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Demented parla da solo

La tv visionaria di Enzo Trapani

C'è stata un'epoca in cui la tv italiana non faceva così schifo, soprattutto per merito di un regista televisivo geniale: il 14 novembre del 1989 moriva suicida Enzo Trapani. Con lui, forse, se n'è andato anche il mio ideale di televisione.

di Demented Burrocacao
15 novembre 2014, 10:57am

​Illustrazione di 


​Simone Tso.

​Nell'ultimo articolo per ​Noisey ho dovuto ammettere quella che potrebbe essere una mia pecca: non ho il televisore. Ho preso questa decisione tanto tempo fa, quando mi resi conto di sentirmi particolarmente irritato da tale elettrodomestico: nel vederlo, mi faceva impazzire dover subire senza diritto di replica le immani boiate in esso contenute. Il telecomando mi permetteva di spegnere, ma era peggio: sai che stanno continuando lo stesso a dire cazzate e qualcuno le vedrà, magari per giunta in differita. Tolta la tv di mezzo la mia vita è migliorata: sono meno stressato e più ottimista. La mia ragazza invece la vede in altro modo, perché pensa—giustamente—ai canali culturali, alla reti estere o al semplice fatto di assistere ad una partita senza prevedere i gol basandosi sulle urla dei vicini. Insomma, non per forza la tv è un babau.

Ma non posso fare a meno di pensare a quando su Rai Due in prima serata, nel 1978, si vedeva di tutto e di più. E penso soprattutto a un regista televisivo geniale, perché siamo a novembre e fu proprio in questo mese che forse il mio ideale di televisione finì. Il 14 novembre del 1989 moriva suicida il grande Enzo Trapani.

Il ricordo che ho di lui è molto semplice: c'è una trasmissione in cui Lucio Dalla canta "Com'è profondo il mare" fresca di uscita. Mio padre seduto sul divano che fuma e si spara un cognac, fra le comparse nel video c'è Troisi. Si trattava di Non Stop, una trasmissione epocale. Rimanevo incollato a guardarla, affascinato senza ovviamente capirla pienamente, ignaro di quello che sarebbe successo più tardi: ovvero che da qui sarebbe partito il boom delle televisioni private, con le loro sperimentazioni. Il nome di Enzo Trapani appariva imponente sullo schermo, e io che di cognome faccio Di Trapani pensavo fosse un mio lontano parente che aveva tolto la preposizione per ragioni artistiche. E ragioni da vendere, a giudicare dalla potenza dell'insieme: una specie di varietà cabarettistico multimediale in cui musica, video, effetti e poetica dell'insieme erano assolutamente avanguardistici, ai limiti di una no wave psichedelica.

Enzo Trapani ha realizzato talmente tanti programmi televisivi che elencarli qui sarebbe pedante, per cui ci concentreremo sulla sua aura più che sul resto. Nasce dal cinema, è stato aiuto regista per Roberto Rossellini, ha lavorato con René Claire. Ma dal momento in cui ha deciso di buttarsi sulla neonata televisione, a metà anni Cinquanta, si è praticamente inventato tutto: protagonista assoluto di una tv dal montaggio selvaggio, dai movimenti di macchina ampi e panoramici, dalle dissolvenze incrociate acide e soprattutto paladino di una rivista che mira a far entrare lo spettatore direttamente nello studio televisivo. Nel '68, dopo una miriade di programmi di successo, la sua prima pietra miliare, Senza rete, se la ricordano tutti. Un successo assurdo, durato per svariati anni: le star musicali del tempo facevano a gomitate per parteciparvi e dimostrare il proprio valore esibendosi dal vivo. Si sentiva una tensione in quel programma che farebbe impallidire i vari talent degli anni Duemila. La prima fase della carriera di Trapani è quindi caratterizzata da questo continuo lanciare personaggi musicali (ad esempio Gianni Morandi) e giovani presentatori buttandoli nella mischia, ma soprattutto dall'aspetto visuale spesso mutuato dal cinema sperimentale d'epoca, alla ricerca di una tv che potesse dare voce al sommerso, nella quale la fusione fra arte e intrattenimento risultasse perfetta e non in contraddizione. Poi il tentativo diventa finalmente realtà: ovviamente una realtà alterata.

