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La guida di VICE alle Elezioni

Un po' di ex elettori del PD spiegano perché hanno votato il M5S

Chi è passato dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni, e perché?

DiLaura Antonella Carliillustrazioni diJuta

Stando a un'analisi SWG sui flussi di voto alle ultime elezioni, una parte non indifferente dei voti persi dal PD è andata al Movimento 5 Stelle. Un partito che, secondo lo stesso Renzi, è molto diverso dal PD per aspetti come "l'antieuropeismo, l'antipolitica e l'odio verbale."

Mentre il PD si sta facendo un esame di coscienza con la sua direzione generale, abbiamo chiesto ad alcuni ex elettori del centrosinistra che il 4 marzo hanno votato M5S di spiegarci il loro punto di vista, se è un voto di protesta e se si sentono populisti.

LORENZO, 31 anni, musicista

VICE: Perché hai votato 5 Stelle?
Lorenzo: Mi sono sembrati una valida alternativa alla situazione di stallo che si era creata. La volontà di smuovere le acque è stata decisiva, e credo che questo ragionamento abbia guidato le scelte di moltissimi. In realtà mi ritrovo di più nei principi del partito di Emma Bonino, ma per cercare di dare una nuova stabilità governativa ho optato per i Cinque Stelle, sperando che ottenessero una maggioranza di governo. Ma così non è stato.

Cosa ti attrae e cosa non ti piace del loro programma politico?
Non mi piace per niente l’assist agli antivaccinisti. E non mi convince neanche il reddito di cittadinanza (che poi è un sussidio di disoccupazione). I punti che invece mi piacciono sono la forte impronta green, la politica energetica improntata alle rinnovabili, la riduzione degli stipendi parlamentari e l'abolizione dei vitalizi.

Cosa pensi di chi dice che il Movimento 5 Stelle è populista?
Penso che in parte abbia ragione. È un movimento che è cresciuto facilmente cavalcando le mancanze degli altri partiti. È anche vero che oggi hanno tutti modalità comunicative più o meno populiste.

Cosa ti ha deluso di più del PD?
Il Jobs Act, che ha causato una perdita di denaro notevole al fronte di un calo della disoccupazione relativo e temporaneo. È la dimostrazione che non c'è correlazione tra flessibilità e crescita delle assunzioni, che hanno a che fare piuttosto con lo stato di salute economica del Paese.

RICCARDO, 34 anni, impiegato

VICE: Perché hai votato Movimento 5 Stelle?
Riccardo: Perché immagina un nuovo modello produttivo, ambientale, lavorativo e sociale, al di là di ideologie precostituite. Apprezzo il fatto che i Cinque Stelle non siano compromessi con gruppi di potere calcificati e che propongano ciò che la sinistra ha sempre promesso ma mai realizzato: una vera legge anticorruzione e una contro il conflitto d’interessi. La proposta del reddito di cittadinanza è una misura di eccezione ma necessaria per affrontare di petto l’emergenza sociale provocata dalle disuguaglianze e dall’instabilità dovuta al Jobs Act.

Cosa ti ha deluso maggiormente del centrosinistra?
Nel 2013 ho votato Italia Bene Comune, l’alleanza del centrosinistra (nello specifico SEL). Mi attirava applicare realmente la Costituzione, la lotta al precariato e alle disuguaglianze, la tutela idrogeologica e paesaggistica e la proposta di investimenti diffusi in chiave neo-keynesiana. Nulla di ciò si è concretizzato, anzi, il centrosinistra (e il PD in particolare) ha disatteso l’intero programma sfociando nella deriva renziana. Si è puntato alla creazione di una società classista dove i sacrifici sono a carico delle persone “sacrificabili” e la si è chiamata “meritocrazia”. Il tutto scimmiottato una cultura globalista schiacciata su pratiche di stampo angloamericano, spacciando per innovazione ciò che è puro provincialismo.

Pensi che il M5S, invece, possa portare avanti politiche di sinistra?
Trovo nel M5S molti provvedimenti che mi sarei aspettato dalla sinistra, anche se sprovvisti di sostrato ideologico. Si battono per i beni comuni, come l’acqua pubblica, sono contrari alle privatizzazioni delle aziende di Stato, difendono le comunità locali minacciate da opere pubbliche inutili e costose (TAV in primis). Il reddito di cittadinanza inoltre è di sinistra perché propone di riequilibrare la società smussando l’odio sociale.

