Attualità

I politici di Fratelli d’Italia che prima fanno un video xenofobo a Bologna, e poi si lamentano delle conseguenze

Marco Lisei e Galeazzo Bignami hanno messo alla gogna i cittadini stranieri nelle case popolari di Bologna, ma dopo la segnalazione al Garante per violazione della privacy hanno tolto il video e denunciato una "campagna d'odio" nei loro confronti.
Leonardo Bianchi
Rome, IT
12.11.19
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I politici di Fratelli d'Italia Marco Lisei (a sinistra) e Galeazzo Bignami (a destra), in un momento del video girato a Bologna. Grab via Twitter/Cathy La Torre.

L’immaginario della destra italiana gronda vittimismo da ogni poro: secondo loro non sono le minoranze a essere discriminate; piuttosto tutti gli italiani, e in tutti gli ambiti—lavorativo, economico, sociale, e anche abitativo.

Se prendiamo quest’ultimo aspetto, la vulgata vuole che gli alloggi popolari vadano esclusivamente agli “stranieri” a discapito degli italiani poveri. Ovviamente non è affatto così: Federcasa, ente che rappresenta i gestori di edilizia pubblica, stima la loro presenza ad appena il 7 percento a livello nazionale. Il mito è però potente e viene continuamente rimpolpato da articoli, servizi televisivi e video di “denuncia” sui social.

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Come quello pubblicato la scorsa settimana, in piena campagna elettorale per le regionali dell’Emilia-Romagna, da due politici di Fratelli d’Italia: il consigliere comunale di Bologna Marco Lisei; e il parlamentare Galeazzo Bignami, assurto all'onore delle cronache qualche anno fa per una foto in cui portava una svastica al braccio (all’epoca aveva spiegato che quello era il suo “addio al celibato,” quindi tutto a posto, è goliardia!)

Lanciato al grido di “ECCO LA VERA DISCRIMINAZIONE A DANNO DEGLI ITALIANI FATTA DALLE SINISTRE,” il video in questione riprende i due mentre girano per il quartiere Bolognina di Bologna e leggono ad alta voce i nomi degli inquilini delle case Acer (“costruite dai nostri padri e dai nostri nonni”) per dimostrare che sono tutti stranieri—e dunque che la “sostituzione etnica” è già avvenuta, proprio qui e ora.

A un certo punto della diretta Facebook di dieci minuti, dopo aver messo alla gogna gli inquilini che non avevano cognomi italiani, i due si permettono pure di fare gli spavaldi. “Ci diranno che stiamo violando la privacy,” declama Bignami, “ma non ce ne frega assolutamente niente. Se è un alloggio popolare, c’è il tuo nome sul campanello, bisogna anche che ti metta nell’ottica che comunque qualcuno vada a vedere.”

Le reazioni al video da parte della politica locale sono state piuttosto dure. Il capogruppo del Partito Democratico in comune Claudio Mazzanti ha parlato di “metodi che incitano all’odio,” e il sindaco Virginio Merola ha dichiarato che “noi assegniamo le case in base al reddito e non al colore della pelle.” Il presidente del quartiere Daniele Ara ha poi denunciato “episodi che sembrano l’anticamera di persecuzioni” sperimentati in altri periodi storici.

Oltre alle critiche politiche, qualcun altro ha deciso di agire concretamente. L’avvocata Cathy La Torre, promotrice della campagna “Odiare ti costa,” ha infatti segnalato al garante della privacy l’azione dei due politici per la violazione del regolamento UE 2016/679.

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In un post su Facebook e Twitter, La Torre ha voluto ricordare ai due che “per legge la diffusione di nomi, cognomi indirizzo di residenza degli assegnatari degli alloggi popolari per essere lecita deve ricevere il consenso degli interessati.” E visto che “non risulta alcun consenso,” il video è “un trattamento di dati personali illecito e non autorizzato.”

Come dice lei stessa, il garante “avvierà un procedimento per verificare e accertare le irregolarità.” In caso di esito positivo, scrive sempre nel post, “potrà infliggere una sanzione pecuniaria fino ad un massimo di 20 Milioni di euro (non 20mila, 20 MILIONI di euro).” I cittadini “violati nella loro privacy,” aggiunge, potranno anche “chiedere un risarcimento danni rivolgendosi al tribunale di Bologna.”

In un secondo post l’avvocata ha fatto sapere che, in seguito alle segnalazioni al garante, il video è stato rimosso dai social e “non si trova più da nessuna parte.” La Torre l’ha scaricato in quanto “è una prova e come tale l’ho trattata,” aggiungendo di non pubblicarlo per “non violare ancora le libertà e la privacy di quei cittadini tirati in mezzo come carne da macello elettorale.”

Bignami e Lisei, di tutta risposta, hanno innescato il solito meccanismo vittimario provando a dipingersi come vittime di una “campagna d’odio”—già, proprio loro—per alcuni commenti ricevuti sui social, e rivolgendo pure un pensiero ai “leoni da tastiera”: “Se pensate che io receda dalle mie posizioni,” scrive il parlamentare di Fratelli d'Italia, “che io rinunci a dire come la penso, sbagliate.”

Sarà pur vero che non recede dalle sue posizioni, ok; ma di fatto la cancellazione di quel video è una vera e propria retromarcia.

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