fieldlab
Tutte le fotografie per gentile concessione di Sander van Dalsum.

Un esperimento ha portato centinaia di persone a un festival, come se il Covid non fosse mai esistito

Grazie a tamponi, app di tracciamento e test rapidi, al Back to Live di Fieldlab in Olanda è stato possibile partecipare a un vero e proprio festival.
Tim Fraanje
Amsterdam, NL
DF
traduzione di Daniele Ferriero
Milan, IT
24.3.21

Il 20 marzo del 2021, Biddinghuizen, nei Paesi Bassi, ha accolto schiere di festaioli per la prima volta dall’agosto del 2019. È qui che di solito si tiene uno dei festival più grandi e amati della regione, il Lowlands, che ogni anno stacca più di 50mila biglietti. Questa volta, tuttavia, soltanto 1.500 persone hanno potuto accedervi: tutti partecipanti all’esperimento Back to Live di Fieldlab, un’iniziativa congiunta tra l’industria dei locali notturni e il governo, con lo scopo di testare la possibilità di tenere eventi live sicuri in tempi di coronavirus.

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Tutti i presenti sono stati testati per il COVID 48 ore prima dell’entrata e 150 tamponi rapidi sono stati somministrati a campione una volta in loco (tra i potenziali partecipanti, 26 non hanno potuto varcare i cancelli dell’evento, essendo risultati positivi).

Una volta all’interno, hanno tutti dovuto indossare un localizzatore e scaricare un’app apposita per tracciare e monitorare i movimenti e i contatti. Anche le mascherine erano richieste ma—sorpresa!—le hanno tolte tutti pochi minuti dopo l’inizio dell’evento. E nessuno li ha fermati.

La grande domanda alla quale gli incaricati dell’esperimento stanno tentando di rispondere è: quante possibilità ci sono che un ipotetico “paziente zero” trasformi un innocuo raduno in un evento pericoloso, con un enorme effetto di trasmissione dell’infezione? In più, ci sono tutta una serie di questioni che riguardano il modo in cui la folla si muove e interagisce, nonché l’eventualità che le mascherine vengano mantenute in posizione e, in ultimo luogo, la possibilità di contrarre il virus. A questo proposito, tutti i partecipanti verranno nuovamente testati tra il 25 e il 26 marzo, mentre i risultati dell’esperimento si conosceranno ad aprile.

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Secondo Andreas Voss, ricercatore capo del programma Fieldlab, la combinazione tra test preventivi e il tracciamento dei contatti potrebbe essere una strategia efficace per riaprire tutta una serie di attività—dai concerti fino agli stadi, seppur a capienza ridotta—soprattutto in vista dell’estate. “Queste misure ci danno l’opportunità di fare più cose,” ha detto in un’intervista, “anche prima del raggiungimento dell’immunità di gregge attraverso i vaccini.”

Una volta entrati, sembrava di trovarsi a un festival come tanti altri. L’unica eccezione era data dall’area dedicata alla stampa, ovvero l’unico luogo dove tutti hanno mantenuto le mascherine e il distanziamento per tutta la durata dell’evento. L’unica differenza tra lo scienziato con cartelletta e termometro e i giornalisti era un finto specchio per osservare i partecipanti alla festa—o, meglio, i soggetti del test—mentre si scatenavano.

Quanto a me, avevo anch’io delle domande a cui rispondere. Per molti di questi partecipanti si trattava della prima festa di vaste proporzioni a cui partecipavano da oltre un anno—o almeno, la prima legale. Sarebbero rimasti rigidi, incapaci di godersi davvero la situazione? O al contrario sarebbero riusciti tutti a lasciarsi andare e divertirsi alla grande?

Fieldlab Back to Live, la folla verso il palco

La folla vista dall'area stampa

Tra loro c’erano Jessica, di 26 anni, e Jase, di 30. Jessica mi ha detto che la noia dei mesi di lockdown nei Paesi Bassi l’ha messa a dura prova: “Non c’è modo di sfogarsi ed è una cosa frustrante.”

