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Quella volta che i cyber-hippie lanciarono un DDoS per salvare la cultura rave

Nel novembre di 20 anni fa, gli Zippie lanciarono un attacco hacker al governo del Regno Unito, il primo della storia.
1.12.14
​Immagine: TFoxFoto/Shutterstock

Vent'anni fa un gruppo di raver e "tecnopagani" new-age sferrarono un attacco DDoS contro il governo della Gran Bretagna. "La bomba virtuale" bloccò i PC governativi e i fax iniziarono a sputare fuori fogli e fogli di spam.

Era un atto di protesta contro la Criminal Justice Bill, varata dal Primo Ministro John Major, che stabiliva tolleranza zero contro i rave, dichiarando fuori legge i ritrovi all'aria aperta dove si ascoltava musica "interamente o prevalentemente caratterizzata da una successione di beat ripetitivi."

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Si dice che l'attacco mise fuori uso i network governativi per più di una settimana: l'evento rimase nella storia come l'"Intervasion of the UK".

NON si sa bene cosa sia successo, QUANDO E COME

Purtroppo questa storia è molto poco documentata e non sono più reperibili prove di essa online. Questo atto di protesta online venne organizzato con newsletter, sistemi di bollettini elettronici e network studenteschi, oltre che con volantini e fanzine. Ne rimangono pochissime tracce: i siti sono stati sequestrati e le informazioni sono state eliminate man mano che la community cresceva.

E inoltre faide interne impediscono di capire cosa accadde effettivamente. Sulla pagina di Wikipedia vengono collegate all'Intervasion varie fazioni, tra cui il gruppo di attivisti online Free Range Electrohippies e il collettivo Critical Art Ensemble. "Non c'è accordo su cosa successe, quando e come," mi ha detto un attivista con cui sono riuscito a parlare ma che mi ha chiesto di rimanere anonimo. Ho incontrato Bob, lo chiamerò così, in occasione di un evento sull'attivismo online, un campo che Bob ha visto cambiare molto negli anni dopo l'Intervasion. "Le persone sono morte ormai e i ricordi di molti di noi non sono un punto di partenza affidabile," ha aggiunto.

Il gruppo più spesso associato a questo evento è quello degli Zippie, un collettivo di cyber-hippie che della Gran Bretagna arrivò fino in America. Eredi della controcultura anni '60, gli Zippie avevano come obiettivo il bilanciamento dello spirito hippie con un pragmatismo aiutato dalla tecnologia e costruirono la propria comunità sia online che di persona, con rave ed eventi.

Immagini d'archivio della serata Megatripolis

Il nome era un acronimo per "Zen Inspired Pagan Professional," con una delle P che venne poi riferita a "pronoid", termine che un articolo sul LA Times del tempo descrive come opposto a paranoid, (paranoico): "il vago sospetto che le persone organizzino cospirazioni per aiutarti."

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Guidati dall'autore "tecnogaiano" Fraser Clark, gli Zippie si organizzavano attraverso bacheche e newsletter del Memeticians Handbook, riempite di frasi spesso enigmatiche e teatrali come "non siamo più nel dramma dell'alienazione–siamo nell'estasi della comunicazione…".

Clark fondò la serata Megatripolis al nightclub londinese Heaven, un evento per la community cyber-rave. "Era come un festival in miniatura," afferma Lucy Wills, che faceva parte dell'organizzazione della leggendaria serata. Ci ha raccontato che c'erano conferenze video e stand di riviste indipendenti, e l'accesso Internet era garantito grazie a un membro del gruppo che aveva un Mac attaccato alla schiena. I rave erano la chiave d'accesso a una nuova serie di valori, politiche universali, musica e tecnologia.

Nel corso del 1994, una serie di rave sembrava voler portare il Regno Unito nell'anarchia. In marzo ebbe luogo una protesta contro l'Ordinanza di Major a Hyde Park. Wills ricorda bene l'evento: "abbiamo condotto il rave fino al West End, a Trafalgar Square, abbiamo ballato nelle fontane. Seguivamo un camioncino con degli amplificatori della madonna, finché a un certo punto la polizia ha riunito tutti a Hyde Park, circondandoci con i cavalli."

