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La leggenda delle "caramelle di droga" che ti ha segnato l'infanzia

Ovvero, ecco perché quando eri bambino tua madre ti diceva di non accettare caramelle dagli sconosciuti.

di David Barra
11 giugno 2018, 4:00am

Collage via Archivio Corriere della Sera/Unsplash.

Questo articolo fa parte della nostra rubrica sugli anni Settanta in collaborazione con Spazio70, una pagina Facebook di approfondimento sociale, culturale e politico su quel periodo della storia italiana.

L'anno scorso, più o meno in questo periodo, un'immagine che mostrava una bustina di plastica contenente delle pastiglie rosa a forma di orsacchiotto ha cominciato a girare su WhatsApp e su Facebook scatenando il panico. "Dalla 5B," recitava il messaggio: "oggi mi hanno mandato questa foto e segnalato che come potete vedere sembrano caramelle a forma di orsacchiotto, ma purtroppo così non è, sembra sia una nuova droga che si sta inserendo addirittura nelle scuole elementari per adescare i bambini. Chiedo la cortesia a chi ha amici con bambini sia alle elementari che alle medie di far girare questa foto e di avvisarli. Grazie a tutti."


Ovviamente bastava una breve ricerca per accorgersi che si trattava di una bufala: la foto era presa da un articolo del Sun e gli orsacchiotti in questione erano pasticche di ecstasy—una droga tutt'altro che nuova. Inoltre non c'era alcun elemento che potesse far pensare alla distribuzione della sostanza sotto forma di caramelle, men che meno fuori dalle scuole italiane.

A chi ha più di 30 anni questa storia ricorderà però sicuramente qualcosa—perché se sei stato bambino dalla fine degli anni Settanta all'inizio degli anni Novanta, non puoi non aver sentito parlare delle famose "caramelle alla droga," una leggenda metropolitana che ha segnato una generazione e dato origine alla famosa raccomandazione di non accettare caramelle dagli sconosciuti. Ma da dove ha origine questa fissazione?

Per provare a rispondere a questa domanda si può cominciare spulciando gli archivi dei quotidiani. Uno dei primissimi articoli ad accennare l'argomento in Italia è del 1972: "In qualche città statunitense, ha obiettato stamane un giornalista, le madri sono costrette ad accompagnare e a prendere i figli per evitare che, persino sulla porta delle elementari, siano avvicinati da persone che offrono caramelle drogate."

Tutto partirebbe dunque da un presunto problema americano citato come esempio da un giornalista durante un convegno sul consumo di stupefacenti promosso dall'azienda farmaceutica Sandoz. Anche se già in quell'occasione c'era chi ipotizzava scenari simili anche in Italia, le reali preoccupazioni si sono manifestate solo a partire dalla seconda metà degli anni Settanta—e cioè quando l'eroina è diventata una vera e propria emergenza nazionale.

Nell'aprile del 1976 arriva la notizia di un presunto caso di intossicazione segnalato a Gropello Cairoli, in provincia di Pavia. Senza entrare troppo nei dettagli e senza fare verifiche, Il Corriere della Sera riporta la notizia parlando genericamente di "caramelle che provocano strane sensazioni" che sarebbero state offerte agli studenti delle scuole medie del paese da alcuni sconosciuti.

Seguendo lo stesso caso, La Stampa va molto più cauta, aggiungendo al titolo un doveroso punto interrogativo: "Pavese, venti studenti drogati con le caramelle?" Così com'è scettico anche l'ufficiale sanitario del paese, Fiorentino Zetti, che intervistato dal quotidiano afferma di non aver riscontato sintomi di intossicazione da stupefacenti durante le visite primaverili agli studenti delle scuole medie. Insomma, la notizia appare infondata—tanto più che negli anni Settanta non esistono i debunker e giornali e televisioni vengono percepiti come fonti molto più affidabili di quanto non siano.

Due anni dopo, nel settembre 1978, le caramelle alla droga tornano sulle pagine del Corriere della Sera, stavolta proprio nel titolo di un'inchiesta sul consumo di stupefacenti nelle scuole: "Regalano caramelle truccate per iniziare i bambini alla droga."

All'interno dell'articolo, tuttavia, delle caramelle ci sono poche, vaghe tracce. "Il ministro della Pubblica Istruzione," scrive l'autore, riportando una dichiarazione della senatrice DC Franca Falcucci, "è a conoscenza che nelle vicinanze di molte scuole vengono distribuite caramelle e chicche che contengono tracce di droga, per una 'iniziazione' che minaccia di travolgere organismi fragili sul piano fisico oltre che su quello psicologico."

La citata è senza dubbio autorevole, tuttavia mancano dati concreti a sostegno della tesi. Quali scuole sono coinvolte? Di quali droghe si tratta? Quanti sono i casi accertati? Tutto questo non viene detto e il contenuto dell'inchiesta tradisce le aspettative contenute nel titolo.

Negli anni successivi la storia delle caramelle alla droga continua a diffondersi e all'inizio degli anni Ottanta sui giornali si leggono sempre più spesso articoli sul tema o sulle iniziative di sorveglianza promosse dagli istituti scolatici per arginare il fenomeno—il problema è che non sembrano esserci casi accertati.

Nell'ottobre 1981 i giornali riportano la notizia di un bambino di una prima elementare di Barolo di Torino che si sarebbe sentito male e che in ospedale, dopo essersi risvegliato da tre ore di coma, avrebbe detto di ricordare soltanto di aver ingerito una strana caramella regalatagli da un bambino più grande. Il suo racconto, tuttavia, si contraddirà in più occasioni. Nel 1982, a Novara, il provveditore agli studi Giuseppe Brienza denuncia un episodio che si sarebbe verificato due mesi prima ai danni di due ragazzi delle scuole medie. I quotidiani riportano sempre la stessa frase sulle "caramelle contenenti droga" ma i dettagli sulla sostanza in questione non compaiono mai. Nel gennaio 1983 c'è un'altra vicenda simile che sarebbe accaduta ad Aosta e che finisce sui quotidiani nazionali prima di venire ufficialmente smentita dalla polizia locale.

Insomma, fin qui si tratta di notizie locali senza fonte e voci presto smentite ma prese per vere dalla stampa nazionale. Nel 1984 tuttavia c'è un caso più specifico di cui si conoscono i dettagli. Succede ad Andria: stando alle ricostruzioni dei giornali dell'epoca, un bambino di dieci anni era stato avvicinato da due giovani all'uscita da scuola. I ragazzi, a bordo di un motorino, gli avevano offerto una caramella. Poco dopo averla mangiata, il bambino aveva cominciato ad avere le vertigini ed era precipitato in uno stato di sonnolenza. Soccorso dai genitori, era stato portato in ospedale dove gli avevano fatto la lavanda gastrica. Le analisi successive avevano identificato tracce di psicofarmaci.

I responsabili vengono successivamente individuati e arrestati. Hanno precedenti per diversi reati, tra cui anche lo spaccio di droga, tuttavia è la stessa polizia a considerare improbabile l'ipotesi di una "iniziazione alla droga" per indurre dipendenza precoce come quelle di cui parlavano i giornali—a giudicare anche dall'effetto, sembra più probabile si sia trattato di un tentativo di narcotizzare il bambino per poi rapirlo.

Ma sono dettagli—almeno per la stampa, che troverà nel caso di Andria la giustificazione per continuare a insistere sul tema, agitando lo spettro della "iniziazione al mondo della droga" e trasformando le "caramelle drogate all'uscita da scuola" in un mito tanto infondato quanto capace di suggestionare e spaventare ancora oggi.

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