Il tuo pranzo, scomposto

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Il tuo pranzo, scomposto

Nella sua serie Post archeologie, Fabien de Chavanes scompone i piatti pronti e le verdure in busta del supermercato e fotografa quello che resta.
08 giugno 2015, 6:00am

Tutte le foto di Fabien de Chavanes, dalla sua serie Post archeologie.

Con questa serie volevo creare un ritratto della società contemporanea attraverso gli alimenti confezionati a livello industriale. Dentro ci sono i vari piatti pronti, ma anche le verdure già pulite, confezionate e pronte per essere cucinate o direttamente consumate. I prodotti che ho scelto sono quelli che in via teorica potrebbero accompagnarci nel corso di un'intera giornata, dalla colazione alla cena passando per i "cibi delle feste" e gli alimenti per animali.

Il cibo, ovvero ciò che dovrebbe ricongiungere l'uomo alla terra, agli istinti, agli elementi, agli odori, alla natura, ai piaceri, alla cultura, ha qui un'altra forma: è inscatolato o avvolto nella plastica, più o meno come tutto ciò che ci circonda. Più che il gusto, la società punta sull'aspetto.

Non mi capita spesso di mangiare le cose che ho fotografato. A me interessava più che altro capire cosa ci dicono di noi, e come siamo arrivati a consumarli. Per farlo li ho assaggiati. Le confezioni funzionano un po' come una matrioska: lasciano presagire la scoperta di un qualche "tesoro". E probabilmente produrle costa più che produrre il prodotto che contengono. Tutto, nel packaging, è studiato per rispondere ai nostri desideri (o bisogni, se vogliamo usare la terminologia del marketing).

Per quanto lo spirito non sia dei più ottimisti, nella serie c'è anche una certa dose di umorismo. L'approccio archeologico della fotografia tratta questi prodotti confezionati come vestigia di una civiltà scomparsa. È tutto un codice: la realtà non ha più importanza. Nessuno crede a ciò che dice la confezione, ma tutti si lasciano ingannare dalla rappresentazione e dagli stimoli visivi.

Per saperne di più, vai sul sito di Fabien.