EDOARDO, 30 anni, psicologo

VICE: Il tuo è stato un “voto di protesta”?
Edoardo: Direi di sì, ho votato con l’intento di cambiare volto alla politica. Mi innervosiva l’idea di ritrovarmi al governo ancora le stesse persone: abbiamo avuto tempo per valutarne l’operato, ora largo al nuovo.

In cosa il PD ti ha deluso di più?
Il cambio di manovra sulle politiche migratorie. Da una campagna basata su apertura delle frontiere e gestione dell’emergenza ci siamo ritrovati Minniti, una gestione poliziesca del fenomeno e politiche che ammiccavano agli elettori contrari agli interventi umanitari nel Mediterraneo. È stata una prova di subordinazione alla governance europea e di mancanza di spessore politico.

E del Jobs Act, cosa ne pensi?
Mi è sembrato un tentativo di ingrassare statistiche pre-elettorali senza una vera utilità per i destinatari della manovra, pensato non per agire sul welfare, ma sulla percezione superficiale di un “qualcosa che si muove” senza un vero piano a lungo termine. Lo dimostrano la maggior parte dei giovani che hanno iniziato a lavorare con il Jobs Act e che non hanno concluso la loro esperienza con un contratto.

Una cosa che ti piace e una che non ti piace del programma del M5S?
Sulla carta mi piacciono le politiche di trasparenza e sopratutto il fatto che siano facce nuove, persone che non hanno nel loro CV vent’anni di parlamento e di politiche inconcludenti. Non mi piacciono le loro (non) politiche culturali: non mi pare siano la loro priorità.


Guarda i politici di PD, Movimento 5 Stelle, Lega e LeU rispondere alle nostre domande sul lavoro:


CAROLINA, 25 anni, studentessa

VICE: Il tuo è stato un voto di protesta?
Carolina: Direi che non si può più parlare di “voto di protesta”, non nei termini del 2013, quando il M5S era l'alternativa all’annullamento della scheda. Credo che il Movimento sia cresciuto molto e si sia confrontato con la realtà, pertanto non credo che la maggior parte l'abbia votato perché è il “meno peggio”, ma come forza politica con un programma, degli obiettivi, dei valori.

Quali sono stati i provvedimenti del PD che ti hanno più delusa?
Senz'altro la Buona Scuola e l'alternanza scuola-lavoro, le pessime politiche attuate nell'ambito dei beni culturali (specialmente il piano contrattuale), la legge elettorale, il definitivo scollamento tra un partito che dovrebbe essere di sinistra ma professa politiche economiche ultraliberali e la conseguente totale rottura con le classi meno abbienti. Anche l’aver concentrato il dibattito politico su “questioni morali” sorpassate, come fascismo e antifascismo attivo (battaglie nobili, per carità, ma è evidente che nel 2018 non interessano più alla maggior parte degli italiani).

Una cosa che ti piace e una che non ti piace del programma del Movimento?
Mi piacciono la lotta alla corruzione e alle mafie e il superamento della Buona Scuola. La cosa che mi piace di meno: il taglio ai costi della politica; penso che se uno Stato funziona anche il lavoro del politico debba essere retribuito, inoltre non saranno i tagli ai politici a salvarci economicamente.

Cosa rispondi a chi ti dà della populista?
Ormai ci si dà del populista a vicenda solo per mostrarsi superiore all'interlocutore. C’è sempre meno dialogo e sempre più sfottò, soprattutto da parte di un certo elettorato che si considera detentore di una verità assoluta e inoppugnabile. Ecco, penso che anche questi atteggiamenti privi di autocritica da parte delle torri d'avorio del PD abbiano contribuito all’allontanamento di molti elettori e alla propagazione del voto verso nuovi orizzonti.

LUCA, 25 anni, studente

VICE: Quali pensi siano le ragioni della migrazione di voti dal PD al M5S?
Luca: La mancanza di credibilità, esauritasi dopo le tante promesse non mantenute. La sinistra dovrebbe impegnarsi per ridurre le diseguaglianze sociali, tutelare i lavoratori e far sì che le persone vivano il territorio come parte attiva, anche nelle decisioni politiche.

