Che cosa sappiamo di 'Blue Whale', il gioco degli "adolescenti suicidi"

Che cosa sappiamo di 'Blue Whale', il gioco degli "adolescenti suicidi"

Dopo il dibattito suscitato dalla puntata de 'Le Iene', abbiamo cercato di capire cosa c'è dietro il gioco che spingerebbe gli adolescenti a suicidarsi.
16.5.17

Martedì 16/5, 16:50: L'articolo è stato aggiornato ulteriormente per includere informazioni addizionali sul fenomeno.

Il 14 maggio scorso è andata in onda una puntata del programma Le Iene con un servizio dedicato al Blue Whale Game (o Challenge), una specie di gioco online nato su alcuni forum e gruppi su VK, il principale social network russo, che prevederebbe la condivisione tramite social network di una serie di atti autolesionisti via via più gravi.

Secondo un'inchiesta di Novaya Gazeta sarebbe rilevabile un legame tra il gioco e numerosi casi di adolescenti suicidatisi in Russia, Kazakhstan e Kyrgyzstan tra il 2015 e il 2016, le cui vittime avrebbero fatto parte di gruppi dedicati al gioco. Nonostante ciò, per almeno uno dei casi citati – il suicidio del 19enne kazako Marat Aitkazin – la versione del legame con il gioco non troverebbe conferme.

La vicenda è rapidamente esplosa a livello mediatico ed è arrivata in Europa con toni piuttosto allarmanti, a tal punto da spingere un programma televisivo come Le Iene a parlarne. Resta da capire quale sia, in questo caso, la linea che separa l'isteria di massa dall'effettiva pericolosità del fenomeno.

Immagine via Siberian Times

Una prima possibile occorrenza di Blue Whale viene generalmente fatta risalire al 2015, quando una ragazzina diciassettenne russa di nome Rina Palenkova ha pubblicato un selfie su VKontakte, il principale social network russo, prima di gettarsi sotto un treno. Anche in questo caso non ci sono certezze al riguardo e il caso Palenkova risale a prima che si sentisse veramente parlare del gioco e che comparissero online le sue regole, ma il selfie della ragazza è diventato una sorta di manifesto in alcuni forum dedicati alla depressione e al suicidio.

È nel 2016 che, dopo l'inchiesta di Novaya Gazeta — secondo cui il gioco sarebbe stato responsabile di oltre 130 casi di suicidio tra adolescenti russi — Blue Whale ha cominciato a fare notizia in Russia.

Il caso che ha avuto forse più risonanza è quello di Yulia Konstantinova, 15 anni, e Veronika Volkova, 16 anni, che, alla fine di febbraio scorso, si sono buttate insieme da un palazzo di 14 piani a Ust-Ilimsk, nella regione di Irkutsk. Nei giorni precedenti, Yulia aveva pubblicato su Instagram l'immagine di una balenottera azzurra, mentre Veronika aveva condiviso messaggi dai toni depressi. Stando al Siberian Times, i due ragazzini che avrebbero filmato il suicidio sono stati fermati sul luogo dell'incidente, con l'accusa di incitamento al suicidio.

Nel novembre dello scorso anno, uno dei presunti fondatori del gioco — lo studente di psicologia 21enne Philipp Budeikin — è stato arrestato con l'accusa di istigazione al suicidio. In un'intervista, Budeikin avrebbe smentito i numeri riportati da Novaya Gazeta secondo cui, tra novembre 2015 e aprile 2016, i suicidi riconducibili al gioco sarebbero oltre 130 e avrebbe confessato di aver spinto personalmente al suicidio 17 persone.

"Ci sono le persone e c'è la feccia, cioè le persone che non portano alcun valore alla società e che fanno solo male. Ho ripulito la società da questa gente," avrebbe detto Budeikin. "È iniziato nel 2013. Ho creato F57 [ _uno dei gruppi di VK in cui sarebbe nato il gioco_] per vedere cosa sarebbe successo. L'ho riempito di contenuti scioccanti e ha cominciato ad attrarre gente. Nel 2014, è stato bannato. Per un sacco di tempo me la ridevo mentre vedevo come tutti cercavano di capire cosa volesse dire "F57." È semplice: F sta per Philipp, il mio nome, e 57 erano le ultime cifre del mio numero di telefono al tempo. Ho pensato a quest'idea per cinque anni. Si può dire che mi stessi preparando. Ho pensato per bene tutto il progetto, i vari livelli e i vari passi. Era necessario per separare le persone normali dalla feccia."

Oltre a Novaya Gazeta anche altre testate russe hanno trattato l'argomento. La testata Meduza, in particolare, ha criticato l'articolo di Novaya Gazeta sostenendo che la correlazione tra il gioco e i suicidi fosse difficilmente dimostrabile e che fosse più corretto sostenere che degli adolescenti depressi e con tendenze suicide finissero semplicemente a frequentare gli stessi gruppi online. Comunque, data l'attenzione riservatale sulla stampa russa, da lì la storia è stata ripresa da diverse testate internazionali — a partire dall'edizione inglese di The Sun — per poi arrivare un po' in tutto il mondo, dove visto il tema sensibile la storia si è diffusa in modo incontrollato a livello mediatico.

Più o meno a questo punto sono comparse per la prima volta su Reddit le regole complete del gioco. A quanto pare, per iniziare a giocare basterebbe esprime online la volontà di prendere parte al gioco usando l'hashtag #f57 — dal nome del gruppo VK dove sarebbe nato il gioco, dedicato all'autolesionismo e all'incitamento al suicidio — e aspettare di venire contattati da un 'master'.

