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Un tour tra le tombe intelligenti

Bare di sicurezza, tombe con i microchip e macchinette per i morti. Intorno al triste mietitore c'è tutto un mondo che ancora non conosci.
30.11.13
Immagine: Flickr/CC

Johannesburg ha un problema con le tombe: la gente continua a rubare le lapidi. Mentre i morti sicuramente non ci fanno caso, le famiglie sì. Di conseguenza, una azienda privata si è fatta avanti offrendo una potenziale soluzione a base di microchip.

I microchip potrebbero essere un deterrente per i furti nei cimiteri, o almeno una chance di catturare i colpevoli, visto che nella città più grande del Sud Africa sono depredate circa 20 tombe ogni mese. Una volta installato il microchip sulla lapide, come spiega Associated Press, si attivano due funzioni che entrano in azione nel caso una tomba venga profanata. La prima, fa suonare un allarme all'interno del cimitero, nella speranza di far desistere i ladri. La seconda, manda messaggi ai cellulari dei parenti, avvertendoli che sta succedendo qualcosa di brutto.

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Queste tombe “intelligenti” non sono né il primo né l’ultimo tentativo di integrare la tecnologia nei cimiteri. Nel corso della storia, abbiamo cercato modi per usare tecnologia e conoscenza non solo per rivedere il modo in cui funzionano i cimiteri, ma anche per espandere le nostre nozioni di vita e di morte.

L'opera L'inhumation précipitée di Antoine Wiertz ritrae il risveglio di una presunta vittima del colera. È un po' il simbolo della popolarità delle bare di sicurezza. Immagine: Wikimedia

Le bare di sicurezza erano un vanto della tecnologia cimiteriale di un tempo. Nel diciottesimo e diciannovesimo secolo, le persone avevano paura di venire seppellite vive. La paura era così palpabile che alcuni creativi crearono soluzioni bizzarre e assurde per ammazzare il problema nel caso si presentasse. Tra le opzioni disponibili, l’esempio più celebre era la campana posizionata accanto alla tomba e attaccata a una corda che entrava nella bara. Se un cadavere non fosse stato veramente un cadavere e si fosse svegliato nella situazione da incubo di essere stato seppellito vivo, il non-morto avrebbe potuto suonare la campana per attrarre l’attenzione e venire dissepolto. Alternative alla campana includevano bandiere, fuochi d’artificio e camere di sicurezza.

Una variazione sul tema era la “camera mortuaria portatile,” una scatola con una vetrina attraverso la quale ci si poteva assicurare che il morto fosse in fase di decomposizione. Come descritto dal libro Buried Alive: The Terrifying History of Our Most Primal Fear, “Se c’erano chiari segni di putrefazione, era azionata una porta sul fondo della camera mortuaria e il morto cadeva in una buca precedentemente scavata sotto.”

Le nuove tecnologie per la conservazione di informazioni, foto e altre forme di dati hanno cominciato a far apparire le tradizionali iscrizioni sulle tombe tanto arcaiche quanto un floppy disk. Sulla lapide non ci sono più solo nome, data di morte e motto; le storie di vita adesso possono essere viste direttamente su uno smartphone.

Così come nel caso della bara di sicurezza, esistono molte variazioni anche su questo tema. I primi tentativi di integrare l'immagazzinamento di dati con le tombe sono stati atroci—brutti schermi stile iPad attaccati male alla lapide del caro estinto. Oggi per fortuna esistono soluzioni più raffinate. Quando li scansioni, i QR code, attaccati con un adesivo o incastonati nella loro piccola lapide dedicata, indirizzano i visitatori a un sito web memoriale completo di, be', tutto ciò che ti passa per la testa. Un’altra opzione la offre E-TOMB, che mantiene viva la tua presenza sui social media per molto tempo dopo la triste dipartita. C’è anche Neshama, una sorta di Facebook per i morti.

In Giappone le tombe sono costose. Alcuni anni fa, farsi seppellire a Tokyo poteva costare fino a 100.000 dollari a cranio. E dato che una vasta percentuale di Giapponesi sono cremati dopo la morte, queste spese risultano più che superflue.

Scopri il magazzino delle urne. Invece di spendere un sacco di soldi per seppellire le persone amate sottoterra, alcune famiglie in Giappone hanno invece scelto di affidare le salme dei cari in magazzini tecnologicamente avanzati. Se qualcuno vuole andare a pregare per il morto, un familiare autorizzato striscia una carta identificativa su un lettore. Se il codice corrisponde, un braccio robotico trova e afferra l’urna richiesta e la porta in una stanza di preghiera. In un certo senso è una specie di macchinetta per i morti.

Magari queste soluzioni non sono proprio quello che stavi cercando (dubito che ti serva una “camera mortuaria portatile”) o semplicemente non ti piacciono (io sicuramente non voglio che tutti quelli che camminano davanti alla mia tomba si leggano i miei tweet). Ma queste e altre opzioni sono pur sempre a disposizione, e questo ci dice tanto più della nostra relazione con la morte di quanto ci dica delle nostre preferenze personali.