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Perché gli studenti de La Sapienza stanno protestando contro Maker Faire?

Perché alcuni studenti de La Sapienza stanno protestando contro l'ultima edizione della fiera Maker Faire, prevista nell'Ateneo per questo weekend?
13 ottobre 2015, 2:34pm
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"Maker Faire è il più importante spettacolo dell'innovazione al mondo—un evento family-friendly ricco di invenzioni, creatività e inventiva, e una celebrazione della cultura e del movimento #makers," e quest'anno la sua edizione europea si terrà a Roma, presso l'Università La Sapienza.

L'iniziativa, però, non sta bene ad alcuni studenti dell'ateneo, i quali hanno inaugurato il movimento "Maker Faire. Per chi?" e proprio in questi giorni stanno preparando proteste e cortei contro l'inaugurazione della fiera, il 15 ottobre, che proseguirà poi per tutta la durata del weekend.

Quest'anno la Maker Faire di Roma ospiterà oltre 600 espositori e sarà la terza Maker Faire più grande del mondo dopo quella di "Area Bay" e "New York," negli Stati Uniti. Se arrivati a questo punto non avete idea di cosa significhi "maker" avete diritto a fermarvi un attimo e a rinfrescarvi la memoria.

Uno scatto di una passata edizione di Maker Fiare. via MeteoWeb

Il problema è allo stesso tempo semplice ed estremamente complicato: si mischiano slanci neoluddisti a voragini burocratiche evidentissime, si passa per lotte tra rappresentanze politiche e collettivi universitari e infine si atterra su una pista di, a quanto pare, ingiustizia lavorativa.

La Maker Faire 2015, con sede presso la città universitaria de La Sapienza, comincia a prendere forma a metà aprile di quest'anno, quando l'organizzazione della fiera apre la sua "Call for Makers," ovvero apre le candidature per gli spazi espositivi, e già allora si distinguono alcuni malumori riguardo la scelta per la sede. Nonostante ciò tutto fila liscio, e le candidature si chiudono il 15 giugno.

I problemi arrivano il 5 ottobre, quando alcuni studenti dell'ateneo si attivano per dispiegare una protesta contro l'iniziativa: aprono una pagina Facebook, organizzano eventi e cortei e chiedono un incontro—negato—col rettore. Tutto in preparazione della protesta vera e propria, il 15 ottobre quando, secondo una rappresentante di "Maker Faire. Per Chi?"—che non ha voluto che riportassi il suo nome—"Ci mobiliteremo a partire dall'entrata Aldo Moro de La Sapienza, l'unica lasciata aperta in occasione di Maker Faire ed entreremo gratis come gesto di riappropriazione del nostro spazio universitario."

La Maker Faire di Roma occuperà "un'area di oltre 100mila metri quadrati interamente a disposizione, più di 15mila metri quadrati di spazi espositivi, più di 600 stand," e si estenderà per tutta la superficie della Città Universitaria dell'ateneo, sospendendo le attività didattiche delle facoltà presenti nella sede principale dal 14 fino al 18 ottobre e costringendo, a quanto pare, alla chiusura temporanea di spazi comuni come biblioteche o aule studio.

"Non abbiamo alcun tipo di problema con il movimento dei maker, ma crediamo che il contenuto dell'evento sia insufficiente per giustificare tutto il resto."

"L'anno scorso la Maker Faire si è tenuta presso l'Auditorium di Roma, l'anno prima al Palalottomatica: quest'anno la Sapienza è stata selezionata per ospitare la fiera, e la dirigenza dell'Università ha accettato la proposta dell'organizzazione della fiera ritenendo l'iniziativa positiva per l'ateneo—ovviamente, però, l'affitto di uno spazio pubblico come il nostro costa meno di uno privato," mi spiega la rappresentante.

Il movimento di Maker Faire. Per Chi? ha diverse ragioni per esistere, "la questione ha tre piani di gravità: questa è la prima volta in assoluto nella storia de La Sapienza che si prende un'università e si decide di appaltarla in maniera completa a un privato—laboratori, biblioteche, aule studio: a partire da giovedì, primo giorno di allestimento, fino a domenica 18, la Sapienza si trasformerà in un Palazzo dei Congressi dove non si svolgeranno le attività per cui è nata e, in più, gli studenti dovranno pagare per entrarvi," mi spiega.

