Il nuovo film di Netflix ‘Okja' è un vaffanculo diretto alle multinazionali

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Il nuovo film di Netflix ‘Okja' è un vaffanculo diretto alle multinazionali

Il nuovo film di Bong Joon Ho è una critica del capitalismo etico racchiusa in una favola da occhi lucidi.

L'articolo contiene qualche leggero spoiler.

La stagione dei film estivi sta arrivando, ma quelli migliori questo giro non li troverai nei cinema. Okja è uscito ieri su Netflix ed è il nuovo film d'avventura di Bong Joon Ho, il regista sud-coreano di Snowpiercer, il film distopico del 2013 acclamato dalla critica.

L'ho visto durante un'anteprima stampa a New York, ed è senza dubbio uno dei film più divertenti e deliziosamente idiosincratici che abbia visto negli ultimi anni visto che riesce a sfiorare il tema degli animali geneticamente modificati, dell'attivismo e della responsabilità corporate.

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Se Snowpiercer tentava ambiziosamente di raccontare una guerra di classe che si svolgeva su un treno che ospitava i sopravvissuti di un'umanità degenere, Okja assume n certo senso un punto di vista ancora più ampio. È allo stesso tempo una commovente supplica per i diritti degli animali, un scanzonata presa per il culo agli attivisti animalisti, una critica senza pietà al "capitalismo etico" e all'industria del bestiame, una stravagante satira sul mondo corporate e una serrata avventura con abbastanza cuore da tenere testa ai miglior film Disney.

La trama si basa sulla creatura del titolo, Okja, un "super-maiale" pachidermico creato dal gigante dell'agro-alimentare americano Mirando (un ibrido tra Monsanto e Whole Foods) e dato in prestito a un agricoltore di sussistenza della Corea del Sud rurale per un decennio. Durante questo periodo, la nipote dell'agricoltore, Mija, diventa la migliore amica di Okja. Quando la multinazionale torna in Corea del Sud per riprendersi Okja, Mija si oppone ed insomma la frittata è fatta.

Senza dire troppo, Okja mostra come l'idea del "capitalismo etico" — un parola piuttosto di moda per le aziende che affermano di contribuire in qualche modo alla società, al di là degli obiettivi del loro business — sia fondamentalmente una stronzata. La multinazionale Mirando nel film afferma di offrire animali "non-geneticamente-modificati" perché è ciò che vogliono i clienti, ma si scopre in fretta che si tratta di una vera e proprio bugia da marketing: i "super-maiali" sono stati creati in laboratorio dopo numerosi esperimenti genetici finiti male.

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Senza dire troppo, Okja mostra come l'idea del "capitalismo etico" sia fondamentalmente una stronzata.

Anche se il ritratto degli OGM che si trova nel film è piuttosto agli antipodi di quella che è la realtà della scienza — che dimostra come gli OGM siano sicuri da mangiare —, il vero punto del discorso riguarda la tendenza delle aziende ad abbandonare sul lungo periodo qualunque tipo di principio a favore dei profitti, una dinamica decisamente simile a ciò che accade nel mondo reale. Questo tipo di messaggio può sembrare un po' grossolano, ma non sembra mai che sia davvero così perché gli effetti speciali, la recitazione e la scrittura del film contribuiscono a risucchiarti dentro il mondo della storia.

Gli effetti speciali in particolare sono davvero riusciti. Il personaggio di Okja, renderizzato con un mix di CGI ed effetti speciali concreti (un enorme fantoccio mobile di un pupazzo), assomiglia ad un animale da diverse tonnellate che occupa lo stesso spazio fisico degli altri attori in carne ed ossa. Possiamo ammirarla mentre si tuffa nell'acqua e genera un'enorme quantità di schizzi, per poi vederla sgusciare all'interno dei sotterranei di un complesso residenziale di Seoul.

Se dobbiamo parlare, invece, degli attori umani, An Seo Hyun ruba l'intero show nei panni dell'inarrestabile protagonista Mija, che prova a riportare a casa il suo amico animale. L'attrice di Snowpiercer Tilda Swinton reinterpreta il cattivo sotto altre spoglie: Lucy Mirando, immatura erede dell'impero Mirando che prova a ri-brandizzare l'azienda per far dimenticare i peccati dei suoi predecessori. Jake Gyllenhaal interpreta il ruolo di uno Steve Irwin dichiaratamente fastidioso e Paul Dano è il leader di un gruppo di ruggenti attivisti dell'Animal Liberation Front (un'organizzazione per i diritti degli animali che esiste davvero) che fatica a rimanere fedele al proprio voto alla non-violenza.

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(Nessuno del vero Animal Liberation Front ha ammesso di aver già visto il film mentre stavo scrivendo questo articolo, secondo quanto mi è stato detto durante un'intervista telefonica con Will Hazlitt, ufficio stampa dell'ALF nord-americano. Ma ha detto di aver letto un po' di articoli riguardo Okja in cui sembrava che l'ALF venisse presentata in maniera eroica, e "fa sempre bene quando il lavoro delle persone rappresentate da quel tipo di valori viene raffigurato in maniera positiva."

Le performance di Swinton e Gyllenhaal sono sopra le righe e inizialmente fastidiose. Vengono infine bilanciate dalla serietà del film e dagli altri personaggi, ma i primi cinque minuti del film — che vedono Lucy fare un'esagerata e maldestra presentazione di fronte a uno sfondo animato, musica plasticosa inclusa — erano abbastanza assurde da farmi venire voglia di fermarmi lì. Se si riesce a superare questa parte iniziale, si rimarrà sorpresi di quanto la trama e la narrativa del film finiscano per prenderti (il film è stato scritto a quattro mani da Bong e il giornalista/screenwriter Jon Ronson).

Members of the Animal Liberation Front in Netflix's 'Okja.' Image: Netflix

È in un certo senso ironico che questo film così critico nei confronti del mondo delle multinazionali e del capitalismo arrivi da Netflix — un titano multi-miliardario del mondo tech. Ciononostante, come è già successo in passato con altri titoli, il regista di Okja Bong ha spiegato che l'azienda ha dato lui "completa libertà, senza restrizioni," quando si è trattato di girare effettivamente il film — in forte contrasto con ciò che è successo con Snowpiercer che è arrivato nelle sale attraverso il distributore hollywoodiano Weinstein Company.

Film come Okja provano che Netflix sta crescendo e sta diventando uno dei protagonisti più importanti di tutto il mondo dell'intrattenimento, e al tempo stesso non sta abbandonando il suo spirito originale. È un po il tipo di capitalismo che ci piace applaudire.