Come si fa un album di platino? Chiediamolo a Davide Dev, il jolly di 'DNA'

Mettiamocelo in testa: cantanti e producer non bastano per fare musica, servono anche figure come quella di Davide Dev e altri ruoli fondamentali.
DF
Milan, IT
12.11.20
Davide DEV

Se leggi queste righe e sei davvero un fanatico della musica, di certo non sei abituato a farti ingannare dal cantante. Quella diabolica figura che si piazza in prima linea nei dischi e, sui palchi e nei live, cerca disperatamente di attirare l’attenzione e gli ascolti di tutti i presenti.

E fai bene, perché dietro alla voce c’è un universo infinito di complessità, che i bellimbusti in primo piano scippano con gran classe e somma semplicità. Pensaci: quante volte ti fermi davvero a riflettere su tutte quelle figure che stanno dietro la buona riuscita di un disco, un concerto, oppure un semplice singolo?

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Se non ti sei mai fermato a dedicare al tema un momento della tua concentrazione, poco male, ci pensiamo noi a farti una bella introduzione. E la facciamo tramite Davide Dev, cresciuto a pane, rap old school e house.

Un musicista che negli anni ha contribuito a serate hip hop fondamentali a Milano, come quella di Akeem of Zamunda, e che nell’ultimo anno ha fatto sentire la propria voce con gran forza anche grazie a DNA firmato Ghali, a cui ha contribuito appieno in veste di direttore artistico. Cosa questo significhi, scopriamolo in diretta.

Davide Dev ha contribuito a serate hip hop fondamentali come quella di Akeem of Zamunda, e nell’ultimo anno ha fatto sentire la propria voce con gran forza anche grazie a DNA firmato Ghali, a cui ha contribuito appieno in veste di direttore artistico.

In 'DNA', risulti direttore artistico. Ma cosa vuol dire davvero? 
Ufficialmente “Co-Direttore Musicale”. Ma nella pratica questo titolo non esiste. Il mio lavoro non era riassumibile in nessuna figura esistente. Abbiamo scoperto un grande gap e, visto che ho lavorato in maniera uniforme su tutto il disco, dalle scelte creative, passando alla scrittura e alla musica, abbiamo riesumato un ruolo morto dagli anni ‘60-70 che è appunto il “Direttore Musicale”, un tempo anche conosciuto come “Direttore d’Orchestra”. Un modo per dire: “ci sono anche io in questo album”. E “Co” perché io e Ghali abbiamo lavorato sempre in coppia per tutto il tempo.

Abbiamo goduto dell’esibizione eseguita ad XF 2020 con il vostro medley: com'è nata l'idea e in cosa consiste il tuo lavoro nel live e come direttore creativo?
L'esibizione ad X-Factor è stata un grande successo e la preparazione mi ha consolato durante questo mese di malattia, ovvero di Covid. Ho diretto tutto da casa, coinvolto i nostri musicisti più fidati e il personale tecnico, con mille chiamate al giorno. E poi 5 giorni di prove full time ed infine il live. L’idea di “Thriller” vs “Good Times” mi è venuta durante le lunghe giornate di isolamento ed è piaciuta a tutti, con uno share televisivo altissimo e ho ricevuto molti complimenti anche da collaboratori all'estero.

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Ho pensato che, in un anno difficile e nostalgico come quello che stiamo vivendo, la cosa più giusta da fare fosse tirar fuori qualcosa di semplice e tradizionale, in linea con il nostro gusto musicale. Poi ormai i nostri fan sono abituati ad un certo standard di performance, e questo ti sprona a fare sempre di più.

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Facciamo qualche deciso passo indietro: qual è stato il primo momento in cui hai capito che ti saresti dedicato alla musica?

L'ho capito davvero molto tardi, quando mi sono reso conto di non trovare più alcun interesse in tutto il resto. I miei coetanei pensavano al lavoro fisso, alla stabilità e il profilo LinkedIn; io NO. La mia non è la storia interessante di un rapper di quartiere che ce l’ha fatta, la mia, invece, è la storia di mille altri ragazzi che ogni giorno vanno a scuola, all’università o fanno un lavoro a cui non sentono di appartenere veramente, vorrebbero lavorare nella musica e nell’arte a qualsiasi costo e vivere solo di questo, che si trattasse anche di pulire i bagni di una sala concerti, non importa.

E questo sogno come si è sviluppato i primi anni, prima del trasferimento a Milano?
All’inizio era tutto un rapporto fra me e la consolle, non esistevano social o management, né brand o possibilità (tantomeno economiche) al di fuori della mia cameretta. Era solo la musica che mi piaceva al 100%, mixata nel modo che mi piaceva, nessun compromesso. La mia consolle era montata su un asse da stiro e smontavo tutto ogni volta che mia madre doveva usarla.