"Inoltre, durante i giorni della fiera, il rettorato ha mandato in ferie forzate tutto il personale extrascolastico prendendo i giorni di ferie dal loro contratto—come se non bastasse, lo spazio fisico dell'università è invaso da strutture gigantesche: tendoni, tecnostrutture; ogni giorno la zona dell'ateneo è invasa dagli allestitori che stanno preparando queste strutture."

"Infine non condividiamo gli intenti dietro a questa Maker Faire: la fiera viene spacciata come un punto di ritrovo internazionale per il movimento di maker che si occupa di open-source, ma il fatto che i principali sponsor dell'evento siano Microsoft, Intel e Google è indicativo del fatto che si tratti di una vetrina lavorativa per gli espositori. Vai a vendere le tue idee al miglior offerente, non le stai condividendo con gli altri. Non abbiamo alcun tipo di problema con il movimento dei maker, ma crediamo che il contenuto organico dell'evento sia insufficiente per giustificare tutto il resto," conclude la rappresentante.

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Che si condividano o meno determinati punti di vista, cosa è certo è che ci sono un paio di domande alle quali La Sapienza dovrebbe rispondere. Nei fatti, la Maker Faire di questo weekend costringerà la sospensione delle attività didattiche all'interno dell'ateneo, obbligando gli studenti a pagare la quota della fiera per accedere all'università, senza dimenticarci delle ferie costrette al personale extrascolastico. Come è potuto succedere e da chi è passata questa decisione?

"La decisione è stata presa dal rettorato senza chiedere il parere degli studenti. La candidatura è stata accettata due anni fa dal rettore Luigi Frati, ora sostituito da Eugenio Guadio. Il vecchio rettore, dopo aver accettato la proposta, l'ha fatta passare in sordina anche al CdA degli insegnanti, che a inizio settembre si sono ritrovato con in mano un foglio che indicava tutte le informazioni necessarie riguardo la fiera, senza possibilità di ribattere. Infine, nessuno sa niente del bilancio: quanto spende La Sapienza per l'evento, quanto ci guadagna e come reinvestirà questi soldi. Abbiamo interrogato il rettore, ma sembra essersi volatilizzato. La nostra richiesta è che questa Maker Faire non diventi un precedente per operazioni simili, in futuro."

Il movimento di protesta non sta venendo esattamente accolto a braccia aperte dagli altri studenti dell'ateneo. Ho contattato Giorgio Nicu, consigliere di facoltà e rappresentante degli studenti per La Sapienza, e mi sono fatto raccontare l'altra faccia della medaglia.

"La Maker Faire sta venendo contestata da falangi di estrema sinistra, all'interno dell'Università: La Sapienza purtroppo ha assunto nel tempo l'immagine di una università politicizzata estremamente a sinistra proprio a causa di questi gruppi e collettivi studenteschi," mi spiega Giorgio.

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"Questi gruppi non solo sono deleteri per l'immaginare dell'ateneo; sono deleteri anche per le singole facoltà: questi individui sono sempre contro tutto e tutti, sono un gruppo di protesta tout court. Sono semplicemente contro," continua. "L'organismo organizzativa di Maker Faire ha scelto la nostra università come sede della fiera: negli altri atenei c'è uno spirito di collettività; a La Sapienza invece i collettivi vogliono la Maker Faire fuori dall'Università."

"Essendo una manifestazione a livello europeo è normale che si chieda la chiusura dell'ateneo. È fondamentale appoggiare l'iniziativa: La Sapienza deve essere rilanciata e questa iniziativa aiuta," mi spiega. "La protesta su internet sembra portata avanti da tantissime persone, ma in realtà sono uno, nessuno e centomila: online sono una marea, ma quando ci sono da risolvere i problemi si presentano i soliti 40 gruppi."

Cosa c'è quindi da aspettarsi da questa protesta? Si tratta solamente di azioni dimostrative? "La risonanza dell'evento è alta e La Sapienza ha grandi controlli, quindi tutto sommato andrà bene."

In conclusione, la situazione è tutt'altro che chiara e si sta articolando tra puntualizzazioni burocratiche e lunghe discussioni sulla natura più concettuale della protesta. Resta da aspettare e vedere cosa succederà venerdì.