Cultura

Perché si parla tanto di '365 giorni', il soft porno polacco su Netflix

Da quando è su Netflix, il film ha fatto molto discutere—e non per le scene di sesso esplicite, ma per la rappresentazione di rapimenti, mafia e molestie.
13 luglio 2020, 8:53am
365 giorni film Netflix
Foto via Netflix 

Da quando Netflix rende noto quali sono i dieci titoli più visti della settimana nella homepage, forse qualcuno di voi avrà notato il film 365 giorni, che dalla trama sembra solo una drammatica storia su traffico sessuale e mafia del nostro paese.

Se non avete premuto play non sapete, invece, che il film polacco—basato sul primo capitolo della trilogia della scrittrice Blanka Lipińska—è in realtà un soft porn che porta in scena stereotipi molto pericolosi su relazioni e donne (e sul sud Italia).

Il protagonista è il giovane don Massimo Torricelli, un non ben identificato boss della Mafia interpretato dall'attore italiano Michele Morrone che fa la vita di una star di Hollywood e che si innamora “in un sogno” di Laura (Anna-Maria Sieklucka), una ragazza polacca. Laura, durante una vacanza in Sicilia con amici e fidanzato, viene improvvisamente drogata e rapita dal boss. Come in un moderno La bella e la bestia in versione anti-femminista, Laura viene imprigionata da Massimo con la promessa che se in 365 giorni non si innamorerà di lui, potrà tornarsene a casa. Lui nel frattempo non la costringerà a fare nulla e promette che “non la toccherà mai." L’epilogo è abbastanza intuitivo.

Il film, uscito nelle sale polacche a febbraio e su Netflix da giugno 2020, è al momento al centro di una valanga di polemiche—e non solo da parte del prevedibile Codacons, che ha chiesto alla piattaforma online di rimuovere il contenuto spiegando che "Il film tocca temi estremamente seri, ma lo fa in modo inaccettabile banalizzando la violenza, lo stupro e il rapimento." All’estero, per esempio, la cantante gallese Duffy è stata molto critica sul film, che “esalta la brutale realtà del traffico sessuale, del rapimento e dello stupro.”

365 riesce in un compito davvero arduo: rende la violenza sulle donne sexy, per le donne stesse e per gli uomini; incentiva i soliti stereotipi su italiani mafiosi, dipingendo un sud Italia estremamente pericoloso per gli stranieri (in una scena Laura è in giro di notte da sola in Sicilia, e spaventata corre fra i vicoli con in sottofondo catcalling e risate malefiche dei presenti).

Don Massimo dice più volte a Laura che la toccherà solo quando lei lo vorrà, ma le scene di violenza sono normalizzate e sessualizzate, così da suggerire che se un uomo ti tocca il seno o ti mette le mani al collo sbattendoti al muro, senza il tuo consenso, è una cosa molto sexy—non una molestia. In un altro momento topico del film, in discoteca, Laura decide di far ingelosire Massimo flirtando con un altro malavitoso che cerca di violentarla: il boss arriverà in modalità Tarantino a liberarla, salvo poi dirle il giorno dopo che è stato costretto a sparare alle mani del ragazzo, per colpa sua, perché lei si era “vestita come una troia.” Nelle scene di shopping alla Pretty Woman, Don Massimo si assicura che Laura non compri vestiti troppo succinti, rimarcando con il sorriso lo stereotipo dell'italiano meridionale geloso e possessivo.

La premessa qui è quasi obbligatoria: il film è obiettivamente scarso, dalla sceneggiatura alle doti di alcuni degli interpreti, ed è chiaro sia stato pensato solo per dare un contesto alle scene di sesso esplicite, che ammiccano neanche troppo velatamente al linguaggio del porno vero e proprio. Su IMDB il film, ad esempio, si aggiudica solo due stelline su cinque su quasi mille recensioni, e molti magazine americani, fra cui Variety e il New York Times, hanno sottolineato come il nonsense regni sovrano nell'intreccio. Ma davvero, qui non è la qualità del film o l'agglomerato apparentemente senza spessore dei brani che compongono la colonna sonora—a cui lo stesso attore protagonista Michele Morrone partecipa—che dovrebbero farci ridere o riflettere: il problema di 365 giorni è che è un concentrato di sogni erotici rappresentati in modo pericoloso, in un soft porn pensato forse per soddisfare fantasie distorte femminili.

Un utente su IMDB recensisce il film molto efficacemente: "È inappropriato avere un uomo che decide di tenere prigioniera una donna che poi si innamora di lui. Questo non è ok e non so perché abbiamo realizzato un film che rende romantica questa idea. Il protagonista maschile mette i brividi. Molesta il personaggio femminile un sacco di volte, e la cosa non è rappresentata come se fosse sbagliata. È un uomo che ha il potere, e può fare quello che vuole."

Sicuramente è difficile non tenere conto del fattore "è solo fiction", ma in questo momento storico dire alle donne che la cosa più romantica che possa capitare loro è di venire rapite da un "ricco e violento uomo del sud" probabilmente non aiuta a scrollarci di dosso dinamiche problematiche come quelle delle relazioni abusive.

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