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Macro

Come cambierà il mondo quando vivremo tutti fino a 150 anni

Fin dall'antichità, l'uomo ha cercato modi per vivere più a lungo possibile. Oggi la scienza sembra sul punto di scoprire il segreto della longevità, ma come cambierà il mondo quando "i 100 saranno i nuovi 60"?

di Nicolò Cavalli
16 settembre 2015, 9:18am

Foto via Flickr/


Robert Taylor

Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!

All'inizio di quest'anno, la rivista TIME ha messo in copertina il volto di un neonato accompagnato dal titolo, "Questo bambino potrebbe vivere fino a 142 anni." Nel frattempo Google—attraverso al sua società di biotecnologie Calico—ha investito 1,5 miliardi di dollari per eliminare le malattie legate all'età avanzata, come le malattie neurodegenerative e i tumori. Insomma, la partita a scacchi con la morte immaginata da Ingmar Bergman nel Settimo sigillo sembra essere entrata nel vivo, e gli esiti non appaiono più scontati.

Secondo l'Organizzazione della sanità del Regno Unito, circa un terzo dei nati nel 2013 vivranno abbastanza a lungo da celebrare il loro centesimo compleanno, mentre il numero dei centenari inglesi aumenterà dai 14mila del 2013 ai 111mila previsti nel 2037.

Proprio com'è accaduto dopo la scoperta delle Americhe, anche oggi si moltiplica il numero di chi parte alla ricerca della Fonte dell'eterna giovinezza. Bruce Ames, professore dell'Università di Berkeley, sostiene per esempio di aver ideato un composto in grado di diminuire la velocità di riproduzione cellulare allungando così la vita, da circa 15 anni se lo inietta ogni mattina e oggi ha 85 anni e continua a condurre una vita lavorativa molto attiva. Mentre Aubrey De Grey, gerontologo dell'Università di Cambridge, sostiene sia possibile agire a livello cellulare per "curare" l'invecchiamento.

Negli Stati Uniti, i ricercatori dell'Institute of Aging sono riusciti ad allungare la vita di alcune cavie fino al 25 percento, mentre dal 1999 ad oggi il Back Institute della California è riuscito a invertire il decorso di alcune malattie cardiovascolari legate all'età nelle cavie e ad allunare di cinque volte la vita dei vermi agendo su un particolare gene. "Speriamo di trovare cinque-dieci molecole in grado di allungare la vita delle cavie per poi iniziare la sperimentazione sull'uomo," ha spiegato a The Atlantic Brian Kennedy, CEO di Buck Institute, che è finanziato da una dinastia californiana di magnati del petrolio che ci investono sei milioni di dollari all'anno.

Ma cosa accadrà quando gli anziani saranno sempre di più? Secondo Gianluca Merchich e Mariangela Zenga, dell'Università di Milano-Bicocca, entro il 2050 i due terzi del budget del sistema sanitario nazionale saranno assorbiti dalle spese per l'assistenza degli anziani. Secondo Pagina99, se l'aumento del 25 percento dell'aspettativa di vita previsto dal Buck Institute dovesse davvero realizzarsi in modo improvviso e generalizzato, il costo complessivo per le finanze pubbliche italiane sarebbe di circa 400 miliardi di euro.

Se invece l'allungamento della vita fosse "solo" di tre anni per anziano, stando ai calcoli del Fondo Monetario Internazionale i costi per le economie avanzate passerebbero dal 5,3 all'11-13 percento del PIL—per un aumento cumulativo fino al 190 percento del PIL del 2010. È chiaro che le conseguenze di tutto questo sarebbero devastanti per gli attuali sistemi di welfare, che difficilmente riuscirebbero a tenere il passo—aprendo a scenari politici ed economici di difficile risoluzione.

La chiave di lettura fondamentale di tutto questo la fornisce Peter Diamandis—fondatore di Human Longevity, una società di genomica da 70 milioni di dollari che conta di studiare la mappa genetica di centinaia di migliaia di individui per isolare i fattori legati all'invecchiamento e agire in modo da rimuoverli. Secondo Diamandis, "il nostro obiettivo è far sì che i 100 anni siano i nuovi 60."