Il nostro gira dal '70 al '75 una decina di programmi, tutti caratterizzati da una certa insofferenza alle regole televisive (ad esempio in Angeli e cornacchie la gente gira liberamente nello studio mentre il cantante di turno si esibisce): è il periodo delle prime televisioni private, caratterizzate da molta volontà e pochi mezzi, ma proprio per questo la sperimentazione non è più solo velleitaria ma del tutto necessaria. 

A fronte di questo, Enzo ha meno vincoli espressivi e tenta la carta dell'estro e delle nuove tecnologie. Nel 1975 tira fuori RETE TRE, che anticipa l'idea della fondazione della terza rete (all'epoca era appena stata istituita la seconda), chiaramente con un certo sarcasmo: solo nel '79 il terzo polo Rai sarà infatti realtà. Però i tempi sono maturi: sta arrivando il colore nelle case degli italiani. Ovviamente non di tutti, solo dei più abbienti, ma le nuove possibilità espressive riescono a bucare anche il bianco e nero. Ecco perché il succitato Non Stop, all'epoca del 1977, farà faville in qualsiasi formato: girato portando all'estremo la tecnica del PAL basandosi sull'idea che il telecomando avrebbe spinto il pubblico a smanettare coi tasti colore, Non Stop abbatte le gerarchie conduttore-ospiti, disintegrando completamente il primo (cosa che fino ad allora il nostro era riuscito solo ad accennare) e lanciandosi in un caos senza precedenti per la televisione italiana. Trapani inventa il moderno concetto di "contenitore", usando la tv come una scatola magica figlia delle fantasmagorie di Méliès in cui scenografie, costumi, personaggi sono completamente fuori dalla realtà e fuori dalle gerarchie. Più che la fucina di talenti (ricordiamo che da qua partirà il successo di Troisi, Verdone, Gaspare e Zuzzurro, lo stesso Giancarlo Magalli prima del tracollo nazionalpopolare, i Gatti di Vicolo Miracoli e Francesco Nuti) è la lisergia del tutto che porterà la trasmissione verso il successo e verso l'alba di un nuovo genere tuttora da esplorare: ovvero il varietà visionario. Potete vedere coi vostri occhi solo dai titoli di testa di che mina si trattava.

Ma soprattutto, Enzo Trapani strizza l'occhio al punk e alle rivolte di strada: riesce a far diventare addirittura la compianta soubrette Stefania Rotolo una Wendy O' Williams di noantri, con tanto di mazza da baseball a distruggere le icone ingessate della staticità repressiva . Azione diretta senza regole., roba che all'epoca della democrazia cristiana la tv/psicofarmaco di stato non poteva concepire.

Sì, perché In Italia il terrorismo era entrato nella quotidianità: i telegiornali sono violenti, la morte in diretta sta diventando un criterio commerciale, sta per iniziare la grande epopea della Fininvest. E suo malgrado, nel nome di una tv creativa e senza freni, Enzo Trapani sarà il primo regista di una delle future trasmissioni colonna del biscione, nel '77 ancora non annessa all'impero: ovverosia Superclassifica show con Maurizio Seymandi. Il personaggio di Dj super X, ovverosia la palla disco con la bocca che presentava la classifica dei dischi più venduti, è l'apoteosi dell'appena nato chroma key (tecnica che recentemente ha avuto un rialzo di quotazioni in campo underground colla fissa dell'hypnagogic pop) ed è molto probabilmente nato dalla sua penna. 

Pur diffidando infatti delle reti private (per ovvi motivi) accetta di aiutare l'amico Pino Callà con le sue intuizioni geniali. Leggenda vuole che abbia mollato dopo appena otto puntate, pare per aver girato 30 minuti di un video dei Pooh con l'intenzione di montarne solo tre con conseguente litigio fra gli autori. Il suo perfezionismo visionario cozzava con il pressappochismo della tv commerciale. Ma di base il motivo dell'abbandono è che stava preparandosi a lanciare la sua bomba atomica televisiva. Prima però perfeziona le suggestioni delle luci e delle ombre e delle prospettive nel programma dal titolo a doppio senso Concertazione, del 1978. Questo eccezionale documento con protagonisti Le Orme lo dimostra: un viaggione attraverso il binomio alto/basso luce/ombra, semplice sulla carta quanto veramente maestoso in video.

