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Breve storia dei droni spacciatori di droga in carcere

Negli ultimi mesi ci sono stati vari casi di gente che ha provato a consegnare droga dietro le sbarre con droni radiocomandati. E le guardie carcerarie sono rimaste abbastanza sorpresa.
12 marzo 2014, 9:00am

Immagine: x1klima/Flickr

Lo scorso fine settimana, un uomo di 28 anni è stato arrestato con l'accusa di usare un piccolo drone per contrabbandare una quantità sconosciuta di droghe illegali in una prigione a Melbourne, in Australia.

Anche se non è certo la prima volta che alcuni UAV leggeri sono stati utilizzati da uno spacciatore di medio livello per fare consegne aeree di droga a domicilio, il fatto suggerisce che si tratta di una tendenza sempre più diffusa, anche nelle prigioni più inespugnabili. Ecco, allora, una breve storia del traffico di droga con i droni.

OCHE CANADESI

Nel novembre 2013, le guardie del carcere di Hull a Gatineau, Canada, hanno individuato un piccolo drone quadricottero in volo sopra le mura della prigione. Un'indagine accurata sul posto e nelle immediate vicinanze del carcere non hanno portato ad alcun risultato sulla natura della merce contrabbandata attraverso il drone. Tuttavia, non sembrava essere un caso isolato.

"Questo genere di cose accade spesso nelle carceri del Quebec," ha detto all'Ottawa Sun Stephane Lemaire, presidente del sindacato degli agenti degli istituti correzionali del Quebec. "Di solito i droni portano piccole dosi di droga o altre sostanze illecite." Il problema, ha aggiunto Lemaire, è che "il drone può essere controllato da più di un chilometro di distanza, e il carcere [di Hull] è circondato da una foresta."

MISCELA GEORGIA

Pochi giorni dopo il volo in Quebec, quattro persone sono state arrestate per aver tentato di consegnare un po' di tabacco nella prigione di stato di Calhoun, Georgia, attraverso un esacottero telecomandato. Ok, tecnicamente non è una droga illegale. Tanto che “È stata una sorpresa," ha detto alla stampa lo sceriffo Josh Hilton. "Non ho mai visto un elicottero così."

MATCH POINT

Finalmente, qualche dettaglio in più sul caso di Melbourne. Quando i poliziotti sono stati chiamati per indagare su un piccolo drone in volo sopra il Metropolitan Remand Centre si sono imbattuti in un uomo e una donna, fermi in una macchina parcheggiata nelle vicinanze. A quanto pare, l'uomo aveva il quadricottero tra le mani, e portava con sé una piccola quantità di droga, come riporta il Guardian.

Non è chiaro se l'aspirante fattorino abbia violato le linee guida della Civil Aviation Authority, le quali dicono che gli operatori di droni identificati devono mantenere il loro velivolo ad almeno 30 metri dalle persone. Tuttavia, David McCauley, funzionario del corpo di guardie carcerarie della Public Service Association, ritiene che questo sia solo l'ultimo di una lunga serie di mezzi sempre più geniali per portare la droga dentro le mura delle prigioni.

"Alla fine della giornata, se questa gente riesce a lanciare palle da tennis farcite di droga oltre il muro di cinta, nonostante il livello di guardia attuale, penso sarà molto difficile fermare questi droni," ha detto McCauley al Guardian.

A parte tutto, non è ancora chiaro se i droni rivoluzioneranno la disperata inventiva legata all'arte del contrabbando che olia l'economia delle prigioni. Tuttavia, i velivoli radiocomandati di piccole dimensioni saranno sempre più economici e in grado di gestire carichi sempre più pesanti, a tal punto da cambiare le carte in tavola. In futuro, potremmo benissimo vedere contrabbandieri che, con estrema naturalezza, scelgono i droni per trafficare merce dietro le sbarre. Gli affari sono affari.