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I due pianeti più simili alla Terra mai scoperti

Vi presentiamo Kepler-438b e Kepler-442b, i due nuovi pianeti che assomigliano di più al nostro bel pianeta azzurro.
7.1.15
Disegno ipotetico della superficie di un esopianeta. Immagine: IAU/L. Calçada.

Un team di astronomi di Harvard ha annunciato la scoperta di otto nuovi esopianeti che si trovano nella zona abitabile circumstellare della propria stella—il che significa che questi pianeti potrebbero ospitare acqua allo stato liquido. E, potenzialmente, organismi.

E se questa notizia non fosse abbastanza esaltante di per sé, pare che questo nuovo gruppo di pianeti includa due dei pianeti più simili alla Terra mai scoperti. Fatevi da parte, Kepler-186f e Kepler-62f, perché Kepler-438b e Kepler-442b sono i due nuovi pianeti che probabilmente assomigliano di più al nostro bel pianeta azzurro.

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Questi pianeti sono stati valutati secondo una serie di criteri: innanzitutto è stata presa in considerazione la loro dimensione e la quantità di luce che ricevono dalle loro stelle. "Queste sono le due condizioni che consideriamo cruciali per l'abitabilità di un pianeta," ha affermato l'astrofisico di Harvard Guillermo Torres, autore principale dello studio.

Entrambi i pianeti pare soddisfino questi requisiti: Kepler-438b è del 12 percento più grande della Terra e riceve il 40 percento in più di luce, mentre Kepler-442b è circa un terzo più grande della Terra e riceve due terzi in più di luce.

Nonostante i periodi orbitali siano molto più corti rispetto a quello della Terra—l'uno è di 35 giorni e l'altro di 112—ricevono una quantità sufficiente di luce perché orbitano intorno a stelle nane rosse, che sono molto meno luminose e più fredde del Sole. Dunque la zona abitabile in questi sistemi extrasolari è localizzata molto più vicino alla stella rispetto al nostro sistema solare.

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Scovare questi rari esopianti è un'impresa incredibilmente difficile. Come riporta un altro studio di Harvard sugli esopianeti, è possibile esaminare pianeti simili alla Terra nel dettaglio solo quando si trovano ad orbitare molto vicini alla propria stella, ma questi pianeti sono troppo caldi per essere abitabili. È possibile anche esaminare nel dettaglio le caratteristiche di pianeti di grandi dimensioni che orbitano nella cosiddetta "Cintura Verde", ma di nuovo, è molto poco probabile che la vita come la conosciamo esista su questi giganteschi ammassi gassosi.

La ricerca di piccoli pianeti rocciosi con orbite più ampie presenta numerosi problemi per gli astronomi. Dato che sono piccoli, questi esopianeti producono cali quasi impercettibili nella luminosità quando transitano di fronte alla propria stella. E dato che hanno orbite ampie non vi transitano molto spesso, quindi, in sostanza, ci sono pochi dati con cui lavorare.

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Inoltre ci sono molti altri fenomeni cosmici che possono produrre un effetto simile a un transito planetario ed è difficile essere sicuri che la flessione della curva luminosa sia causata da un pianeta in transito.

Torres ha affrontato il problema sviluppando un programma chiamato BLENDER, che da allora è diventato uno strumento fondamentale per la ricerca degli esopianeti.

"Quando vediamo una curva luminosa con un piccolo calo la prima reazione è quella di dire che è causata da un pianeta che si trova di fronte alla stella," mi ha detto. "Ma è stato scoperto che ci sono molti altri fenomeni che possono produrre un calo simile, che ha poco a che fare con la presenza di un piccolo pianeta. È una circostanza odiosa da affrontare, perché è molto difficile distinguere un vero transito planetario da uno di questi falsi positivi."

"È questo il problema," ha aggiunto. "Ed è per questo che ho scritto il codice BLENDER."

BLENDER è sostanzialmente un enorme simulatore in grado di elaborare circa un miliardo di diversi scenari per un calo in un flusso luminoso. Mettendo a confronto queste simulazione con una curva luminosa reale osservata con il telescopio spaziale Kepler, il programma calcola la probabilità per cui il calo potrebbe essere causato da un transito planetario.

"È un lavoro che procede a prove ed errori," ha affermato Torres, "lo spazio del parametro per questo tipo di oggetti che possono imitare la curva luminosa è tanto ampio che dobbiamo usare un supercomputer della NASA. Usiamo il supercomputer Pleiades per testare circa un miliardo di diversi scenari per ogni candidato di Kepler."

"Per questi otto pianeti di cui annunceremo la scoperta," ha continuato, "la probabilità che siano effettivamente pianeti è sempre più alta del 99,7 percento."

Lo studio di Torres, che verrà pubblicato su The Astrophysical Journal, è un nuovo esempio di come la sofisticata ricerca di esopianeti sia cambiata in soli vent'anni, e quanto rapidamente stiano avanzando le conoscenze in questo campo.

E sicuramente ci saranno dei giganteschi telescopi (ancora in costruzione) in grado di esaminare la composizione dell'atmosfera di pianeti simili alla Terra, che potrebbe contenere indizi sulla presenza di organismi extraterrestri.

"Sarà questo il futuro," ha affermato. "È sconvolgente pensarci. Vent'anni fa non sapevamo neanche che esistessero pianeti al di fuori del sistema solare. Adesso conosciamo pianeti simili alla Terra e parliamo di analizzare le loro atmosfere per trovare tracce di vita. Per me è una cosa incredibile."