Enzo Trapani è considerato all' epoca un personaggio scomodo, enigmatico, un cane sciolto; nonostante questo la Rai ha bisogno di menti geniali per trovare qualcosa che azzeri la concorrenza. La rete due già da un po' si è data alla sperimentazione, grazie alla direzione illuminata di Michele Fichera che sembra parteggiare per una televisione di stampo libertario o come minimo avanguardista (ricordiamo Televacca con Benigni). Enzo Trapani non se lo fa dire due volte: acquista in blocco molte delle ultime tecnologie per la televisione a colori e le usa tutte—chroma key perfetti, lenti deformanti, effetti speciali tridimensionali, strobo, fumi, pitch shifter vocali ed effetti nel missaggio audio (allora sottovalutato), confluiscono tutti in un programma che ha per protagonista (guarda un po') il satanismo: lui stesso ce lo narra con fanciullesca ironia in questo ultra citato passo.

"Voglio svelarvi un segreto a proposito di Stryx: il programma è nato da una telefonata. Alcuni mesi fa qualcuno mi chiamò al telefono. Era mezzanotte. Una voce bassa, pacata, cortese, mi domandò se fossi proprio il regista Enzo Trapani, si scusò per l'ora indebita, ma aggiunse che gli era particolarmente congeniale. E poi, sempre con lo stesso tono di voce, mi disse che era molto offeso, che la televisione non si occupava mai di lui e che era ora di dedicargli una trasmissione. Dopo tutto, con i tempi che corrono, non ero il primo venuto. Io stavo ad ascoltare. Chi poteva essere questo sconosciuto? Un padrino, l'uomo in frac di Modugno, una guardia notturna? Alla fine il signore si presentò: perché vede—mi disse con malcelato imbarazzo—io sono il diavolo. E riattaccò immediatamente"

Al di là della veridicità dell'aneddoto, Stryx è appunto un viaggio nella magia, nella superstizione, nel demoniaco. Con una leggerezza senza precedenti vengono presentate ragazze succinte in abiti leather, nani, mimi giapponesi impazziti che si muovono accompagnati da una musica quasi concreto/sperimentale al limite del noise, una sigla che inneggia alle orge di gruppo ("​Trescon Dance" di Tony Renis sotto falso nome) e soprattutto ospiti musicali che sono tutti "i peggio" del momento. Per peggio voglio dire i più audaci, e quel che è più interessante è che per il 90 percento si tratta di donne: ​Amanda Lear ambiguissima, ​Patty Pravo in camicia di forza, ​Mia Martini al rogo, i ​Rockets nello spazio, ​Branduardi che fa canzoni medievali sulla morte, ​Ombretta Colli in odor di femminismo, ​Grace Jones sexy e androgina, ​Gal Costa seminuda, ​Anna Oxa che inneggia alla violenza sessuale e un fottio di animali selvaggi in studio, con contorno di catene, torture, sadismo e monacelli sparsi trattati con una inquietante ironia. 

Tra l'altro contro ogni legge commerciale molti degli artisti si presentano con brani inediti scartati dai rispettivi nuovi album e gli vengono affibbiati nomignoli stregoneschi al posto delle vere generalità. Trapani ha deciso che da ora in poi l'Lsd va distribuito al popolo non sciogliendolo nell'acqua potabile ma attraverso il tubo catodico: una tv sciamanica, per una coscienza altra, una tv a suo modo politica basata sul principio di piacere che contrappone la visionarietà creativa dell'individuo (quella che Pierfrancesco Bargellini chiamava immaginazione-allucinazione dei bambini) e i mondi possibili che ne derivano alla televisione di stato, grigia, nazimaoista e uniformante. 

I suoi controvalori saranno visti malissimo sia dal pubblico che dai dirigenti Rai: i dirigenti per ovvi motivi e il pubblico perché scioccato da tanta audacia in prima serata, che incolla anche i bambini (fra i quali fortunatamente c'ero anche io, anche se non avevo ancora la tv a colori) a vedere satiri e stregonerie varie. Il tentativo di rovesciare il normale con l'incredibile venne soppresso nel sangue dagli ascolti e dalla censura, eliminando la trasmissione dopo solo sei puntate (con una settima già pronta ma mai messa in onda). Ma poco importa, Trapani era troppo geniale per rimanere senza lavoro: nel '79 gli affidano quindi quello che sarà lo spettacolo principe collegato alla lotteria Italia. Si inventerà Fantastico.