Quali sono stati i provvedimenti che ti hanno scontentato di più?
Jobs Act e Buona scuola. Sono solo due esempi di riforme che non hanno fatto che rendere più precario sia il mondo del lavoro che quello dell’istruzione. Capisco che, dato il nostro debito pubblico, sia necessario sottostare alle politiche dei tagli indette dall'UE, ma sono altrettanto sicuro che togliendo risorse a settori come Sanità e Cultura si possa creare un paese tutt'altro che competitivo.

Cosa ti convince del programma dei 5 Stelle? Cosa invece ti lascia perplesso?
Democrazia dal basso e trasparenza di bilancio. Basta con immunità parlamentare, vitalizi e cambi di casacca. Contrasto netto alle mafie con la legalizzazione delle droghe leggere. Sono scettico invece sull’effettiva realizzabilità di alcune proposte, ma credo che partendo dalle decisioni più immediate si possa già avvertire un cambio di rotta.

Credi che questa stoccata avrà un effetto positivo sulla sinistra italiana?
Credo che la sinistra italiana debba allentarsi le cravatte e scendere in piazza a parlare con i cittadini. Sono da sempre legato ai movimenti di sinistra che operano direttamente sul mio territorio e si adoperano per tutelare chi è meno fortunato: penso non ci sia niente di più nobile.

GRETA, 19 anni, studentessa

VICE: Cosa ti ha convinto del M5S?
Greta: Innanzitutto la moralità, troppo sottovalutata, ma secondo me fondamentale per fare politica. Mi è poi sembrato doveroso dare una possibilità a qualcuno che non ne ha ancora avuta una. L’Italia ha bisogno di respirare aria nuova, trovo assurdo votare partiti che hanno già disatteso le “promesse” in più di un’occasione.

Cosa invece ti ha deluso del centrosinistra?
Penso che il centrosinistra abbia smarrito le proprie origini per inseguire il neoliberismo, la soddisfazione individuale. La loro posizione politica è incoerente e confusa. È come se per governare avessero bisogno di impolverare o annebbiare.

Pensi che le tue sia motivazioni condivise?
Sì, penso che gran parte degli italiani che hanno votato M5S abbiano una motivazione simile alla mia. Il reddito di cittadinanza è la promessa principale del movimento, vero, ma sono dell’idea che non sia stato questo a determinarne risultati così positivi, come invece si legge sulle piattaforme social degli sconfitti. A queste elezioni ha prevalso il voto di cittadini stanchi a cui è stata offerta una possibilità di cambiamento, e l’hanno colta. È “il vento della consapevolezza che avanza,” nient’altro.

MARCO, 20 anni, studente

VICE: Sei molto giovane, eppure ti ritieni già un elettore deluso dal Partito Democratico.
Marco: Ho dato la mia fiducia al PD, o meglio, a Matteo Renzi, durante il referendum costituzionale del 2016. Vedevo in lui la figura carismatica adatta per il paese, ma da lì in poi è stata una continua discesa: la mia fiducia è crollata insieme alla sua credibilità. Per esempio, i 500 euro del bonus cultura: da una parte vedevo il governo regalarmi 500 euro per andare ai concerti della Dark Polo Gang, dall'altra vedevo Renzi “comprarsi” i voti dei neo 18enni, che spesso di politica non ne capiscono nulla. Vogliamo poi parlare del patto del Nazareno o del fatto che doveva lasciare la politica in caso di sconfitta nel referendum?

Cosa mi dici del M5S? Pensi che sia populista?
Il M5S è il populismo. Basta guardare la sua propaganda qualunquista sui social. Ed è proprio questo il motivo per cui hanno ricevuto tanti voti, assieme alla Lega. Trump, Salvini e il M5S sono differenti protagonisti di una storia che si ripete. Ci tengo a dire che non voglio neanche lontanamente essere paragonato all'elettore medio buongiornista del Movimento: vedere quello che scrivono sui social fa rabbrividire. Il motivo del mio voto per il Movimento è semplice, sono i "meno peggio". Ormai la politica in Italia va così, si vota quello che fa meno male.

Pensi che questa mazzata possa servire alla sinistra italiana per mettersi in discussione e riorganizzarsi?
Credo che ormai abbia toccato il fondo e non possa andare più giù. La sinistra, storicamente, è divisa. Difficilmente credo che nei prossimi anni potranno costruire qualcosa di importante, soprattutto unito, in grado di contrastare seriamente gli altri partiti.

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