Il probabile futuro presidente delle Filippine è a favore di stupri e squadroni della morte

Rodrigo Duterte ha dichiarato di aver ucciso dei criminali, che gli sarebbe piaciuto stuprare una donna e che è pronto a sciogliere il Parlamento se non dovesse sostenerlo. Ecco l'uomo che potrebbe diventare presidente delle Filippine.

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09 maggio 2016, 3:05pm

Rodrigo Duterte gesticola durante un comizio elettorale a Quezon city, a est di Manila, il 23 aprile 2016. Foto di Francis R. Malasig/EPA

Alla fine di aprile, nelle Filippine, è diventato virale sui social un filmato che ritrae il candidato alla presidenza Rodrigo Duterte.

Il video mostra Duterte mentre scherza sul fatto che, in quanto sindaco della città di Davao, sarebbe dovuto essere il primo a stuprare Jacqueline Hamill, una missionaria australiana abusata e poi uccisa da un gruppo di uomini nel 1989.

Il filmato, in cui Duterte dice che la donna era bellissima, ha fatto infuriare molto filippini, e ricevuto l'attenzione dei giornali di tutto il mondo.

Un commento del genere avrebbe distrutto la reputazione di un candidato alla presidenza in qualsiasi posto del mondo. Ma nelle Filippine del 2016, dove l'elettorato è frustrato dalla corruzione dilagante, Duterte se ne è semplicemente dimenticato — e anzi, ha migliorato la propria posizione nei sondaggi. Appena prima del voto di lunedì 9 maggio, era addirittura il favorito.

Duterte è un personaggio controverso, diventato popolare come una persona al di fuori dell'establishment pronta a sovvertire la tradizione politica filippina. È un populista che offende la sensibilità di molte persone, ma che è in sintonia con le frustrazioni di coloro che sono delusi dalla politica — vista come più interessata ad arricchirsi che a rispondere alle esigenze dei filippini.

È così che Duterte ha raggiunto il 33 per cento dei consensi nei sondaggi pubblicati la scorsa settimana, davanti a Max Roxas, il candidato sostenuto dall'attuale governo, che è al 22 per cento.

È fin troppo semplice paragonare Duterte a un altro candidato alla presidenza, risultato vincitore nei sondaggi nonostante le sue dichiarazioni oltraggiose — Donald Trump, ovviamente. Ma nemmeno le affermazioni del miliardario americano si avvicinano allo sdegno provocato da quelle di Duterte. Trump, ad esempio, non ha mai minacciato di uccidere personalmente qualcuno. Duterte, invece, lo fa con nonchalance.

Durante un comizio che si è tenuto il primo maggio, il sindaco di Davao ha sproloquiato in maniera affabile nel microfono, dicendo cose come "Devono smettere di fottere i filippini," affermazione che è stata accolta con favore dalla folla riunita a Lawton Plaza, nella capitale Manila.

Teodoro Cañete, un lavoratore edile di 34 anni con in mano una bandiera delle Filippine e una foto di Duterte, era tra la folla. "Credo che possa cambiare il governo," ha detto. "Può sbarazzarsi del crimine, di furti, droga e corruzione."

Il 71enne Duterte è noto perché parla chiaro. Non è stato diverso al comizio di Lawton Plaza: durante il suo discorso, ha definito il rivale Roxas un "figlio di puttana," ha fatto battute sulle scoregge e ha insistito sul fatto che, diversamente dalla maggioranza dei politici, lui non ruba. "Non mi interessa quella roba [i soldi]," ha detto, "preferisco le ragazze." In un recente discorso tenuto davanti a una platea di uomini d'affari, ha difeso il suo essere un 'playboy' parlando del suo pene.

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Davao, la città che amministra da più di 20 anni, è nota per essere particolarmente disciplinata e ordinata, e Duterte ha promesso di portare l'ordine della città anche al resto del paese. Tuttavia, stando a Human Rights Watch, a Davao l'ordine si è ottenuto a caro prezzo. Gli squadroni della morte applicano punizioni extra-giudiziali ai sospetti criminali e i trafficanti di droga hanno ucciso almeno 1.000 persone, bambini inclusi. Almeno 12 di queste persone sono state uccise a causa di uno scambio di persona.

Duterte ha ammesso di aver sostenuto gli squadroni della morte di Davao e di aver ucciso lui stesso delle persone, aggiungendo che, da presidente, si darà la grazia da solo. In un'intervista televisiva dello scorso anno, ha avvertito i criminali: "Vi ammazzerò, davvero... quelle 1.000 persone diventeranno 100.000, e farò diventare grassi i pesci della Baia di Manila, dove getterò i vostri corpi."