Per quanto Fantastico sia un programma che riporta Trapani alla tv di massa, costui cerca subito di stravolgere tutto costruendo il programma attorno a icone simil new wave: ad esempio la grande e spregiudicata ballerina Heater Parisi le cui piroette spacca cosce, i vestiti aerodinamici e le acconciature sconvolte stuzzicavano i pruriti dei benpensanti portandoli però all'assuefazione anziché alla censura (che comunque farà scendere la sua sciabola su un paio di episodi). Soprattutto c'è alla base un discorso di pop art onirica, quasi un totale vuoto pneumatico colorato che smaschera giocoforza anche i trick della televisione commerciale. 

Memorabili in questo senso, oltre chiaramente ai balletti, alle scenografie, alle animazioni, i quiz che sembrano avvenire come in un'astronave, con suoni di synth randomatici a punzecchiare tutto e una suspense da vero e proprio incubo che cattura tutta l'attenzione dello spettatore rispetto al quiz in sé. E poi i conduttori sono dei comici: Beppe Grillo prima che straparlasse e la showgirl tuttofare Loretta Goggi, sul cui talento a 360 gradi Trapani costruirà più avanti un intero programma. 

Nonostante il successo di Fantastico (che girerà quasi ininterrottamente per quattro anni), Enzo Trapani ha intenzione di continuare con la sua televisione visionaria e di rottura: ne conseguirà il programma C'era due volte, dove la ​nuova rivoluzione è di matrice erotico psichedelica. Siamo nel 1980. La protagonista è Cicciolina, allora piccante star radiofonica, prima che diventasse la pornostar che è (Eva Henger più tardi farà il percorso inverso ma in maniera risibile). Merito di Enzo Trapani è quello di farla vivere in un ambiente allucinato, quasi fantasy, ovviamente deformato ma non per questo meno erotico, mentre racconta celebri favole deragliandone però il finale. Forse ispirato da Crepax, riesce a fondere delirio, sogno e sesso drogato con un perfetto gioco di luci sui corpi e facendo leva su piccolissimi particolari da erotismo cerebrale talmente dirompenti che la censura totale della trasmissione arriva dopo solo sei puntate. 

Nonostante nulla sia esplicito, anzi il più delle volte le immagini sembrano permeate da una bellezza pura e incantata, Trapani vuole smascherare l'idea puritana di pornografia sottolineando che è lo spettatore stesso a crearla. In qualche modo in linea con le future produzioni hard di Cicciolina stessa, che con il visionario film Porno Poker dimostrerà di avere imparato la lezione del Maestro (e chi lo sa, forse non accreditato ci sarà stato un cameo dello stesso Trapani dietro la macchina da presa). Da notare—oltre a un giovanissimo Columbro e a degli sbarbati Gigi e Andrea—la presenza fissa di Peter Tosh, in piena reggae mania che non lascia dubbi in merito a certe "pericolose abitudini."

A questo punto Enzo deve cambiare rotta: preso atto che gli è preclusa l'espansione della mente televisiva, decide che come minimo può aiutare la gente a uscire dalle proprie quattro mura e dal provincialismo innato. Nasce così l'antesignano di ogni programma turistico, ovvero Te la do io l'America. Stavolta tutto è incentrato sul presentatore, e il concetto di conduzione totale prende forma. Nonostante la sua presenza in studio, il conduttore manda prevalentemente ​filmati realizzati in giro per gli Stati Uniti a commentare in modo ironico le manie di oltremanica. Una specie di Mondo Cane comico, con un Beppe Grillo al vetriolo che proprio da qui, ahimé, svilupperà la sua a volte snervante oratoria. Anche stavolta Trapani cerca di staccare il pubblico dalle sedie e di farlo viaggiare. Se non in maniera psichedelica, almeno con l'illusione di trovarsi in luoghi lontani facendo passare messaggi di rottura, primo fra tutti—come testimoniano questi titoli di testa—quello del rock.