“Il mio lavoro non era riassumibile in nessuna figura esistente.”

Qual è stata la tua prima impressione, una volta arrivato a Milano e come sei arrivato ad Akeem of Zamunda?
Ero in cerca di un posto in cui vivere e Milano era la grande città vista con gli occhi di chi abita in provincia. Appena trasferito, improvvisamente tutto mi somigliava di più. Ricordo che un giorno ho visto in Colonne un graffiti stencil di J Dilla e mi sono sentito finalmente a casa. Poi c’erano concerti e musica ovunque, uscire la sera era come studiare, tornare a casa e cercare su Google tutto quello che avevo sentito. Akeem of Zamunda è arrivato quasi per caso, come fosse un premio del Karma per essermi aperto all’ignoto. Ed è stato amore a prima vista.

Cosa ne pensi invece del ritorno di fiamma tra rap e house di questi mesi?
Ho vissuto il ritorno di fiamma tra rap e house come un sogno, tipo “ma vuoi vedere che stavolta ce la facciamo?” ma purtroppo non è andata come speravo. L’hype di questo fenomeno ha creato una serie di brani di plastica, appoggiati su hit del passato che non portavano nulla di originale. Voglio essere cattivo: in Italia questo tipo di legami nasce solo quando c’è da ricavarne hype, streaming, ecc. È più una strategia commerciale, in pochi ci credono davvero. Altrimenti più che una rapida “sveltina” (che sembra si stia già spegnendo) si creerebbe un sottobosco underground sempre attivo. Ovviamente ci sono anche tante cose che invece spaccano molto. “Bando” puoi criticarla ma piace a tutti, Salmo ha sempre dato del suo meglio sulla cassa dritta, ecco perché abbiamo deciso di proporgli “Boogieman” e di certo come pioniere c’è senza dubbio Crookers

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Invece, come hai vissuto l'esplosione della trap e della nuova scuola italiana nel 2016?
Una rinascita. La ventata di aria fresca che serviva a tutti. Prima del 2016 suonare brani italiani nel club era considerata eresia, anche perché c'era ben poco e suonava vecchio. Mi sono innamorato quasi subito di “Wily Wily”, perché portava uno dei temi più caldi del periodo e da un rapper italiano proprio non me l’aspettavo.

L'incontro con Ghali: qual è il tuo primo ricordo?
Ok te ne racconto due. Il primo: era il 2015, ci siamo conosciuti a un mercoledi free entry al Rocket. Lui presentava “Cazzo Mene” o "Optional", non ricordo sinceramente. Senza che nessuno dei due conoscesse il futuro che ci avrebbe legato, ho suonato come DJ in apertura per il suo primissimo live: è strano, a ripensarci ora. Tanto più che ai tempi non amavo particolarmente il rap italiano, e quindi sono andato fuori nell’atrio mentre lui si esibiva. Il secondo flash riguarda i primi mesi del 2016: ero a questo evento privato di Nike e lui, Sfera e la Dark aprivano uno showcase di Skepta. Erano già tutti piuttosto conosciuti nell’ambiente, ma, a fine esibizione, lui era l’unico a pogare sotto il palco dove Skepta aveva iniziato a rappare “It Ain’t Safe”. L’ho trovato molto genuino.

“La trap è stata una rinascita. La ventata di aria fresca che serviva a tutti.”

Torniamo su DNA, come avete organizzato il lavoro? E, ora che è passato del tempo, avresti fatto qualcosa diversamente?
DNA è stato un viaggio nel vero senso della parola. Siamo stati ovunque, in America Latina, negli Stati Uniti e in Europa, e ovunque abbiamo scritto, pensato al concept e alla musica, lasciandoci andare ad ogni tipo di sensazione emotiva; overthinking compreso. DNA è stato il disco dell’indecisione, il disco della personalità. Ci sono decine e decine di provini, brani scartati, potenziali hit che sono state escluse dalla versione finale del disco perché non ci sembravano adatte a quel momento. Durante lo sviluppo abbiamo pensato moltissimo al pubblico, l’attesa aveva creato tante aspettative. A distanza di mesi, sento che ogni scelta è stata pensata anche troppo, ma non saprei dirti se c’è qualcosa che cambierei.

