Chatroulette
Getty Images.

Il fondatore di Chatroulette cerca di risolvere ‘il problema dei peni’ da 12 anni

Andrey Ternovskiy lotta ogni giorno per evitare che il suo sito—virale alla fine degli anni 2000—sia soltanto esibizionismo.

In quanto millennial “più anziana,” nel mio cervello ci sono alcune immagini molto specifiche impresse in modo indelebile, come fedora che non erano ancora una cosa da stronzi e denti finti da vampiro su Tumblr. Grazie a Chatroulette, in questo elenco ci sono anche i peni di perfetti sconosciuti immersi nei toni seppia di qualche stanza poco illuminata, filtrati dalla risoluzione a 0.3 megapixel delle webcam dell’epoca.

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Il sito—che permetteva di incontrare gente a caso via video chat—è diventato estremamente popolare pochi mesi dopo il suo lancio. Era piuttosto primitivo: una finestra video, una casella di chat, un bottone per passare allo sconosciuto successivo, e, se volevi, l’anonimato totale. Potevi indossare una maschera di Guy Fawkes o puntare la webcam lontano dalla faccia. Spesso, dall’altra parte c’era un uomo con il pene in mano.

Oggi Chatroulette non somiglia più al sito che conoscevo io. I cambiamenti avvenuti nel corso degli ultimi 12 anni sono opera del suo fondatore, Andrey Ternovskiy, e dei suoi infiniti sforzi per far sì che le persone smettano di tirare fuori il cazzo sul sito.

“Un sistema di rilevamento facciale tiene il sito pulito,” recita un messaggio sotto la mia finestra video. Appena il sistema trova il mio volto, compare un altro messaggio, che introduce una scelta tra due persone. Se io e la persona dall’altra parte ci scegliamo a vicenda, possiamo chattare. Ma non prima di un ultimo avviso: “Chatroulette si avvale di un sistema di moderazione. Sono proibiti i comportamenti inappropriati. Leggi il regolamento.” Viene inoltre richiesto di fare accesso con Google o Facebook.

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Quando Ternovskiy ha lanciato il Chatroulette alla fine del 2009, io avevo 17 anni. Il sito è diventato virale in fretta, con oltre un milione di utenti al giorno nella fase di picco. Molta dell’attenzione da parte dei media era dovuta alla reputazione che Chatroulette si era guadagnato: nel 2010, un’azienda di analisi dati ora defunta aveva determinato, attraverso un conteggio mai svelato che “il tasso di pervertiti su Chatroulette era del 13 percento;” in altre parole, ogni otto sessioni di video chat, una conteneva qualcosa di esplicito.

Nel corso degli ultimi dieci anni, tante persone tra noi sono tornate su Chatroulette per nostalgia o per scommessa, spinte in genere da un coinquilino annoiato o da un paio di bicchieri, o dalla ricerca del significato di felicità, o a caccia di qualcosa di profondo. Nel corso degli ultimi due anni, fatti di lockdown e restrizioni per la pandemia, quella caccia è diventata più vulnerabile, se non proprio disperata: un semplice momento di connessione con un altro essere umano, un’ancora di salvataggio dalla solitudine della quarantena. Ma persino in un momento di morte, distruzione e disperazione, Chatroulette è rimasta un mare di peni.

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Per tutto questo tempo, Ternovskiy ha lavorato per risolvere quello che lui chiama “il problema dei peni.” Non è contro il sesso in sé; ma l’esibizionismo non ha solo condizionato per sempre la reputazione del sito, ha anche causato un’emorragia di utenti. Se una persona fa log-in per la prima volta e vede qualcosa che la offende, spiega, chiude il sito e non torna mai più. Ternovskiy preferirebbe lasciare che il sito sviluppasse un ecosistema proprio, senza doversi intromettere. “Il mio primo obiettivo è costruire un sito che piaccia alle persone, a prescindere dal fatto che sia accettabile o meno nella nostra cultura. A nessuno, però, piacciono i cazzi a sorpresa.”

Nel 2010, per un breve periodo di qualche mese dopo il lancio, Chatroulette aveva stanze a tema create dagli utenti stessi, con sezioni come “sex” “gayteen,” “girls” e “cybersex-local.” Quella del sesso, ovviamente, era la stanza più popolare. Le stanze non sono servite a contenere i peni, ma hanno generato nuovi problemi.

Nel 2011 ha introdotto un sistema di riconoscimento dei volti e della pelle esposta, che individuava “quantità eccessive di pelle riconoscendo alla stesso tempo i volti come pelle che è appropriato mostrare.” I risultati del sistema sono stati analizzati dai dipartimenti di informatica dell’Università del Colorado e della McGill. L’analisi ha concluso che il sistema riusciva a filtrare circa il 60 percento di “inserzioni e contenuti offensivi.” Ternovskiy ha detto alla CBC che aveva un team di 100 moderatori che revisionavano manualmente le webcam per segnalare quelle offensive e cacciarne gli utenti.

