I nuovi vicini

Ho ritrovato un po' di Aleppo in un parco di Copenaghen

Qui non ho molti amici, ma i Giardini Frederiksberg mi riportano per un attimo a casa.

di Mustafa Mohamad
29 maggio 2017, 7:01am

Tutte le foto di Jonas Fogh.

Questo articolo è parte della nostra serie I nuovi vicini, in cui giovani rifugiati stabilitisi in vari paesi d'Europa contribuiscono alla produzione editoriale di VICE attraverso le loro storie. Per saperne di più, leggi la lettera dell'editore.

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Mustafa Mohamad ha 16 anni, è nato in Siria ed è di etnia curda. Al momento vive in un centro per giovani stranieri non accompagnati a Copenaghen, nel quartiere di Frederiksberg.

Come raccontato a Lene Munk.

Non fa freddo come pensavo, qui in Danimarca. Le stagioni e il clima sono simili a quelle di Aleppo, solo che a Copenaghen l'inverno è un po' più rigido. Vado tutti i giorni a camminare ai Giardini di Frederiksberg, perché mi ricordano un parco di Aleppo; ora le foglie ancora appese agli alberi sono marroni, proprio dello stesso colore di cui sono a casa in Siria in questo periodo dell'anno. Anche qui in Danimarca ci sono sempre signore anziane che camminano per i giardini con i loro nipoti nei passeggini, come ad Aleppo.

Quando sono ai Giardini Frederiksberg penso ai miei amici e alla mia famiglia. Mio fratello è maggiorenne e vive a Valby, una zona alla periferia di Copenaghen, ma il resto della mia famiglia è in Turchia. Quando cammino da solo per i Giardini penso al passato.

In Siria mi guadagnavo qualcosa cucendo tasche. Qui in Danimarca vado a scuola e studio danese, inglese e matematica—la materia più difficile. Anche il danese non è così facile, ma cerco di fare sempre i compiti e di praticarlo il più possible.

Ai giardini di Aleppo ci andavo spesso con i miei amici. Mangiavamo qualcosa e a volte facevamo la lotta, oppure ce ne stavamo semplicemente seduti sull'erba. Il mio migliore amico vive in Turchia, adesso. Altri sono in Iraq e due sono in Svezia. Mi mancano molto—qui non ho molti amici.

Vorrei far vedere i Giardini Frederiksberg ai miei genitori, ma non ho il permesso di raggiungerli per motivi di sicurezza. Ho fatto domanda per un visto di ricongiungimento familiare, così da portare qui il resto della mia famiglia, ma è stata rifiutata. Mi ha fatto arrabbiare così tanto che anche parlarne adesso è difficile. Ho fatto ricorso con l'aiuto di un avvocato, ma adesso non posso fare altro che aspettare.

Vivo in un dormitorio con altri rifugiati della mia età. Ci sono solo ragazzi nel mio corridoio, quindi c'è sempre casino. Ogni tanto è bello uscire e starmene un po' in pace, circondato dal silenzio.

Nei giardini riesco a riordinare pensieri e idee. Ogni tanto vado a correre, cerco di andare forte e lontano. Faccio anche parte di una squadra di calcio. Circa un terzo di noi sono rifugiati, mentre gli altri sono danesi e questo weekend giocheremo contro il Brøndby, una squadra danese. Non vedo l'ora.

Firma la petizione dell'UNHCR per chiedere ai governi di garantire un futuro solido a tutti i rifugiati.

E vai qui per fare una donazione a Refugees Welcome Denmark, un'associazione che offre assistenza e aiuto legale ai richiedenti asilo in Danimarca.

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