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Anche Beppe può sbagliare

Poco prima del comizio di Grillo a Milano incontriamo Mattia Calise, giovane consigliere comunale del Movimento 5 Stelle.

Cosa spinge i ragazzi della nostra generazione, quelli che devono ancora compiere trent'anni o quasi, a impegnarsi a entrare nella politica? Cerchiamo di scoprirlo con questa rubrica.

Nella prima pagina, foto di Piotr Niepsuj.

Mattia Calise ha 22 anni, ma la sua vita è cambiata a 14; quando ha visto il suo primo spettacolo dal vivo di Beppe Grillo. È un ragazzo sempre sorridente, entusiasta, ancora emozionato e quasi incredulo di poter fare politica come consigliere comunale a Milano nonostante siano passati quasi due anni dalla sua incredibile elezione. "Mi sembra quasi di essere in uno zoo, o in un acquario a volte," mi confessa. "E Beppe l'ho sentito solo due volte da quando sono qui, l'ultima per chiedermi come stavo dopo essere stato male".

A Palazzo Marino Mattia mi mostra dove si siede in aula, il luogo in cui vengono discusse le delibere, e ricorda la volta in cui la consigliera del PD lo ha minacciato di farlo fuori perché le ha chiesto di non fumare dentro. 

Mentre parliamo mi dimostra come la sua convinzione nei metodi del manifesto del Movimento 5 Stelle non sia mai vacillata, di come anzi tutto sia ancora seguito con assoluto rispetto, ardore e precisione, come fa uno studente di cinema del secondo anno quando scopre Dogma 95. "Ho le mie competenze nei miei argomenti, nel mio caso per esempio l'informatizzazione. Per il resto mi avvalgo di volontari esperti nei vari settori di cui siamo interessati a cui passo documentazione a cui ho accesso solo io. Per decidere cosa votare o proporre consulto un Wiki a cui tutti possono accedere, anche le persone esterne al Movimento, con una serie di proposte da portare in comune. Sono intere pagine, strutturate come quelle che normalmente vedi su Wikipedia, con ricerche, link alle fonti, spesso il risultato di collaborazioni spontanee con decine di persone occupate nella cosa per settimane o mesi. Il mio compito alla fine è valutare le cose più interessanti e trasformare quel lavoro in qualcosa di presentabile in Consiglio Comunale. Controllo le fonti, magari riscrivo alcuni passaggi in modo più istituzionale, a volte mi tocca pure correggere degli errori di grammatica e ortografia!" e scoppia a ridere, però poi si fa subito serio.

"Il problema è che tanto non li votano mai, perché sono ancora interessati a un'idea tribale di partito. Tipo, 'siamo un gruppo e votiamo in gruppo per le nostre cose,' spesso li vedi ritirarsi in alcune stanze segrete-come le ho ridefinite io-per mettersi d'accordo fra di loro su come votare; mi è capitato anche più volte di vedere come Maggioranza e opposizione si mettessero d'accordo con voti di scambio. Io ti voto questa, e tu però mi fai passare quella. Uno schifo. Ma la cosa peggiore è quando riesci a farti votare una delibera-per esempio quella che abbiamo proposto noi contro la mafia a Milano, erano praticamente costretti a votarla all'unanimità-poi questa non viene messa mai in pratica. Nonostante questo sia fondamentalmente illegale. L'unica cosa che possiamo fare per costringere il Comune a rispettare la legge è fare ricorso al TAR, una procedura lunghissima e macchinosa. Come diceva Berlinguer 'I partiti sono macchine di potere.'"

Mattia è molto interessato a Milano, nonostante il suo percorso politico sia iniziato nel suo luogo di nascita, a Segrate. "I miei non erano assolutamente attivi politicamente-votavano, ma magari il meno peggio, in modo passivo. Ho avuto una specie di epifania dopo aver cominciato a leggere il blog di Beppe, ho portato mio padre allo spettacolo e subito dopo ho fondato il primo Meetup di Segrate. È cominciato tutto così. Ho messo l'annuncio e dopo qualche giorno mi è arrivata una mail che diceva 'Ehi, 60 persone sono interessate a incontrarsi a Segrate.' La prima volta eravamo in quattro nella biblioteca della città, e abbiamo parlato tipo del problema della cementificazione. Due sono ancora amici miei."

Il passaggio alla politica milanese coincide con l'inizio dello studio alla Statale, scienze politiche. "È stato un caso! Ero a uno dei 16 spettacoli al Teatro Smeraldo di Beppe e ho scelto di fare volontariato. Qualcuno si è avvicinato per farmi i complimenti, per dirmi che al movimento servivano giovani come me. Alla fine mi sono ritrovato in una lista di candidature per il Sindaco di Milano, e 170 persone, fisicamente non per via telematica, mi hanno votato per l'avventura di provare a cambiare qualcosa in questa città." Ma chiunque può entrare in consiglio, o diventare sindaco? Non serve nessuna preparazione? "Devi studiare tantissimo, io avevo il problema dell'età inferiore rispetto ai miei avversari. Ho dovuto darci dentro con diritto amministrativo, diritto pubblico e cose così. La cosa alla fine ha cambiato completamente il mio modo di vivere, ho cominciato a fare attenzione a cosa condividevo sui social come Twitter o Facebook, soprattutto sotto elezioni, quando cercano sempre qualche scusa per attaccarti. È stato molto invadente. Fortuna che alla sera potevo fare karate e suonare la batteria per sfogarmi."

