Attualità

Ora a destra pensano che gli adesivi di Pavia siano tutto un complotto

Ricordate gli adesivi intimidatori "qui abita un antifascista" attaccati sulle case degli antifascisti a inizio marzo? Ecco.

Lo scorso 3 marzo, alla vigilia delle elezioni, decine di persone a Pavia si erano ritrovate le case "marchiate" da adesivi intimidatori con scritto "qui ci abita un antifascista." Tra queste c'erano attivisti, membri dell'ANPI, politici locali (tra cui l'assessore alla cultura del comune di Pavia) e anche persone normali che semplicemente si erano esposte sui social contro la propaganda neofascista.

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Il primo a denunciare la cosa era stato Alessandro Caiani, ricercatore dell'Università di Pavia e attivista dei movimenti: "Ieri ho trovato questo adesivo attaccato al cancello di casa. Qualche valoroso neofascista si è preso la briga di scoprire dove abito, aspettare che non fossimo in casa e lasciarmi questo messaggio intimidatorio," aveva scritto in un post su Facebook, chiedendo anche lo scioglimento di CasaPound e Forza Nuova.

"A chi negherà l'esistenza del problema come successo di fronte a episodi ben più gravi e a chi penserà 'se l'è cercata sicuramente'. No genietti, non me la sono cercata: sono i fascisti che vengono a cercarti prima o poi se li si lascia fare. Il fascismo è questo. P.s. l'adesivo intimidatorio 'qui ci abita un antifascista" che hanno attaccato sul mio cancello l'ho lasciato lì perché, a differenza dei fascisti, posso non provare vergogna di quello che sono'," proseguiva.

Visto anche il clima di quei giorni e la prossimità delle elezioni, l'episodio aveva fatto abbastanza discutere. Gli antifascisti di Pavia avevano ricevuto la solidarietà di Laura Boldrini e organizzato per il giorno seguente (il 4 marzo) una manifestazione in cui avevano distribuito un altro adesivo, disegnato da Zerocalcare, con la scritta "qui abita un@ antifascista", con l'idea di "automarchiarsi" proprio per rivendicare l’orgoglio di quella definizione.

La partecipazione alla manifestazione era stata piuttosto alta, gli adesivi distribuiti migliaia, i sindaci di alcune città italiane (tra cui il sindaco di Parma Federico Pizzarotti) avevano aderito e diversi personaggi pubblici e musicisti avevano cambiato la loro immagine del profilo su Facebook con l'adesivo antifascista per solidarietà.

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Ecco, tutto bene, tranne che alla fine non era stato possibile fare chiarezza sull'autore dell'intimidazione—e complice questo fatto, negli ambienti di destra aveva cominciato subito a circolare la versione secondo cui era tutto un complotto e gli antifascisti gli adesivi se li erano attaccati da soli per screditare i fascisti.

Ovviamente questa versione non è supportata da nulla—anzi, se mai è screditata dalla presenza di un video di sorveglianza (già acquisito dalla polizia) che mostrerebbe i responsabili. Eppure nelle ultime ore sta tornando a girare, complice un passo di un articolo della Stampa di ieri in cui si parla di un sequestro, durante una perquisizione a casa di una studentessa coinvolta negli scontri di Torino del 22 febbraio, di "quasi 800 adesivi con la scritta 'qui abita un@ antifascista' riconducibili al movimento antagonista di Pavia."

Il passo in questione sta venendo frainteso (o deliberatamente strumentalizzato) come la prova provata che dietro gli adesivi c'è un grande complotto degli antifascisti. A lanciare questa narrativa è stato Maurizio Murelli—giornalista, ex sanbabilino ed ex membro di vari gruppi neofascisti negli anni Settanta e Ottanta. "Guarda guarda… E che non lo sapevamo?" ha scritto Murelli su Facebook, riportando uno screenshot dell'articolo della Stampa con una sottolineatura sul passo riguardante gli adesivi sequestrati e giungendo rapidamente alla conclusione che "se li erano stampati e messi loro."

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A partire dal post di Murelli la storia è stata diffusa da tutto l'universo delle pagine Facebook di destra. "Ora, che se li fossero attaccati da soli era palese per chiunque conoscesse un minimo l'ambiente. Oggi è giunta la conferma," scrive ad esempio Sinistra Cazzate Libertà.

"Durante la campagna elettorale gli adesivi servirono per screditarci e per urlare al pericolo fascista, oggi scopriamo che li hanno prodotti ed attaccati loro. Patetici," si legge invece sulla pagina ufficiale di Forza Nuova.

In realtà ovviamente gli adesivi sequestrati non sono quelli intimidatori, ma quelli fatti come risposta dagli attivisti di Pavia—"una beffa che scimmiotta quegli adesivi allo scopo di dire 'Siamo antifascisti e ce ne vantiamo'," come li ha definiti Mauro Vanetti, attivista e tra gli organizzatori della manifestazione in cui sono stati distribuiti.

Il che dovrebbe risultare chiaro a chiunque abbia seguito la vicenda e possieda capacità minime di analisi del testo. Oltretutto c'è differenza tra questi e gli originali, come potete vedere:

Forse più che parlare di "complotto contro i fascisti" bisognerebbe chiedersi come mai gli adesivi in questione siano stati sequestrati nel corso della perquisizione, visto che nel caso di quelli attaccati il 3 marzo la polizia non aveva ravvisato nessun reato.

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