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Kanye West ha insegnato l'autotune a Paul McCartney

Nel nuovo pezzo dell'ex Beatle c'è l'autotune e, come nei dischi di Kanye, è molto più di un trucco per fregare chi ascolta.

di Elia Alovisi
10 gennaio 2019, 10:58am

Fotografia promozionale

"In fondo, che cos'è un beatle nero? Un cazzo di scarafaggio?", si era chiesto Kanye West nel 2010. Erano gli anni di My Beautiful Dark Twisted Fantasy, quelli in cui prese coscienza di poter essere più di un beatmaker, un rapper e un cantante dal cuore spezzato. Il pezzo era "Dark Fantasy". Parlava del modo in cui Kanye si sentiva percepito dal pubblico e del ruolo che il colore della sua pelle aveva in tutto questo. Erano altri tempi, insomma.

Quattro anni dopo Kanye era diventato qualcosa di diverso. Si era tramutato in Yeezus, si era dichiarato Dio e aveva scritto una Bibbia apocalittica per convincerci tutti. Parlava di skinhead neri, sesso brutale, di corpi di schiavi impiccati ai rami degli alberi. Ma anche dell'amore che provava per sua moglie Kim, che aveva appena sposato. "Siamo destinati a innamorarci", dichiarava un sample tagliuzzato con la benda agli occhi; gli stessi che Kanye diceva a Kim di chiudere, "e lascia che la mia parola dipinga mille dipinti / Una brava ragazza vale mille troie".

Nel giro di qualche anno Kanye aveva compiuto tre trasformazioni, insomma. 808s & Heartbreak lo aveva reso un robot dal cuore spezzato, dubbioso sulla sua capacità di poter amare ancora. In MBDTF aveva era diventato un artista totale e aveva innovato l'hip-hop con la forza dell'ambizione. Yeezus lo aveva ricacciato nelle viscere umide della Terra, nel cui nucleo si era trasformato in una divinità demoniaca, salvata dagli inferi dal suo stesso amore per la sua Kim-Beatrice. Insomma, nel 2014 ci si chiedeva tutti quale sarebbe stata la sua prossima mossa.

kanye west only one
Uno screenshot dal video di "Only One" di Kanye West, diretto da Spike Jonze, cliccaci sopra per guardarlo su YouTube.

La risposta fu "Only One", un pezzo per voce e tastiera scritto ed eseguito assieme a Paul McCartney, cioè uno dei Beatles, cioè la più grande istituzione della storia della musica occidentale. Era una ballata dedicata a North, uno dei pezzi più emozionanti della sua carriera. Era un figlio che cantava dalla prospettiva di sua madre, morta. Immaginava di ricevere le sue parole dal paradiso, sia rivolte a sé che alla nipotina che non avrebbe mai conosciuto. "Parla di me a North", finiva a ripetere a oltranza, in un'ultima lacerante raccomandazione.

Paul però non cantava, in quel pezzo. Sarebbe stato come entrare in casa d'altri senza chiedere il permesso, e c'erano già i cori rassicuranti di un amico come Ty Dolla $ign. Suonava solo la tastiera, in un vero gesto di classe. Era uno dei featuring più grandi e importanti della storia dell'hip-hop, e lui stava zitto. Ma ascoltava.

Il 1 gennaio 2019 Paul McCartney ha pubblicato a sorpresa una nuova canzone. Si chiama "Get Enough" ed è una ballata (quasi) per piano e voce. E la sua voce - quella voce che ha attraversato i decenni, è diventata qualcosa di più di un mezzo per cantare canzoni, ha simboleggiato cultura e controcultura con forza inaudita - è ricoperta da un bello stratozzo di dolce, dolce autotune.

paul mccartney get enough
L'artwork di "Get Enough" di Paul McCartney, cliccaci sopra per ascoltarla su Spotify.

Come tante delle sue canzoni, anche "Get Enough" è una canzone d'amore. La narra un uomo anziano, che incalza il suo amore con ricordi-mandorla che nascondono sempre più un tocco d'amaro con l'avvicinarsi della fine della vita. "C'è stata quella volta che camminavamo lungo il mare / E ti ho detto che avrei avuto bisogno di te per tutta la vita". O anche, "Ricordi le luci lungo la costa? / Come riflettevano la pioggia che cadeva sulla strada? / Credevo che solo tu mi avresti amato / Era tutto vero, ti ricordi?"

E poi il ritornello, e la voce che si rifrange nelle eterne serie di 0 e 1 dell'autotune, crea picchi e gole, si rimbocca e disfa in un coro di "Non ne ho mai abbastanza del tuo amore, e di te". Con il procedere del pezzo anche l'amaro si fa più intenso, ma McCartney lascia spazio a un ultimo suggerimento zuccherino: "Ma quei giorni sono stati cancellati dalla mia mente / Sì, me li sono lasciati tutti dietro / Ma ricordo ancora il tuo viso, e lo ricorderò per sempre".

La storia dei Beatles è, tra le tante, anche una storia di sperimentazione sonora in cui la voce ha un ruolo primario. Applicazione pratica più famosa delle idee dei fab four fu l'effetto del flanging, una sorta di eco mezzo psichedelico, che venne creato dai tecnici dello studio di Abbey Road perché John Lennon era stanco di doppiarsi le voci. La carriera del McCartney solista è costellata da piccoli momenti in cui la sua voce viene piegata dagli effetti, ma è la prima volta che l'autotune compare in maniera così pervadente in un suo brano. "Se avessimo avuto 'sta roba ai tempi dei Beatles l'avremmo usata un sacco", ha dichiarato McCartney, minimizzando le alzate di scudi dei puristi che si mettevano le mani nei capelli percependo il suo gesto come un sacrilegio.

È principalmente grazie a Kanye West e al suo 808s & Heartbreak che l'autotune è diventato uno strumento a tutti gli effetti e non un trucco per fregare l'orecchio di chi ascolta. È un colore trasparente applicato sulla tavolozza di un disco, una patina emotiva da modellare a piacimento. Per questo è possibile tracciare una linea che collega "Only One" a "Get Enough". Sono entrambi pezzi che usano la qualità cristallina dell'autotune per intervenire su voci spezzate, che trascendono tempo e spazio così da cantare la vittoria dell'amore sulla morte, sia essa già passata a falciare o sia solo stagliando all'orizzonte.

Elia è su Instagram: @lvslei.

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