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Jessica è una logopedista che lavora nelle case di riposo e ha quindi avuto prova diretta della sofferenza vissuta in quei luoghi. “Ho visto tante persone sedute nelle loro stanze a piangere perché non potevano vedere nessuno,” mi ha detto. “A loro manca la famiglia, ed è una cosa terribile. Ma capisco anche l’altro aspetto della cosa: le persone hanno voglia di divertirsi.”

Il governo dei Paesi Bassi ha chiuso tutte le attività non essenziali il 15 novembre del 2020 e a gennaio ha imposto un coprifuoco nazionale dalle 21 di ogni sera. I bar e i ristoranti sono rimasti chiusi dalla metà di ottobre. Le restrizioni sono state accolte con proteste violente in molte città, con negozi distrutti e auto incendiate. Anche diversi centri adibiti ai tamponi sono stati distrutti. Quanto alla scuola, ora parte degli studenti sono tornati in presenza—e altre misure sono state allentate, ma la vita notturna sarà forse l’ultimo settore a riaprire.

Fieldlab Back to Live,a sinistra l'autore, a destra alcune donne che vendevano shottini

L'autore del pezzo, che tra poco comprerà degli shottini dalle donne sulla destra

Basandomi sulle mie osservazioni, le persone non hanno avuto particolari problemi a lasciarsi andare. “È fantastico!” ha detto Jessica, mentre alle sue spalle cominciava a formarsi un mosh pit. Il rapper olandese Gotu Jim ha allungato una bottiglia di champagne verso la prima fila dei presenti, che hanno bevuto uno per uno godendosi il nettare spumeggiante e la saliva COVID-free degli altri, con le facce distorte dall’euforia. Dopo aver intonato un’ode alla ketamina, Gotu ha ringraziato AstraZeneca.

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Alla fine, mi è stato permesso di uscire dall’area stampa per partecipare all’esperimento in prima persona—ma sembrava proprio che il mio corpo non ne volesse sapere e non si sentisse pronto. Nel corso della pandemia sono invecchiato di 50 anni, ho passato le mie domeniche su una poltrona reclinabile a leggere libri, ascoltare musica barocca e immaginare potenziali migliorie estetiche della casa in cui vivo. Non mi sorprende, quindi, che mi ci siano voluti un paio di shottini e un po’ di tempo prima di tornare a ballare in pista.

Il cantante olandese Maan, vestito con un outfit hippie-chic, si è lanciato in una cover di “Soul Sacrifice” di Santana, suonata a Woodstock nel 1969. “Dobbiamo farlo insieme!” ha detto, riferendosi allo slogan pandemico del Primo Ministro, Mark Rutte.

Fortunatamente, il rapper olandese Def Rhymz mi ha aiutato a scacciare quello sgradito ricordo del mondo esterno. Un tizio al mio fianco si è acceso tre sigarette per poi passarle ai suoi amici. Era tutto appiccicoso, in parte per via degli shot di Flügel venduti dalle cameriere vestite di rosa in giro tra la folla. “Sentitevi liberi!” ha urlato l’MC di DJ Rockefellababe. Non c’è stato bisogno di ripeterlo due volte.

Appena salito sul palco, l’attore e rapper Bilal Wahib ha invitato tutti ad abbracciarsi. Qualche minuto più tardi ha fatto crowdsurfing senza maglietta. Alcune coppie si sono appartate per limonare, mentre altre persone hanno preferito restare in bella vista. Il pubblico era sostanzialmente un macello caotico e glorioso, fino al momento in cui qualcuno ha messo su “Empire State of Mind” di Alicia Keys e tutti i partecipanti al test hanno cominciato a cantare come un’unica voce.

Mentre medici e ricercatori lavorano duramente per mettere nel sacco il virus grazie ai vaccini e ai tamponi, è bello sapere che bastano alcolici appiccicosi e ritmo bollente per cancellare temporaneamente un anno di traumi e di noia.