allo stesso tempo in quel luogo mi è successa una cosa terribile. Una cosa che ha distrutto la nostra famiglia e ci ha fatti precipitare in un abisso in cui non saremmo mai voluti finire."

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Valerie, con Damien da bambino. Foto per gentile concessione di Valerie Nettles

"Sapevo che non sarebbe stato facile partecipare al programma e che potremmo non riuscire a ottenere tutte le risposte che cerchiamo," prosegue, "ma penso che il documentario abbia contribuito a sollevare alcune questioni riguardo al caso—per 20 anni è stato molto difficile dare un senso a tutto questo."

Ha ragione, perché anche dopo aver guardato tutti e otto gli episodi di Unsolved ci si sente ancora più confusi di prima. Harte e Munro presentano allo spettatore una matassa intricata di collegamenti e la maggior parte degli "indizi" che scoprono sembrano tutti portare a due piazze di spaccio gestite da alcuni spacciatori della città. Uno in particolare, Nicky McNamara, sembra il testimone più attendibile e quello con più segreti da svelare. Tutto questo sembra promettente, finché non si scopre che è morto di overdose nel 2003 a casa di un suo amico. E ovviamente "i morti non parlano," come mi dice Valerie.

Nel momento in cui ci si imbatte in Shirley Barrett—che viveva nella casa in cui McNamara è morto—e poi in Dan Spencer, un altro ex spacciatore, non si è più in grado di distinguere quali personaggi dicono la verità e quali mentono. "Col senno di poi ho scoperto un sacco di cose," mi ha detto Valerie, "non solo su Shirley Barrett, ma sui giovani in generale—che hanno oggi l'età che aveva mio figlio all'epoca." Una delle cose che ha imparato è che in quegli anni nei locali frequentati dagli adolescenti giravano molte più droghe di quanto pensasse.

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I commessi del fish and chips che hanno servito Damien quella notte—noti solo come Rob e Sharon—hanno dichiarato che si comportava in maniera strana, una testimonianza confermata anche dal proprietario del negozio. "Secondo Rob non sembrava ubriaco e Sharon era della stessa idea," afferma Denis Welsh nel documentario. "Diceva di saper riconoscere un ubriaco e che quello era l'effetto di qualche droga."

La famiglia Nettles: il padre Ed, Damien abbracciato a sua madre Valerie, i suoi fratelli James e Melissa.

Secondo il documentario, la polizia avrebbe perso le registrazioni di alcune telecamere di sorveglianza in grado di dimostrare in quali altri locali era entrato Damien dopo la mezzanotte. Questo è solo uno dei motivi per cui, a detta di Valerie, negli anni il caso sarebbe stato gestito in modo "pigro, scadente e svogliato." L'indagine è andata avanti per 20 anni coinvolgendo 1134 persone—"tra investigatori, testimoni o persone informate sui fatti," per dirla con le parole degli inquirenti—registrando 357 testimonianze e accumulando oltre 2500 documenti.

Ma in realtà, a rendere veramente frustrante tutto il caso è la banalità delle circostanze in cui Damien è sparito. A tutti è capitato di trovarsi in una situazione di quel tipo, in cui si vaga da un posto all'altro con la speranza di trovare qualcosa di divertente da fare per qualche ora. Ma la maggior parte di quelli a cui capita, poi tornano a casa sani e salvi. Damien invece non ha mai più rivisto i suoi genitori e i suoi tre fratelli—Sarah, che oggi ha 38 anni; James, che ne ha 32, e Melissa, che ne ha 28.

In termini di intrighi e valore investigativo, Unsolved non è all'altezza di Making a Murderer o della prima stagione di Serial. Ma li stacca invece dal punto di vista degli sforzi per cercare di capire come mai le cose siano andate come sono andate.

"Fino a pochi minuti dopo la mezzanotte," mi ha spiegato Harte, "è tutto certo, documentato minuto per minuto, con testimonianze di persone che hanno visto e parlato con Damien. E poi basta. Come fa un ragazzo di 16 anni a sparire nel nulla? Anche se nei prossimi mesi si facessero dei grossi passi in avanti con le indagini, comunque resterebbero delle questioni irrisolte." Per Valerie, sono queste questioni irrisolte a darle uno scopo. "Non sono l'unica madre di un ragazzo scomparso e non siamo solo disperate: noi rompiamo proprio le scatole," dice. "Questo è quello che facciamo."

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