Perché facebook ha attivato il safety check per Parigi e non per Beirut

Venerdì facebook ha usato per la prima volta il Safety Check per una strage terroristica, e in molti si sono chiesti perché non l'abbia fatto anche in altre occasioni.
Giulia Trincardi
Milan, Italy
16.11.15

Durante agli attacchi di venerdì sera a Parigi, Facebook ha attivato la funzione Safety Check, per permettere alle persone nella capitale francese di segnalare rapidamente la propria condizione ai propri contatti sul social network.

Questa scelta—accompagnata dalla possibilità per tutti gli utenti di aggiungere alla propria immagine profilo la bandiera francese in segno di solidarietà—ha sollevato una serie di critiche sulla priorità che il social network globale avrebbe dato a un evento che ha riguardato una capitale europea, a dispetto di altre situazioni altrettanto gravi in paesi non occidentali. Facebook è sembrato, insomma, perpetuare i "due pesi e due misure" che i media occidentali usano nel trattare le tragedie umane nelle diverse parti del mondo.

Per quanto Safety Check non sia una novità—una versione prototipo è stata usata nel 2011, durante lo tsunami in Giappone, mentre quella ufficiale è in uso da ottobre 2014—lo è il fatto che sia stata attivata in occasione di un attacco terroristico, anziché un disastro naturale. In questo senso, non sono stati in pochi a chiedersi perché la società abbia ampliato il contesto di Safety Check ai "disastri umani" per Parigi, anziché farlo per Beirut, colpita da un attentato devastante proprio il giorno precedente.

Sabato, Alex Schultz di Facebook ha pubblicato un post in cui spiega le ragioni della scelta, in parte legate a ragioni tecniche, in parte imputabili a un'incompatibilità tra app come Safety Check e realtà di conflitto costante come quella del Libano oggi.

"Abbiamo scelto di attivare Safety Check per Parigi perché abbiamo notato una grande attività su Facebook durante gli eventi," Spiega Schultz nel post, facendo riferimento ai quattro milioni di utenti circa che hanno usato il social network sul posto in quelle ore. "Facebook è diventato un luogo per le persone per condividere informazioni e cercare di capire le condizioni dei propri cari," prosegue, concludendo che c'è sempre una prima volta, "persino nelle situazioni complesse e delicate, e per noi è stata Parigi."

Durante una crisi prolungata, come una guerra o un'epidemia, Safety Check non può essere altrettanto utile

Il motivo per cui questa "prima volta" non è potuta essere Beirut, il giorno prima, ha a quanto pare a che fare con i parametri della app, finora calibrati su eventi naturali come il tifone Ruby nelle Filippine e i recenti terremoti in Nepal e Cile. Parigi è stata più adatta di Beirut al collaudo di Safety Check per gli attacchi terroristici perché la dinamica degli attacchi di venerdì sera è stata più simile a quella di un disastro naturale—ovvero, eccezionale. "In caso di catastrofe naturale" spiega Schultz, "applichiamo una serie di criteri tra cui portata, intensità e impatto. Durante una crisi prolungata, come una guerra o un'epidemia, Safety Check, per come è ora, non può essere altrettanto utile alle persone: perché non ci sono un inizio e una fine definiti, e, purtroppo, è impossibile sapere con certezza quando una persona è 'al sicuro.'"

Schultz conclude sottolineando che intendono cambiare la politica di attivazione Safety Check da ora in poi, in modo da rendere "questo strumento disponibile in qualsiasi momento e luogo possa aiutare."