Chi lavora in cabina di regia, come produttore, autore di loop o beatmaker, al mix o insomma "dietro le quinte", finisce per assumere agli occhi del pubblico una veste un po' fumosa. Cosa ci si perde?
Questo settore è molto strano, perché in tanti lavorano dietro le quinte ma solo in pochi si spartiscono la fama che ne deriva: Artista e Producer. Spesso non è neanche colpa loro, il pubblico e i magazine conoscono solo queste due figure. Una volta sono stato definito (parole esatte): “Il Sick Luke di Ghali” e non potete capire quanto c'ho riso. Altro esempio: un beatmaker e un autore sono entrambi presenti durante tutta la creazione del brano, entrambi contribuiscono con elementi fondamentali al processo creativo, eppure il pubblico si accorge solo del producer e l'artista promuove solo il producer.

“La situazione per il mio settore è abbastanza grave, anche senza contare che agli occhi delle istituzioni siamo invisibili. Quando si parla di intrattenimento la gente pensa sia solo un gioco.”

L’autore fa “suonare” la voce dell’artista, crea le melodie del canto (le cosiddette “topline”) o scrive le parole, perché dovrebbe essere meno importante o meno in vista? Per non parlare di musicisti, fonici, direttore creativo, ingegnere del suono, chi si occupa del mixing e del mastering, ecc che spesso non vengono neanche accreditati sotto una didascalia.

Come molti altri esponenti del settore musicale, immaginiamo abbia subito anche tu contraccolpi dovuti al Covid. Come stai e cosa ne pensi della situazione del settore?
Purtroppo anch'io sono stato vittima del coronavirus, sintomatico, e sono in isolamento dal 5 Ottobre. Oggi sto bene, credo di averlo superato però ho ancora problemi con il gusto e l'olfatto che mancano all'appello. La situazione per il mio settore è abbastanza grave, anche senza contare che agli occhi delle istituzioni siamo invisibili. Quando si parla di intrattenimento la gente pensa sia solo un gioco e anche la creatività ne risente. Dal punto di vista emotivo è difficile essere ispirati.

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Guarda The People Versus Wad

Invece, per quanto riguarda il programma One Two One Two di WAD, cosa ti piace di più di questo tipo di esperienza?
Con Wad siamo amici da diversi anni. Quando mi ha proposto di far parte del roster di One Two One Two ho pensato che fosse un vero onore legarmi a un programma che ho sempre ascoltato durante la mia infanzia. Poi ho sempre stimato Albertino, quindi la sua presenza come direttore artistico di m2o era una garanzia di successo.

Secondo te, tra Italia, USA e UK, quali sono i cesellatori del suono più importanti o che ti piacciono di più?
Penso che nella musica alla fine tutto si riduca a una questione di gusti. Chi mi piace di più te lo dico volentieri: oltre Drake e Travis che piacciono proprio a tutti, negli USA amo Channel Tres e Tyler the Creator. Attendo con impazienza nuovi cenni di vita di Kendrick Lamar. Disclosure e Octavian primi fra tutti nel panorama UK, Calvin Harris è un genio. Kaytranada in Canada. Hamza in Belgio. In Italia ho bisogno di più stimoli. Per ora… Passo!

“Il mondo della notte è uno zoo, girando i club credo di averne viste davvero di tutti i colori.”

Durante tutti i tuoi tour, quali sono i luoghi, club e momenti che ti sono rimasti più impressi? Ci racconti qualche episodio particolarmente divertente, importante o significativo?
Il mondo della notte è uno zoo, girando i club credo di averne viste davvero di tutti i colori. Ricordo un tipo che si faceva tatuare il piede sul bancone del bar alle 6 del mattino dopo la chiusura, Lil Yachty ha ancora un mio paio di Tubular Adidas perché avevamo lo stesso numero di scarpe, il DJ set di Bulgari con Diplo e Heron Preston, il DJ set per Kobe Bryant, una bufera di neve scoppiata poco prima di un mio DJ set ad Augsburg in Germania…

Sempre impressi poi mi rimangono i palchi dei festival più importanti d'Europa, dove abbiamo condiviso lo stage con Travis Scott o Pharrell Williams. Non dimenticherò inoltre mai le emozioni del soundcheck al Forum di Assago.

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Nell'aria sentiamo l'arrivo di qualcosa di nuovo… Cosa puoi anticiparci rispetto ai tuoi prossimi lavori?
Ebbene si! Già con DNA+ abbiamo allargato la prospettiva dell'album, con DNA Deluxe X chiudiamo il capitolo. Non vedo l'ora di collezionarlo fra i miei vinili solo per godere del nuovo artwork in copertina. Poi ci sono due nuovi brani inediti, e questa volta, per favore, fate attenzione ai credits ;)

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