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Vice Blog

Caro Vice - International party

11.3.10

Caro Vice,
Io e il mio amico Chris eravamo appena arrivati a Tokyo e stavamo cercando qualcosa da fare. Siamo entrati in un bar e dopo cinque minuti un ragazzo ci si è attaccato alle calcagna per una buona mezzora. Era una pallida, egocentrica e invadente creatura proveniente da qualche buco di culo vicino a Chicago. Aveva capelli lunghi con un taglio che ci ha detto essere ispirato ad un qualche personaggio manga (che lui ha pronunciato "marngar") che a suo dire "faceva impazzire le ragazzine giapponesi." Questo suo stile si traduceva nell'avere tutti i capelli sparati in aria, fatta eccezione per una frangia drittissima a coprire un occhio.

Ritrovarsi in un paese in cui nessuno parla inglese abbassa automaticamente i tuoi standard di conversazione, il che contribuisce a spiegare come mai fossimo quasi esaltati dallo scambiare due chiacchiere con questo tipo. E' venuto fuori che questo cretino aveva insegnato inglese per un periodo, prima che la società per cui lavorava fallisse e lui si ritrovasse a fare il "maggiordomo".

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Ci ha detto che il suo lavoro consisteva nel travestirsi da maggiordomo nel modo più classico, portando una parrucca da ritardato e comportandosi come un pezzo di cacca senza dignità al cospetto di donne giapponesi con carenza di affetto ed attenzioni. Ci ha suggerito di incontrarci più tardi quella sera in un bar per l'International Party, un evento mensile in cui gli uomini occidentali entravamo, bevevano e mangiavano tutto a gratis, a condizione che intrattenessero le donne di-cui-sopra. Così ci siamo andati.

Ci aspettavamo di ritrovarci ad una festa tranquilla ma allo stesso tempo particolare, con un'allegra mescolanza razziale, ma quando siamo arrivati al quinto piano di un becero condominio (pochi bar a Tokyo sono al piano terra e affacciano sulla strada) ci sono stati indicati due tavoli dove si trovavano due donne piuttosto banali e grassottelle. Il nostro piano stava già cominciando ad andare a puttane.

Il proprietario era l'equivalente asiatico di James Brown, gestiva i vari tavoli cercando per quanto poteva di costringere la gente a divertirsi tantissimo. Era accogliente e amichevole nel modo più fastidioso e autoritario possibile. Il tizio americano che ci aveva invitato in quel buco di merda girava tra i tavoli indossando una finta cravatta e comportandosi come un piccolo verme leccaculo. Fortunatamente era troppo occupato per passare del tempo con noi.

Giocare a dare i voti alle ragazze a Tokyo di solito diventa subito noioso perchè circa l'80% delle tipe stanno tra il 7 e il 9. Ciononostante, le ragazze e le donne a quella festa erano tutte ma proprio tutte banali, irritanti, imbarazzanti 4.

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Unica cosa degna di nota: un ragazzo americano di colore, calvo e obeso che era totalmente fuoriluogo. Lanciava interminabili occhiate ai maggiordomi mentre leccava via in modo sensuale il grasso di pollo che era rimasto attaccato alle sue dita grassocce e tremolanti.

Dopo dieci dolorosi minuti passati a chiedersi cosa stesse facendo in un posto del genere, Chris si è arreso e si è concentrato sulle cosce di pollo, lasciandomi da solo nel mio tentativo di fingermi interessato ad una delle ragazze e al suo lavoro in una fabbrica di automobili. Dopo circa due minuti mi sono arreso anche io e ho raggiunto Chris, che era oramai impegnato a costruire una piramide di ossa di pollo su un piatto di plastica.

Non che fossimo andati al party sperando di rimorchiare deliziose teenager giapponesi, ma un po' ci eravamo illusi di trovarci in una situazione diversa dal solito. E invece siamo finiti con una massiccia indigestione, della birra sgasata in bicchieri di plastica, e un'esperienza equivalente a fare da babysitter ad un gruppo di ragazze-madri semi-ritardate.

Ce ne siamo andati sentendoci un po' in colpa e decisamente imbarazzati per essere stati clamorosamente fregati e aver sprecato una serata intera a Tokyo bevendo birra calda e mangiando cibo degno della peggiore festa delle medie.

BRUNO