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Vice Blog

Proibizionismo e paranoia

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di it
10 dicembre 2010, 10:41pm

Se vi ricordate dei tempi in cui l'erba era legale le cose sono due: o siete morti o siete molto, molto vecchi. Il fattaccio è avvenuto negli anni '30, quando un coglione di nome Harry J. Anslinger era a capo dell'Ufficio Federale Narcotici nel Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. È Anslinger il maggior responsabile della messa fuori legge della marijuana, e la sua figura ha avuto una certa influenza anche sul modo in cui il governo statunitense prima, e quelli europei dopo, agiscono in generale nei confronti delle droghe.

E questo perché Anslinger aveva accesso privilegiato ai media su larga scala. Non era un uomo istruito che guidava un'organizzazione nazionale per dare forma a una linea politica di approccio alle droghe, era un uomo con una missione: estirpare la droga. E quindi, prendete l'egocentrico con manie di grandezza, lasciate che faccia rapporto a un ramo finanziario del governo (i soldi derivati dalla droga non sono sottoposti a tassazione, e il fattore più importante della marijuana era, si presume, il suo potenziale fiscale), e ottenete le premesse per un film di Herzog. O la storia dell'inizio della lotta alla marijuana da parte dello Stato. Considerando che la marijuana non è mai stata messa fuori legge per motivi legati alla marijuana stessa, non ci sorprenda il fatto che ora facciamo così fatica a riportarla in auge.

Prima che la marijuana fosse messa fuori legge, negli anni '30, persino i medici più affidabili la prescrivevano ai pazienti. Per quanto quei medici prescrivessero delle tinture, e non la pianta da fumare, la marijuana era una droga rispettabile. Poi è arrivato Anslinger e, tassando la marijuana, ha a tutti gli effetti obbligato i medici a smettere di prescrivere l'erba. Anslinger fece presto comunella con William Randolph Hearst, e i due diedero inizio ad un'enorme campagna propagandistica contro la marijuana, basata su strategie di paura e resoconti falsi o sensazionalizzati di crimini legati all'erba. Il lavoro di Anslinger, tutto romanzato, portò alla completa messa fuori legge della marijuana. Seguì, poi, l'opera di Nixon, che ignorò la Commissione Shaffer e rese la marijuana la priorità numero uno della DEA. Fino a poco tempo fa, l'opinione pubblica riguardante la marijuana si basava su una politica di governo totalmente mal consigliata e male informata.

Non si è mai trattato di scoprire se la marijuana fosse utile o meno, era piuttosto una questione di demonizzarla fino a che non venisse per sempre dimenticata. Non è una sorpresa che molti americani (politici compresi) non siano convinti che la marijuana debba essere legalizzata. Perché, dalle poche cose trasmesse loro dal governo, hanno imparato che è la marijuana è un veleno. È malefica. È una maledizione sociale.

Se siete americani e avete tra gli 80 e i 100 anni, è probabile che abbiate assistito all'attacco di schizofrenia del governo nei confronti dell'erba. È comprensibile che chiunque sia stato influenzato dall'esempio governativo negli ultimi 80 anni possa aver ricevuto un'immagine distorta della cannabis. L'unica posizione veramente fissa del governo era contro la marijuana. Ma questo dilemma ha delle implicazioni che devono essere risolte se gli Stati Uniti, come nazione, volessero procedere alla re-regolarizzazione della marijuana.

Per fare un esempio, il 30 novembre la Camera dei Rappresentanti dell'Illinois avrebbe dovuto votare sulla questione "Legalizzare o no la marijuana a scopi medici?" Il voto è stato posticipato, ma la quantità di oppositori era palpabile. C'era d'aspettarsi qualche oppositore, ma pensiamo per un istante a questo: quanti anni hanno le persone che compongono la Camera dei Rappresentanti? Secondo il Centro sul Congresso dell'Università dell'Indiana, l'età media di un Rappresentante della Camera è di 56 anni. Il che significa che si tratta di gente in media nata nel 1954. Il che significa che tal ipotetico Rappresentante è nato nel mezzo della campagna di Anslinger ed è cresciuto durante l'intensificarsi della Guerra alle droghe. Una guerra che se ne infischiava della realtà oggettiva, che sensazionalizzava la marijuana e ne demonizzava i consumatori.

Non serve una grande immaginazione per capire come la diffusione di informazioni false abbia creato una generazione di politici (e di americani, più in generale) che sono stati rimpinzati di dati falsi, come il fatto che la marijuana sia equivalente alla cocaina e all'eroina. E se non siete cresciuti intorno a persone che sperimentavano di prima mano quello che provavano, se non siete cresciuti in un ambiente in cui vi siete resi conto voi stessi che il governo si sbagliava sulla marijuana, non avete ragione di pensarla diversamente. Le droghe sono spaventose, soprattutto se non le avete mai provate. Quindi, ora che qualcuno dice che la marijuana non è poi così sbagliata, abbiamo molte paure da scavalcare per raggiungere un qualsiasi traguardo.

Fortunatamente, il tempo lavora a nostro favore. Più viene diffusa la marijuana a scopi medici, più verrà studiata nei laboratori. E questi studi ci stanno portando a una sorgente inesauribile di scoperte sull'impiego, in medicina, della marijuana. Più scopi ne troviamo, più la marijuana diventerà utile. Più utile diventerà, più sarà difficile giustificare il suo posto d'onore tra i narcotici da soppiantare. E, via via che la marijuana a scopi medici diviene un luogo comune, gli esempi che abbiamo delle comunità che vengono rafforzate dal suo uso, e dei miglioramenti della salute dei singoli individui, le leggende che la legarono al proibizionismo vengono screditate. Stiamo arrivando a una legalizzazione, dobbiamo solo renderci conto che non stiamo solo cercando di curarci, ma stiamo anche cercando di curare, su vasta scala, una paranoia ingiustificata.

ZACH G. MOLDOF
twitter.com/imzachg