Bissato poi nel 1984 da Te lo do io il Brasile, il programma fu un successone. Ma Trapani cerca ancora una volta l'innovazione: decide quindi di accettare l'offerta di Canale 5 e nell' 81 firma Hello Goggi, programma costruito intorno alla conduttrice. L'anti Noschese per eccellenza, imitatrice provetta truccata da un giovane Diego della Palma, regge da sola tutto lo spettacolo. In questo programma Trapani si fa affiancare da Antonio Ricci (che gli scipperà varie intuizioni), già scoperto precedentemente in qualità di autore fin dai tempi di Fantastico. Si circonda di ospiti assurdi (fra i quali i Giants e la Rettore), e soprattutto usa in maniera massiccia la tecnica dello squeeze zoom, riuscendo a dare risalto alle inquadrature nonostante i pochi mezzi e le scarse scenografie. E in un certo senso perfeziona la sua idea di varietà/video musicale, già ampiamente sperimentata in Non stop e Stryx, sempre all'insegna di un crossover di linguaggi per una televisione liberata. Con un minimalismo che porta all'estremo i mezzi tecnici quasi fino all'implosione, come una specie di impensabile alta fedeltà lo-budget.

L'intesa con il cavaliere però dura poco: visto il gioco al ribasso in termini attitudinali di Canale 5, Trapani decide di tornare alla Rai e fra l'82 e l'89 firma una serie di nuovi spettacoli, con alterne fortune. ​Interessante è Tastomatto condotto ancora una volta da un comico, Pippo Franco, basato sull'idea dello zapping indotto. In pratica il programma era un continuo skip di situazioni senza permettere allo spettatore di prendere l'iniziativa. Una contromossa a quello che diverrà l'alienazione/tipo di tutti gli anni a venire, che Trapani già ampiamente vedeva diffondersi a macchia d'olio anche a suo discapito. In questo programma terrà a battesimo il trio Solenghi Lopez Marchesini, lanciandoli nel mito. Poi, nel 1987, Proffimamente non stop che inaugura il corso degli anni Novanta pre-Macao, con un misto di demenza, sogno ad occhi aperti patinato e ancora una volta crossover di linguaggi. Come testimonia la sigla, cantata dalle pioneristiche europopper Dollie De Luxe, fra l'estatico il demenziale e l'epico in cui rock e lirica vanno a braccetto in maniera scomposta.

Ma è evidente che qualcosa non funziona più come prima nella tv italiana: lo spazio per la ricerca è precluso, si va in cerca di stronzate e di superficie. La televisione, una volta scatola da riempire di colori, ora trasforma il cervello della gente in un cestino della spazzatura. Enzo Trapani prova a fare breccia, ha ancora qualche programma in cantiere: ma non è sufficiente, latitano le approvazioni dall'alto, i suoi pupilli lo ignorano, il malessere lo prende alla gola. Ha un terrore patologico di invecchiare, dovuto probabilmente alle tante idee che teme non potrà mai realizzare. La paranoia comincia a diventare un gatto che si morde la coda. 

Come Hemingway (uno dei suoi punti di riferimento) aveva con sé sempre un'arma e una bottiglia di whisky, e come Hemingway di fronte al silenzio dell'arte rispondeva con una cupa depressione e una feroce insonnia. Si sente isolato, l'unico rapporto vitale è quello dell'ex moglie, che un giorno riceve una brutta telefonata. "Subito dopo c'è stata una specie di interruzione della linea, mi sono alzata e sono andata all'altro telefono, pensando che quello non funzionasse bene. Ho sentito un suono stranissimo: come un germoglio. Gli ho detto: Enzo, cosa succede? Stai piangendo? Ti senti male? [...] Dalla collina Fleming ho impiegato meno di un quarto d'ora per raggiungere il suo appartamento. Aperta la porta mi trovai davanti a una scena agghiacciante: Enzo era disteso sul letto col cuscino sporco di sangue e la pistola accanto. Un biglietto sulla scrivania, lui era in stato d'incoscienza..."

Il 5 novembre Enzo Trapani si spara un colpo in testa (c'era stato anche un precedente, sventato da un riflesso di autoconservazione), ma non muore subito: rimane in coma per due settimane. Lascia un biglietto con queste parole: "Ho fatto questo gesto di mia spontanea volontà, non ci sono responsabilità di altre persone." Ma è difficile crederlo, considerando che con lui è effettivamente morta la televisione d'azione lisergica lasciando il posto a un irritante iperrealismo fatto di menzogne da soap opera. Il suo lavoro ha dato da mangiare a tantissimi imitatori, artisti, comici che hanno spesso pensato bene di finire dall'altra parte della barricata usandolo solo per fare curriculum. Poco importa: arriverà il momento che sarà proprio questa televisione a puntarsi la pistola alla tempia. Solo per vedere questo, allora, mi comprerò la tv.

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