Foto via Flickr/

Robert Taylor

"Siamo di fronte a una 'longevity revolution'," spiega Sonia Arrison—autrice di 100 Plus: How the Coming Age of Longevity Will Change Everything, From Careers and Relationships to Family and Faith. La medicina attuale si sta concentrando sull'allungamento della vita, e questa rivoluzione metterà al centro dell'interesse non tanto il "life span" quanto il cosiddetto "health span"—cioè l'allungamento della vita in buona salute. Creando così un nuovo mondo in cui gli over 65 saranno individui funzionali e produttivi ancora per uno o due decenni.

Proprio per questo motivo, Randal Charlton ha fondato a Detroit l'organizzazione non profit Boom!, il cui obiettivo è aiutare gli anziani a creare il proprio business—consentendo loro di alternare vita lavorativa e riposo e di arrivare gradualmente alla pensione. Il rientro nella forza lavoro di fasce d'età oggi inattive potrebbe portare benefici: se ad esempio oggi i 64-80enni italiani lavorassero tutti almeno a tempo parziale, il PIL nazionale potrebbe aumentare del 15 percento l'anno. Si tratta ovviamente di calcoli teorici che non tengono conto dei già elevati tassi di disoccupazione, eppure una cosa che un tempo ci sembrava assolutamente futuristica adesso rischia di diventare possibile.

Perché questo avvenga, ovviamente, dovranno cambiare molte cose—a cominciare per esempio dal sistema educativo, che dovrà comprendere classi "miste"con età che vanno dai 20 ai 90 anni per permettere una continua riqualificazione della forza lavoro. Anche il settore finanziario dovrà trasformarsi e iniziare a considerare la possibilità di piccoli schemi di prestito per finanziare le startup della terza età o il consumo nelle fasi di riposo. Eppure, alcuni di questi cambiamenti sono già in atto: ad esempio secondo il Pew Research Center, la spesa degli ultra-cinquantenni per l'educazione è aumentata del 90 percento tra il 1995 e il 2010—più di ogni altra categoria di spesa.

Secondo John Mueller, ricercatore dell'Università dell'Ohio, i dati mostrano che una società più anziana è una società più felice e pacifica. I livelli di benessere percepito aumentano con l'aumentare dell'età, e i più anziani tendono a essere maggiormente contrari ai conflitti militari. Nei prossimi decenni, il problema principale delle società occidentali potrebbe quindi essere quello di "sistemare" un numero sempre più ampio di anziani in salute, felici e pacifici.

Eppure, a far da contraltare a una parte del mondo che dovrà solo porsi il problema di invecchiare bene c'è un esercito di giovani provenienti da Asia e Africa, dove in molti paesi l'età media è inferiore ai 20 anni e i livelli di povertà sono elevatissimi. Non è detto che il rapporto tra la prima, incapace di integrare e sempre più chiusa nella torre d'avorio della propria ricchezza, e il secondo, giovane e affamato, non posso diventare conflittuale.

Se il futuro può sembrare paradisiaco, la fase di transizione può essere—come spesso accade—caotica e lunga. "Passerà almeno un secolo prima ci siano persone in grado di vivere fino a 200 anni," sostiene De Grey. Senza contare che non è affatto detto che, se anche venisse inventato, tutti potrebbero accedere al "farmaco dell'eterna giovinezza." Dopo anni di investimenti in un buona parte infruttuosi—come ad esempio gli 800 milioni di dollari sborsati nel 2008 da GlaxoSmithKline per acquisire Sirtis, che produceva un farmaco anti-invecchiamento poi rivelatosi fallimentare—è naturale che le imprese farmaceutiche vogliano monetizzare il risultato, per la longevità potrebbe diventare molto costosa. Né è garantito che il "trattamento definitivo" se mai verrà trovato sia un gioco a somma positiva.

Di recente, tre team di ricerca—di Harvard, Stanford e San Francisco—hanno dimostrato che trasferendo sangue da una cavia giovane a una anziana si ottiene un netto ringiovanimento delle capacità fisiche e cognitive della seconda. In un'epoca di crescenti disuguaglianze economiche, non è detto che l'utopia dell'eterna giovinezza non si possa tramutare nel sogno distopico di una stirpe di ricchi ultra-longevi che devono la propria ritrovata giovinezza ai globuli rossi acquistati a caro prezzo da giovani sempre più rari, con pochi soldi, senza lavoro e con da vendere solo la propria gioventù.

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