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A prima vista il locale ha tutti i tratti che uno pensa debba avere un club di scambisti. Prezzi esorbitanti, musica lounge, cinquantenni non molto in forma usciti da una campagna pubblicitaria di Armand Thierry. Da fuori il posto sembra vuoto. Anche da dentro. Un tizio al bar si presenta come "fornitore ufficiale di champagne" e inizia a parlare con me e la mia ragazza. In piedi, e a disagio nella giacca che ho messo per l'occasione, non vedo l'ora di andarmene. La mia ragazza invece sembra combattuta tra il desiderio di provare una cosa nuova e quella tendenza alla mortificazione tipicamente cristiana. Ci liberiamo delle nostre giacche; la coppia che è venuta con noi non smette di ripeterci che le cose andranno meglio appena si scioglierà l'imbarazzo iniziale. "È matematico," continua a dire Hugo, come se il ripetere continuamente questa cosa potesse in qualche modo renderla più vera. Io però non sono così sicuro. Dopo aver speso 60 euro per un "pacchetto sorpresa", penso che nella mia vita non potrò mai divertirmi in un posto in cui ci sono persone che potrei trovare nel pubblico serale di un gioco a premi. Non vorrei trovarmi qui. I gemiti di una coppia da qualche parte dietro una tenda nera fanno fare una smorfia alla mia ragazza. La bacio, ma credo non basti: il suo desiderio è come un piccolo animale capriccioso. Quanto alla coppia che ci accompagna, non so come comportarmi. Non li conosciamo e non ho la certezza di potermi fidare.
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