A quel punto si dovrebbe sottostare a 50 giorni di missioni da eseguire, al termine delle quali il giocatore deve uccidersi, gettandosi dal palazzo più alto della propria città. I compiti da svolgere — secondo diverse testate internazionali che hanno riportato la notizia di recente, lo stesso servizio di Le Iene e un post su Reddit in cui si discute il gioco — variano da guardare film horror, ascoltare suoni raccapriccianti, commettere gesti di autolesionismo come incidere una balena sulla propria pelle, uccidere animali e svegliarsi alle 4:20 della notte (da qui il secondo nome con cui il gioco è noto, "Wake me up at 4:20"), in una sorta di logorante lavaggio del cervello.

Ognuno di questi compiti deve essere comprovato da una foto o un video inviato all'amministratore con cui si è in contatto, che ricatterebbe emotivamente il giocatore minacciando di fare del male alle persone a lui care. Secondo altre teorie diffuse in rete, il gioco potrebbe implicare anche l'uso di una app specifica che "hackera" il telefono della vittima, ma l'ipotesi sembrerebbe essere già stata screditata.

Come riporta il sito TheSubmarine — che fa una ricostruzione estesa degli eventi di cronaca russa ed estera sull'argomento — nel febbraio 2017 il Blue Whale si sarebbe diffuso in senso proprio in occidente, vendendo citato in alcuni casi di suicidio in Spagna, Argentina, Brasile e, stando al servizio di Le Iene, anche in Italia.

Il servizio di Le Iene parte dal caso di un ragazzino di 15 anni di Livorno che lo scorso marzo si è buttato da un palazzo di 26 piani della sua città. Solo in un secondo momento, grazie alla testimonianza di un suo compagno di scuola con cui l'inviato di Le Iene ha parlato, la sua morte è stata collegata al gioco, rappresentando così di fatto il primo caso di vittima italiana di Blue Whale.

Fuori dalla Russia, il mezzo di diffusione principale del gioco sembra essere Instagram e Tumblr, dove ha iniziato a comparire l'hashtag #f57. Su entrambi i social sembrano però essere state già prese contro-misure per impedire la diffusione del gioco e degli hashtag relativi. Digitando #f57 su Instagram, per esempio, esce un avviso che offre aiuto.

Screenshot via Instagram

Sempre tra febbraio e aprile anche il collettivo di hacker Anonymous avrebbe deciso di agire contro gli amministratori del gioco sadico, lanciando #OpBlueWhale e invitando espressamente a più riprese i giovanissimi a non farsi coinvolgere dalla cosa.

Non è in realtà la prima volta che un gioco nato o almeno diffuso online e basato sulla manipolazione psicologica ha conseguenze gravi, soprattutto tra i giovanissimi. Il gioco "Fire Fairy," per esempio, che sembra avere avuto a sua volta origine in Russia, ha spinto una bambina di 5 anni a lasciare il gas acceso la notte, con la promessa che la mattina sarebbe diventata una "fatina."

Ancora, qualche anno fa, a fare notizia è stato il "Chocking Game," un gioco in cui una persona si soffoca o si fa soffocare volontariamente per privare il proprio cervello di ossigeno e procurarsi così uno "sballo," senza fare uso di droghe o alcool. Per questo motivo è chiamato anche "gioco da bravi ragazzi." Il Choking Game era stato trattato dai media come "l'ultima moda online" tra i giovani, quando, in realtà, si trattava di un gioco ben più vecchio: come ha riportato VICE allora, le prime testimonianze di morte per questo tipo di asfissia "accidentale" risalirebbero infatti agli anni Trenta.

Lo stesso Slender Man — un personaggio di finzione creato nel 2009 in un concorso sul forum Something Awful e assurto rapidamente a leggenda misteriosa della rete — è stato citato come movente in un caso di tentato omicidio nel 2014 in Wisconsin, quando due dodicenni hanno attirato nel bosco una compagna e le hanno inferto 19 coltellate per "fare colpo su Slender Man."

Su Reddit (uno dei luoghi insieme a Instagram, ad alcuni forum, all'imageboard finlandese Yliauta e a Gyazo, dove sono comparse per la prima volta online le regole del gioco) gli utenti più scettici hanno ipotizzato che non fosse altro che una macabra leggenda o un Creepypasta simile a Slender Man.

"Ci sono le persone e c'è la feccia, cioè le persone che non portano alcun valore alla società e che fanno solo male. Ho ripulito la società da questa gente," avrebbe detto Budeikin.

In questo senso, il modo in cui Blue Whale sfruttrebbe e alimenterebbe metodicamente i sentimenti di insicurezza e depressione tra i più giovani per spingerli al suicidio sembrerebbe senza precedenti, almeno nel web più "di superficie" come quello dei social network. Vale però la pena di notare che in tutti questi casi fuori dalla Russia nessuna evenienza del gioco è mai stata dimostrata e che la correlazione effettiva tra il gioco e i suicidi sembra esserci solo in un numero limitato di casi.

In generale, tra tutte le informazioni che si possono trovare sull'argomento è difficile riconoscere se si tratta effettivamente del gioco, di emuli o di semplici gruppi pro-suicidio come ce ne sono diversi nella darknet.

Come sottolinea ancora il sito TheSubmarine, e come abbiamo scritto anche su Motherboard, esistono nicchie nel deep web dove il suicidio è oggetto di discussione aperta, la maggior parte delle quali offre un servizio inusuale ma apparentemente efficace, rappresentando una sorta di valvola di sfogo dove le persone possono cercare aiuto o semplicemente, appunto, sfogare i propri pensieri. Di certo c'è che il dibattito su un tema così delicato non può e non deve passare per isterie mediatiche incaute come quella che si sta consumando per Blue Whale.