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Alla fine c'è un motivo scientifico se alcuni uomini fanno manspreading

E secondo lo specialista Stuart McGill non ha nulla a che fare con testicoli o manie di potere.
Foto via Flickr.

A Stuart McGill il mio problema è stato chiaro nel momento stesso in cui mi sono seduto sul divano del suo studio. Ero là per intervistarlo per un articolo, ma quello che mi premeva davvero sapere era perché, dopo decenni di sollevamento pesi, aveva cominciato a farmi male la schiena durante esercizi semplici come gli squat e i deadlift.

Così mi ha osservato mentre mi sedevo facendo il classico manspreading, con il dorso sporto in avanti e le punte di piedi verso l'esterno—una posizione che, come avrei presto imparato, è determinata dalla forma e dalla configurazione delle giunture dei miei fianchi.

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McGill, un ex professore di biomeccanica della colonna vertebrale alla University of Waterloo, in Canada, è tra i più rispettati specialisti di mal di schiena del mondo. È abituato a risolvere i casi più complicati, con clienti che includono campioni di MMA e di sollevamento pesi e anche dottori specializzati nello stesso campo ma impotenti di fronte ai loro dolori.

Il mio caso però era tutt'altro che complicato. A meno che il mio modo di fare squat non convergesse perfettamente con la struttura dei miei fianchi (cosa che non avveniva), prima o poi mi sarei fatto male.

Da allora, ho notato sottili differenze nel modo in cui si siedono gli uomini—l'ampiezza dello spazio che occupano, quanto si inclinano davanti o dietro, e se i loro piedi sono angolati o simmetrici. (Io per esempio lascio il piede sinistro molto più aperto di quello destro, un altro motivo per cui prima o poi i convenzionali esercizi mi avrebbero causato problemi.) Tutti questi modi di sedersi riflettono variazioni infinite della struttura pelvica, e la possibile origine ancestrale del manspreading.

Ma se ci si imbatte la parola "manspreading" in un articolo o in un editoriale, quasi sicuramente questo non riguarderà il fatto che per le donne sia normale sedersi con le ginocchia strette o a gambe incrociate, posizioni piuttosto scomode nei miei anni di vita su questo pianeta come uomo.

Per molti infatti la quantità di spazio che donne e uomini occupano rispettivamente nel sedersi sarebbe una questione di genere. Cosa possibile nei suoi effetti, certo, ma che non contempla minimamamente che queste differenze di genere possano essere attribuite all'anatonomia, o anche all'ovvietà per cui molti uomini non si rendono conto di star occupando una quantità di spazio al di là dell'accettabile. Al contrario, ultimamente il manspreading è collegato automaticamente a dinamiche di potere.

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McGill non aveva mai sentito il termine "manspreading" prima che parlassimo, ma ha ipotizzato immediatamente un contesto capace di spiegare come questo sarebbe collegato al suo lavoro in relazione ad atleti fisicamente molto forti. Qua, per esempio, trovate una foto del leggendario sollevatore di pesi russo Vasily Alekseyev, accanto a una foto che lo vede in azione.

Praticamente lo stesso angolo, no? La stessa cosa vale per me, anche se sono la metà di Alekseyev. Lo so perchè McGill ha usato i due test mostrati in questo video per determinare la forma di squat a me più congeniale. (Il secondo potete farlo da soli.) "Per la maggior parte degli uomini, la posizione più comoda per stare seduti è quella con le ginocchia aperte," mi dice.

Ecco cosa succede quando una persona con la mia struttura fisica si siede con le ginocchia strette: la testa del femore preme contro il lato esterno dell'acetabolo, esercitando una tensione sul labbro che contorna quella cavità. Per mettermi in quella posizione, devo attivare i muscoli dell'adduttore dell'interno coscia. Questo scatena automaticamente la resistenza dei muscoli dell'abduttore dell'esterno coscia, formando una tensione che può arrivare fino alla zona lombare. Nel momento in cui rilascio la contrazione le cosce si separano, creando uno spazio di circa 40 cm tra una rotula e l'altra, che equivalgono a tre quarti dello spazio di quello che si può considerare un vero e proprio manspreading.

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Le donne, dall'altra parte, hanno bacino e ossa delle cosce più larghe, che sono angolate verso il centro del corpo anziché verso l'esterno. In questo modo, nella maggior parte dei casi sono comode a sedersi con le ginocchia unite, anche se questo cambia durante la gravidanza, quando il peso della pancia spinge in fuori le cosce.

Ma le differenze nell'anatomia delle anche non esistono solo in relazione al genere. Variano anche a seconda della provenienza dei propri antenati. Una delle conseguenze più interessanti di queste differenze, mi dice McGill, è la stretta relazione tra il tasso di problemi ortopedici e le abilità atletiche. La Polonia, per esempio, è l'epicentro della displasia dell'anca—quando le anche fuoriescono dalla loro cavità. Ma dato che cavità superficiali portano a squat perfetti, la Polonia produce un altissimo numero di campioni di sollevamento pesi.

Al contrario, le persone con le anche celtiche sono più propense a soffrire di confitto femoro-acetabolare, una conseguenza del limitato raggio di movimento causato da cavità dell'anca molto profonde. Queste cavità molto profonde fanno sì che i "portatori" si trovino in difficoltà durante la parte bassa dello squat, pur riuscendo a generare un sacco di potenza nella parte superiore. Questo aiuta a capire perché gli scozzesi hanno inventato il golf e il caber tossing mentre gli inglesi hanno reso famosa la boxe a mani nude.

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Allo stesso tempo, dall'altra parte del globo, le arti marziali asiatiche usano un centro di gravità più basso e un'estrema mobilità delle anche per mettere in svantaggio avversari potenzialmente più forti e grossi.

Tutto ciò è evidente anche nelle tradizioni popolari. Il ballo cosacco è reso possibile da femori relativamente corti, mentre la danza tradizionale irlandese non si sarebbe diffusa in popolazioni in cui le persone potevano fare facilmente le spaccate.

Per essere chiari, niente di tutto ciò giustifica il fatto che alcuni ragazzi si comportino da stronzi sui mezzi pubblici quando tutti dobbiamo stare un po' scomodi. Né supporta l'altra teoria, secondo cui noi uomini, non facendo manspreding, rischieremmo di schiacciarci i testicoli con adduttori incredibilmente forti. Sono un orgoglioso membro della categoria dei portatori di pene, ma posso assicurare che non bisogna allargare molto le gambe per evitare di schiacciarsi le palle.

Eppure neanche le tesi anti-manspreading sono riuscite ad andare troppo a fondo, garantendosi così le critiche di attiviste femministe che condannano le semplificazioni eccessive. Molti degli articoli in cui viene discussa la questione di genere dietro il manspreading citano "The Ergonomics of Dishonesty", che però non fa direttamente riferimento al genere. Leggendolo fino alla fine vi accorgerete poi che le conclusioni non sono del tutto negative, e che anzi "posture che prendono molto spazio" potrebbero avere effetti positivi, quali per esempio "la resilienza al dolore e allo stress."

Quindi, la metto così per i miei compagni maschi: da grandi manspreading derivano grandi responsabilità. Non abbiamo bisogno di sentirci eccessivamente in colpa quando occupiamo lo spazio disponibile. Ma quando lo spazio non è disponibile, non ci resta che limitarci ed evitare di fare gli stronzi.

Questo articolo è tratto da Tonic