Il logo della sua campagna presidenziale è un grande pugno diretto allo spettatore, con i colori della bandiera filippina. Questo approccio, insieme all'intenzione di usare la forza bruta per ripristinare l'ordine, trova il favore di molti filippini. Stando alla Polizia Nazionale delle Filippine, tra il 2014 e il 2015 a Manila i reati si sono ridotti del 60 per cento — ma sono aumentati del 46 per cento a livello nazionale.

"Non voglio che i miei figli crescano in un ambiente saturo di droga, criminalità, ingiustizia e privazioni," ha detto Isabella Padua, un'insegnante di 52 anni. "Lui ha la volontà politica. Ha il coraggio di mettere in pratica le sue idee."

Un comizio di Duterte a Manila, maggio 2016. Sulle magliette si legge "Coraggio e devozione" in Tanglong. Foto di Aurora Almendral/VICE News

Sulla carta, l'economia del paese non è in cattive condizioni. L'attuale presidente Benigno "Noynoy" Aquino III ha guidato il paese attraverso un periodo di stabilità e crescente prosperità: i tassi di crescita risultano alti e gli investimenti stranieri nelle Filippine sono in aumento. Ma il tasso di povertà non accenna a scendere: il 25 per cento dei filippini vive sotto la soglia di povertà, e metà della popolazione si ritiene povera.

"Le uniche persone che sentono gli effetti della crescita economica sono i ricchi," ha detto Sesinando Erispe, un tassista di 45 anni. "Noi poveri non li sentiamo. Noi ce la passiamo molto peggio."

"Duterte praticamente è un voto di protesta," ha detto l'analista politico Ramon Casiple. "È una reazione alle promesse e alle aspettative fallite del governo Aquino per quanto riguarda la crescita inclusiva."

"C'è stato un impatto tangibile in termini di traffico, crimine e persino corruzione sulla vita del filippino medio. Le aspettative per il governo Aquino erano così alte," ha aggiunto Casiple. "Duterte è la risposta [a tutto questo]."

Sembra che la situazione stia preoccupando anche i mercati. Nel corso dell'ultimo anno, mentre Duterte cresceva nei sondaggi, l'indice della Borsa delle Filippine è crollato del 10 per cento; il rischio legato alle obbligazioni è aumentato, mentre il valore del peso si è ridotto rispetto al dollaro da quando Duterte è diventato il favorito alla presidenza.

Chiaramente, l'economia non è il pezzo forte di Duterte: il suo messaggio si concentra principalmente sull'ordine pubblico.

Ma anche i suoi discorsi da duro su questo argomento potrebbero rivelarsi problematici. I discorsi di Duterte non piacciono a Erispe, il tassista, soprattutto quelli che fanno riferimento allo stupro e all'assassinio di Hamill, e quello in cui ha definito Papa Francesco un "figlio di puttana" per aver causato il blocco del traffico durante la sua visita nel paese a gennaio 2015. Le Filippine sono uno dei paesi più cattolici al mondo, il terzo per numero totale di fedeli, e parlare male del Papa non è mai una buona idea.

Duterte ha anche minacciato di interrompere i rapporti con l'Australia e gli Stati Uniti, il più importante alleato del paese e un partner fondamentale considerando l'ascesa della Cina — rivale delle Filippine in una serie di dispute territoriali, che hanno portato a confronti molto tesi. Ha anche detto che scioglierà il Congresso se dovesse ostacolare i suoi piani.

"Ho paura che le leggi marziali possano finire nelle mani di Duterte," ha detto Erispe, facendo riferimento al periodo tra il 1965 e il 1986 quando il paese era sotto la dittatura di Marcos.

Anche il mondo degli affari rimane diffidente. Stando a un rapporto del gruppo di consulenza Teneo, "il Makati Business Club, la più importante associazione di imprese del paese, è contrario alla sua elezione" — cosa che potrebbe rappresentare un problema per Duterte, dato che il club "è stato ampiamente coinvolto nel movimento politico che ha rimosso due presidenti: Ferdinand Marcos nel 1986 e Joseph Estrada nel 2001."

Anche le persone che, nei sondaggi, dicono di sostenerlo, potrebbero cambiare idea a causa del suo modo di fare oltraggioso.

"A chi me lo chiede dico che sostengo Duterte," ha detto Erispe, "ma non sono convinto. Non saprò con certezza per chi voterò prima del 9 maggio."


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