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L’aggiornamento che permette di scegliere tra due partner di chat prende invece ispirazione dal meccanismo di swipe su Tinder. La randomicità guidata concede un senso di vago controllo all’utente, e almeno in teoria permette a una persona di evitare cose che non vuole vedere. A giugno 2010, Ternovskiy ha assunto Hive, un’azienda di intelligenza artificiale specializzata in moderazione, perché lo aiutasse a contrastare la nudità.

Ternovskiy sa che la sua è solo una pezza. Gestire un sito è come trasportare un secchio con buchi impercettibili, mi spiega. Gli utenti sono l’acqua; se c’è un buco, lo troveranno. Le soluzioni sistemiche—riconoscimento facciale, algoritmi di machine learning che individuano “troppa” pelle—sono una “piaga sociale,” dice, che distrae gli sviluppatori dando loro una falsa sicurezza. Le persone sono molto più intelligenti di così. Usano copertine di riviste per superare il riconoscimento facciale e si masturbano appena fuori inquadratura così da non mostrare troppa pelle nuda.

"Idealmente, vorrei non bandire queste persone. Non voglio creare una qualche soluzione sofisticata che riconosce un pene. È una stupidaggine. È inconcepibile,” dice Ternovskiy. “È una truffa totale, perché suona come una cosa intelligente—’oh, puoi creare una macchina che riconosce i peni’—, ma in realtà è un’idiozia, perché c’è un altro milione di modi per essere offensivi. Sai di cosa parlo, no?”

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Lo so. Chiunque abbia usato internet negli ultimi dieci anni lo sa.

Oggi, Ternovskiy impiega una piccola squadra di donne russe come utenti sotto copertura (tutte freelance, al momento sono sette), che funge da canarino nella miniera di carbone di Chatroulette. Fanno sessioni da un’ora i cui calcolano: quanti uomini ci sono? Quante donne? Quanti gruppi? Schermi neri? Bot di spam? Quanti contenuti espliciti? Impliciti? Provocano altri utenti—dicendo cose come “fammi vedere di che pasta sei fatto,” parafrasa Ternovskiy—e prendono appunti. Non è compito loro bandire o segnalare nessuno.

“Voglio vedere i casi peggiori,” spiega il fondatore del sito, in particolare dalla prospettiva di una donna. “Se il 20 percento delle connessioni contiene un pene, non va per niente bene. E devo pensare a nuove soluzioni.”

Ho chiesto a Ternovskiy perché non fa diventare il sesso il punto forte del sito, visto che non ha problemi morali in senso stretto. Anche se piattaforme come MyFreeCams e LiveJasmine sono nate qualche anno prima di Chatroulette, avrebbe comunque cavalcato quell’onda al momento giusto. Alcuni dei siti di cam più frequentati oggi—tipo Chaturbate, Camsoda e Stripchat—sono arrivati anni dopo Chatroulette.

“Sentivo che Chatroulette era più di una foresta di cazzi,” risponde. E un sito di streaming live pieno di peni mal illuminati non avrebbe funzionato granché. “Se crei un Chatroulette di [contenuti per adulti], saranno solo cazzi che guardano altri cazzi. Non funziona.”

In questi giorni, sta lavorando a una valuta interna, per cui gli utenti guadagnano punti sulla base di quanto tempo passano a parlare con altre persone. Una delle nuove implementazioni, che non esisteva quando Chatroulette era all’apice, è costringere gli utenti a fare log in per usare il sito. Nel sistema immaginato da Ternovskiy, per poter incontrare una persona nuova devi usare un certo numero di punti; per guadagnare quei punti, devi parlare con le persone che incontri. Il sistema che sta pianificando sarà comunque graduato—se parli con qualcuno che ha un punteggio basso, l’interazione non ha costo, per esempio—ed è ancora in lavorazione. Spera, però, di incentivare le persone a usare il sito per fare conversazione e per ragioni creative.

“Il punto non è un pene in sé, è una questione di dare e ricevere. È una questione di quanto contribuisci e quanto ti prendi,” spiega.

Alla fine, Ternovskiy mi dice che è grato del problema dei peni. Lo ha costretto a innovare il suo lavoro. “Per me è piuttosto demotivante dovermi dedicare solo al problema dei peni—è inevitabile essere delusi se fai solo questo per 11 anni— … ma cerco anche di renderlo divertente,” dice. Paragona la sua situazione alla storia dei voli spaziali: l’obiettivo sarà stato far arrivare un essere umano sulla Luna, ma tra tutte le cose inventate per quella missione ci sono anche le tute da vigile del fuoco e i pacemaker.

“Odio vedere le cose morire,” dice alla fine Ternovskiy. “E voglio davvero portare Chatroulette nel futuro. Non deve essere per forza lo stesso identico Chatroulette, ma voglio continuare, voglio che la storia prosegua.”