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La NASA sta prendendo sul serio l'ibernazione spaziale

RhinoChill spara un liquido di raffreddamento su per il naso per fare in modo che raggiunga la base del cervello.
Immagine: SpaceWorks

I viaggi verso altri pianeti non sono sicuramente brevi, e impacchettare abbastanza cibo e provviste per fare sopravvivere gli astronauti per il tempo necessario è una grande sfida. Una delle soluzioni proposte? Il sonno profondo, o, più precisamente, uno stato indotto di ipotermia che provochi un lungo letargo, una sorta di ibernazione. Come fanno gli orsi.

Solo che in questo caso i ricercatori che collaborano con la NASA hanno intenzione di indurre il letargo con RhinoChill, un dispositivo che utilizza tubicini invasivi per sparare un liquido di raffreddamento su per il naso per fare in modo che raggiunga la base del cervello.

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Quando si tratta di viaggi interspaziali, "ogni volta che si introducono esseri umani, la sfida si fa estremamente più complessa," ha affermato Bobby Braun, ex chief technologist della NASA. Specialmente quando si tratta di viaggi per trasportare persone su Marte.

Gli esseri umani ibernati sono facili da sistemare sui veicoli spaziali. Immagine: SpaceWorks

Far viaggiare degli esseri umani su altri pianeti richiede che siano risolte una gran quantità di questioni tecniche e logistiche, che la NASA intende affrontare con invenzioni come la tuta spaziale Z-2. Una delle difficoltà maggiori riguarda il modo di riuscire a far stare in un veicolo spaziale un'intera crew di astronauti con sufficiente cibo, intrattenimento e amenità varie per il periodo di 180 giorni necessario per raggiungere Marte.

La NASA sta finanziando le ricerche nell'ambito della tecnologia necessaria per far sì che le persone possano dormire profondamente per dei mesi collaborando con SpaceWorks, una compagnia di Atlanta che ha presentato recentemente i propri progetti all'International Astronomical Congress di Toronto.

Secondo la compagnia, indurre il torpore in una crew di astronauti eliminerebbe i problemi legati alla sistemazione di cucine di bordo, container, attrezzature sportive e grandi spazi. Dei robot si occuperebbero di stimolare elettricamente i gruppi muscolari fondamentali e il nutrimento necessario verrebbe iniettato per via venosa.

Eliminando gli spazi richiesti per la sopravvivenza e i movimenti delle persone, i veicoli potrebbero essere molto più piccoli, e potrebbero essere installate altre misure di sicurezza, ad esempio migliori protezioni. Secondo quanto affermato da SpaceWorks, lo spazio richiesto per una squadra di astronauti per una missione su Marte potrebbe essere ridotta dagli 8,2x9 metri ora necessari ai 4,2x7,5. Questa riduzione drastica delle misure porterebbero a un grande risparmio nei materiali di costruzione e a una riduzione dei costi da parte della compagnia, le cui condizioni finanziarie non sono delle migliori.

Legali e mettili a dormire. Immagine: SpaceWorks

È stato pianificato che dei veicoli per il viaggio verso Marte dovrebbero pesare circa 31 tonnellate per una crew di 4 persone: se le persone invece si trovassero in questa condizione di letargo artificiale, secondo SpaceWorks, la stessa squadra potrebbe essere posta in un veicolo di sole 15 tonnellate. Inoltre il numero di astronauti per una missione su Marte potrebbe essere raddoppiato, senza che il peso del veicolo aumenti. Con veicoli più leggeri verrebbero usati missili meno potenti per il lancio, il che significa una minore quantità di carburante e, ancora una volta, una riduzione dei costi.

Ovviamente SpaceWorks parla anche dei benefici a livello psicologico di un sonno di 180 giorni contro la lenta discesa nella follia provocata dallo spazio. Tuttavia il vantaggi principale di questo sonno profondo durante i viaggi spaziali è costituito presumibilmente dal risparmio di soldi e di risorse.

Come potete immaginare, saranno necessarie molte altre ricerche prima che gli astronauti possano essere ibernati per un periodo così lungo. RhinoChill per ora è stato usato solo per scopi terapeutici, e soprattutto, solo qui sulla Terra. Rimane da vedere se la tecnica possa essere usata in orbita, ma i grandi cambiamenti che questo metodo potrebbe apportare alla pianificazione dei viaggi su Marte, potrebbero essere una motivazione sufficiente per non mollare il colpo.