Questo evento coincise più o meno con l'apertura del Cyberia a Londra, uno dei primi cyber café del mondo, che offriva accesso Internet. Ho parlato con la co-fondatrice del locale, Eva Pascoe, che ricorda di essere stata immediatamente associata agli Zippie. "Eravamo nell'occhio del ciclone: il giorno in cui abbiamo aperto abbiamo iniziato a ricevere richieste dai raver per aiutarli a connettersi dai rave o dal Megatripolis con Timothy Leary, Allen Ginsberg e con i guru californiani del movimento hippie."

Per Pascoe supportare gli Zippie fu una scelta politica. "Conoscevamo bene le storie di molti dei raver, la maggior parte di loro erano ragazzi che venivano da ambienti molto difficili. Newcastle, Doncaster, Sheffield, Manchester, Derby…città molto provate dalle misure della Tatcher," ha affermato. Spostarsi a Londra faceva parte del loro reinventarsi: "crearono questo movimento culturalmente ricco con musica, cibo biologico, abiti colorati…inizialmente la tecnologia non era tra i fondamenti, ma spinti dalla necessità impararono a usarla."

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Intanto, sostenuto anche da un articolo di Wired del 1994, un delegato inglese degli Zippie iniziò un tour degli Stati Uniti in un camioncino color avocado per diffondere il verbo del movimento. Entro il 5 novembre, giorno della Congiura delle Polveri, gli Zippie erano riusciti ad assicurarsi abbastanza computer e network per lanciare un attacco online oltre l'Atlantico. Prima gli Zippie usavano il Cyberia di Pascoe, ma all'improvviso "ci fu un chiaro coinvolgimento di una fronda statunitense che fornì al movimento un equipaggiamento migliore e molto più fornito."

Pascoe ricorda chiaramente quando i poliziotti, riconoscibilissimi nei loro vestiti monocolore, iniziarono a girare per il Megatripolis alla ricerca di contestatori e hacker. "Era chiaro dall'atmosfera che si era creata che qualcosa stava per succedere."

Alcune persone della scena del  Cyberia cyber café. Immagine: Eva Pascoe

Ed è qui che i racconti sull'Intervasion si fanno più foschi. L'attacco non "bloccò i siti del governo" quanto bloccò le comunicazioni negli uffici statali. Esistevano pochi siti del governo britannico al tempo, e Bob ha affermato che gli attacchi DDoS erano indirizzati ai fax quanto ai computer. Pascoe ha affermato che "l'attacco venne fatto alla maniera degli hacker: ti mostro cosa so fare ma non faccio troppi danni."

Originario degli Stati Uniti e dell'avamposto Zippie nello Oxfordshire, secondo l'hacker con cui ho parlato, l'attacco durò una settimana. Bob ha spiegato così le dinamiche: "danneggiò il provider… tutte le mail governative finirono in un server del loro network, che erano condivise con il LAN del Parlamento, così che quanto si bloccò mise fuori uso non solo i fax ma anche il LAN. E i fax che stavano uscendo dalle macchine sputarono spazzatura per circa una settimana, perché erano stati spenti senza svuotare la cache."

"Venne identificato come crimine fisico perché vennero rotti fisicamente dei macchinari," ha affermato Bob, che ha perso le speranze di chiarire cosa successe veramente durante l'Intervasion. "Ma il fatto che la Cybervasion abbia lasciato un'eredità significa che molti di quelli con cui ho lavorato sono ancora attivisti. Probabilmente sono poveri in canna," ha aggiunto, "ma con una coscienza sociale viva."

Non ci sono certezze del fatto che l'Intervasion sia stata la prima occasione in cui sia stata usata la tecnologia per la disobbedienza civile, come afferma la pagina Wikipedia, ma sicuramente è stato un momento fondamentale in cui i nerd smanettoni sono scesi sulla pista da ballo e hanno iniziato a reclamare il loro posto nella cultura pop.

All'improvviso la musica elettronica, la prima cultura virtuale, l'anti-consumismo e la spiritualità new age vennero politicizzati in un grande esperimento che pose le basi per l'attivismo hacker di oggi.