Quindi gli chiedo se basandosi solo una comunicazione diretta, solo attraverso le proprie fonti-il sito, i social-non si rischia di essere autoreferenziale, e di escludere la maggioranza delle persone ancora senza la rete. "C'è il passaparola! Il figlio a casa può spiegare ai genitori o agli amici cosa diciamo. Vedi per esempio per il referendum sul nucleare. Sono convinto che il passaparola sia più forte di una trasmissione di Vespa o Santoro." Mattia poi mi spiega come convince i più giovani a interessarsi alla politica. "Devi spiegare loro che puoi cambiare le cose, altrimenti i politici ti fregano. Devono capire che è un servizio civico. Come spiega Beppe nei suoi spettacoli." Faccio anche a lui quella domanda. "Beppe sbaglia, Beppe può sbagliare. Per esempio Di Pietro presidente della Repubblica, non esiste proprio, ma tanto era una battuta, no?" Ma può esistere un Movimento 5 Stelle senza Grillo? "Senza Beppe non sarebbe nato. Ma come dice Beppe il movimento è uno strumento da tempo di guerra."

L'arrivo di Beppe Grillo in Piazza del Duomo si avvicina. Ci salutiamo, Mattia deve tornare a organizzare la manifestazione.


La terza puntata della nostra mini-rubrica si conclude qui. Nella pagina successiva, Matteo si sofferma sulla manifestazione in Duomo con un resoconto personale.

Foto di Marco Morona.

Sono passati un paio di giorni da Piazza del Duomo piena. Piena come giorni prima col PD, ma con un'atmosfera completamente diversa. Non persone che si ritrovavano a pacche sulle spalle per l'ennesima battaglia, per provare a conquistare qualcosa-il comune di Milano un paio di anni fa, la Regione Lombardia oggi- ma gente che si conosceva e contava per la prima volta. Gente incazzata, orgogliosamente rancorosa, senza dubbi sui vari leader che si davano il cambio sul palco, ma anzi così fiduciosa che l'unico tizio più in alto di loro sarebbe riuscito infine a liberarli da ogni male nella loro esistenza da potere, a volte, anticipare quello che avrebbe detto, altre sincronizzarsi perfettamente con il suo livore, come delle donne mestruate che lavorano assieme.

C'è stato di tutto. Dai tamarri con ragazza trascinata a mano, pronti a guardare assertivi la propria donna dopo ogni punchline di Grillo, a dire "Visto? Visto? Cosa ti dicevo" a Dario Fò alzato e mostrato alla piazza e ai nemici come la nascita di Simba ne Il Re Leone. Nemici che hanno permesso che questo accadesse.

L'errore fatto fino a oggi è stato infatti quello di considerare il movimento di Grillo come "anti-politica", una gigantesca stronzata che appare evidente a chiunque parli con un seguace del comico genovese. Sono tutte persone altamente motivate e interessate a entrare in politica-a riconfigurare i meccanismi della Cosa Pubblica dall'interno. Il modo stesso di raccogliere consensi del Movimento 5 Stelle è probabilmente la manifestazione più plateale di cosa sia fare politica che abbiamo avuto in Italia dai tempi del Partito Comunista rinato dopo la Guerra. Persone che si ritrovano spontaneamente insieme per perseguire un ideale utopico più grande di loro, partendo dal basso, dileggiati, derisi, sottovalutati, posizionandosi a prescindere contro lo status quo e riuscendo infine a imporsi come movimento politico in grado di influenzare l'intero paese. Tutti i leader politici e giornalisti che fino a oggi hanno cercato di attaccare Grillo con la manfrina dell'anti-politica non solo hanno sparato a salve, ma hanno dato tempo al Movimento 5 Stelle di ricaricare. Per un popolo tassato e senza soldi, quale migliore pubblicità degli stessi avversari che sottolineano come il tuo partito sia strutturato come contro tutto ciò che hanno rappresentato fino a oggi?

Grillo e i 5 Stelle in realtà rappresentano qualcosa di molto più pericoloso e distruttivo che della semplice anti-politica: l'anti-intellettualismo. L'idea che non esista qualcuno che abbia capacità e conoscenze superiori, magari per aver studiato in una scuola dove conosci solo stronzi, o magari anche perché avvantaggiato da una situazione economica migliore della tua-perché la vita non è un cazzo di libro di Gianni Rodari. Che tutto debba obbligatoriamente arrivare dal basso. Che una madre casalinga con tre figli, come più volte annunciato dallo stesso Grillo, dovrebbe fare il Ministro dell'Economia invece di qualche "spocchioso" laureato con Master perché lei sì che sa cosa vuol dire arrivare a fine mese

Kurt Vonnegut una volta scrisse che "il vero terrore è svegliarsi una mattina e scoprire che i tuoi compagni di liceo stanno governando il Paese" e il programma politico dei 5 Stelle è esattamente questo. Io non voglio gente che mi assomigli o con cui prendere una birra, non mi importa che qualcuno sia cresciuto in una casa popolare come me o che faccia le vacanze in yacht in Sardegna come Grillo. Non mi serve la pelosa condiscendenza dell'ultra-borghesia che ti dice che alla fine cioè, vivi meglio tu che sei vero. Voglio che la gente che mi governi sia così più preparata e intelligente da farmi vergognare di tutte le scelte che ho compiuto nella mia vita. Non voglio avere nulla in comune con qualcuno a cui do il mio voto. Nulla. Voglio ammirare una persona per aver avuto il coraggio di fare cose di cui ho paura, prendere decisioni che non mi sarebbero mai venute in mente perché sono un idiota. Voglio essere geloso. Non voglio urlare alle politica vaffanculo, vorrei che la politica avesse le palle di mandare a fanculo me.


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