Da due mesi l'internet in Kashmir è in blackout

Come ultima violazione della libertà di parola in India, la polizia del Kashmir ha interrotto le reti mobili in seguito alla morte di un militante.
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Proteste dopo la morte di Burhan Wani. Immagine: NurPhoto/Getty

All'inizio di questa estate, lo stato del Kashmir nell'India settentrionale è stato scosso da una nuova ondata di disordini quando il giovane leader militante Burhan Wani è stato assassinato dalla polizia. Wani era il controverso leader di Hizbul Mujahideen, un gruppo che lotta per l'indipendenza dello stato dall'India. Molti in Kashmir lo considerano come un martire della libertà mentre i funzionari indiani lo reputano un terrorista.

Da tempo, gli abitanti del Kashmir sono costretti a convivere con i coprifuoco e la forte presenza dei militari nella loro vita quotidiana. Per decenni, le loro valli e catene montuose sono finite nel mirino delle guerre di confine tra India, Pakistan e Cina. Ma durante i picchi di violenza, le forze dell'ordine in Kashmir hanno iniziato a sfruttare una nuova forma di controllo: il blackout della rete.

Un ulteriore supplizio per il popolo del Kashmir che subisce violenze da quando l'India è diventata indipendente nel 1947. Solo negli ultimi due decenni, sono accaduti 22.000 episodi di violenza e più di 44.000 persone sono morte durante svariati attacchi terroristici. E la rivolta come reazione all'uccisione di Wani che ha lasciato sul campo decine di morti costituisce un altro motivo di dispiacere.

Quando il ventunenne Wani è stato ucciso, l'8 luglio 2016, la polizia del Kashmir ha bloccato quasi immediatamente tutte le reti di telefonia mobile e di internet, ad eccezione della BSNL gestita dal governo. In alcune zone, era assente anche l'internet a banda larga. Quasi due mesi dopo, in diversi non hanno ancora la possibilità di accedere ad internet mobile sui propri dispositivi e telefoni.

In una regione già compromessa dalla geografia e dalle turbolenze, l'impatto del blackout delle telecomunicazioni è significativo. "Non c'è dubbio: interrompere i collegamenti mobili [e internet] influisce sul flusso di informazioni, dalle comunicazioni quotidiane, alle persone che affrontano problemi di salute, ai feriti—e ce ne sono migliaia—che non sono in grado di raggiungere le famiglie," ha raccontato Najeeb Mubarki, giornalista del Kashmir.

I confini geografici del Kashmir lo rendono vulnerabile ai giochi di potere. Immagine: Wikimedia

Mubarki mi ha spiegato che questo blackout significa che gli abitanti del Kashmir non sono al corrente di cosa accade nelle loro comunità e cercano di contattare persone o servizi di assistenza medica delle loro zone. I giornali lavorano con le memory stick e molte persone cercano di affidarsi alle poche connessioni wifi ancora in funzione.

La polizia di solito giustifica il blocco delle telecomunicazioni con la sezione 144 del codice penale federale, una legge che permette agli stati indiani di interrompere le riunioni di dieci o più persone, quando si sospetta che queste abbiano intenti violenti. Burhan Wani era popolare sui social media e Hizbul Mujahideen ha attirato molta attenzione attraverso video condivisi da molte persone su Facebook e Twitter. Alcuni di questi includono minacce di attacchi ad altre comunità. La polizia del Kashmir giustifica il proprio giro di vite citando la violenza, i militanti che si organizzano on-line e con altre applicazioni come WhatsApp.

Ma la morte di Wani non spiega due mesi prolungati di blackout della reta o l'assenza di giustificazioni pubbliche per essa. Madeline Earp, che monitore lo stato dei diritti civili in Asia attraverso l'organizzazione Freedom House, ha detto che l'interruzione di internet in Kashmir è durate volutamente molto più tempo rispetto ad ogni altro Stato indiano ed è avvenuto almeno altre tre volte l'anno scorso. Questo causa conseguenze ben più gravi di isolare le persone dai loro famigliari, secondo lei, un internet libero e aperto potrebbe aiutare a combattere la stessa violenza che la polizia vuole evitare.

"Cercando di bloccare i messaggi aggressivi finisci essenzialmente per negare l'accesso alle informazioni che potrebbero contrastare la minaccia in modo più efficace."

I controlli e la censura in Kashmir sono più pesanti rispetto al resto dell'India visto che viene percepita come una zona di guerra. Ma l'intero paese ha una storia di leggi durissime quando si tratta di libertà di parola, in particolare riguardo Internet. Negli ultimi anni, la libertà di stampa indiana è sotto seria minaccia (dal 1992, gli omicidi di 27 giornalisti sono rimasti impuniti), è stato sospeso l'accesso alla rete dei cellulari durante le proteste e gli account Twitter che deridevano il primo ministro sono stati bloccati.

Nella più grande democrazia del mondo, non tutti questi divieti sono costituzionali, ha spiegato Karuna Nundy, avvocatessa di Delhi, che ha lavorato per eliminare la 66A, una sezione della legge sulle Tecnologie e Comunicazioni che proibiva qualsiasi contenuto online "discutibile." La Nundy ha spiegato che alla polizia è concesso di esercitare il blackout con il giusto preavviso, con buona ragione e in maniera proporzionata, ma nulla di questo è accaduto in Kashmir.

Inoltre, i tentativi di contrastare la violenza devono ancora essere coperti dalla 69A, una legge che governa la libertà di parola su internet e la possibilità del governo di impedire l'accesso a siti web, tra cui Twitter. "C'è un problema. I funzionari tendono ad essere conservatori su tutto ciò che riguarda la sicurezza. Nessuno vuole essere la persona che concede la libertà di parola, eppure qualcosa si sta muovendo," ha raccontato Nundy a Motherboard.

"Questo tipo di divieti sono estremamente problematici. Le persone utilizzano queste reti mobili [] per socializzare, lavorare, soccorrere le persone in caso di emergenza."

Nel frattempo, le famiglie del Kashmir temono che le loro connessioni con il mondo esterno possano essere interrotte in qualsiasi momento. Alcuni rapporti dicono che la connettività è stata restaurata, ma Mubarki è stato costretto a lavorare e vivere senza accesso ad internet nella città di Srinagar. Come ha spiegato, il controllo arbitrario dei telefoni e di internet da parte della polizia non riguarda la sicurezza.

"Interrompere quelle connessioni è uno dei gesti che, nel più classico degli stili autoritari, mette ulteriormente in gabbia una popolazione," ha concluso.