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Mi sono masturbata sul dancefloor

Berlino è una città relativamente sicura, eppure in una sola notte può succedere che due ragazze siano talmente esasperate dall'attenzione non desiderata degli uomini da decidere di vendicarsi a modo loro.
03 dicembre 2015, 4:40pm

Illustrazione dell'autrice.

Il solo sta sorgendo e sono distrutta perché ho passato la notte a bere e ballare. A un certo punto della serata, due tipi seduti su un divanetto stavano fissando me e la mia amica. Erano molto seri. "Perché l'avete fatto?" In effetti poco prima io e lei ci stavamo toccando in mezzo a tutti.

Se paragonata a Parigi, Berlino è una città relativamente sicura per le donne. Ma i pervertiti sono ovunque. Sono asfissianti, noiosi, fastidiosi e attaccano bottone quando tu non hai né le forze né la voglia di discutere. Ed è proprio per colpa loro che da francese che ha passato cinque anni in Germania sono finita a masturbarmi dentro a un locale. Per proprietà transitiva, diciamo.

È successo a Kreuzberg, uno dei quartieri più festaioli della città. Nei locali è pieno di ragazzi che bevono mignon di Jagermeister e prendono paste. Girano polverine ovunque. In mezzo alla marmaglia passano figure solitarie: chi passeggia spaesato, chi raccoglie le bottiglie e chi cerca speed.

Essere una donna a Berlino offre il privilegio di far emergere una particolare tipologia di umano: gli esibizionisti e gli altri donnaioli, riconoscibili per l'andatura spavalda e le mani affondate nelle tasche. L'importante è non guardarli. Basta un secondo di troppo e avrai la certezza di invischiarti in una conversazione senza fine fatta di doppi sensi e protuberanze difficili da non notare.

Sono le tre del mattino, è domenica, sono seduta con un'amica sul muretto che delimita un campo da basket deserto. Arrivano quattro tipi loschi. Uno di loro si rivolge a noi chiamandoci "piccole troie". Un altro si accontenta di un breve scambio di parole, durante il quale la sua mano sinistra non si allontana mai dalla barra trasversale che preme contro i suoi jeans. Decidiamo di andare al Visionaere, lungo il fiume. L'alba esplode rosa in cielo mentre la festa è ancora in pieno svolgimento.

Ci facciamo strada verso le scale d'ingresso, dove i corpi stanno pigiati l'uno sull'altro. Sento una pressione sul fondoschiena, inizialmente penso che sia accidentale, ma poi si ripete. Pensavo fosse un gomito o un ginocchio. Ma l'attrito si intensifica. Mi giro di scatto e mi trovo faccia a faccia con un tizio con i pantaloni attillati—ad altezza cerniera c'è un evidente rigonfiamento. Lo guardo negli occhi furiosa, ma lui continua a sorridere e non ha di meglio da dire di un "Ehi!" Mi vergogno; forse il suo gesto è stato davvero involontario, forse non me lo stava davvero appoggiando al culo. Decido di lasciar perdere.

Mentre balliamo avviso la mia amica che un bel bruno dietro di noi ci sta guardando. Sta un po' in disparte, appoggiato al muro insieme a un gruppo di amici con il labbro molle e l'andatura incerta—di quelli che hanno perso la battaglia con l'alcol. Lui no, è un ragazzo abbastanza carino, mi sorride. Mentre sto per ricambiare mi rendo conto che si sta toccando sotto la tuta beige.

Mi viene la nausea. Da quanto tempo ci guarda arrapato? È impossibile che nessuno se ne sia accorto. Ma allora perché nessuno fa niente? Dopo una rapida consultazione al bagno, decidiamo di vendicarci.

Nel frattempo, il tipo si è avviato al bar insieme ad alcune ragazze. Che importa, non si tratta più di lui ma di una questione di principio. Ci appostiamo alla balaustra, più o meno nello stesso punto in cui stava lui qualche minuto prima. Iniziamo ad accarezzarci tra le cosce guardando quelli che ballano. Le reazioni non tardano. Diverse persone si voltano imbarazzate e continuano a ballare tentando di sottrarsi al nostro campo visivo. Ride bene chi ride ultimo.

Questa non è una foto dell'autrice. Foto via Flickr.

Una brunetta arrossisce e mormora qualcosa alle sue amiche, che a loro volta ci lanciano sguardi sprezzanti. Restiamo impassibili contro la balaustra, sempre con le mani tra le cosce, e ci guardiamo in giro.

Un gruppo di australiani pingui si fa strada a gomitate. Indossano tutti la stessa polo. Quando ci vede, uno di loro alza la bottiglia e si mette la mano sul cazzo, mentre i compagni ululano uno "Yeaahhhh!" Più tardi uno di loro viene a urlarmi all'orecchio che sono "molto cool". Quando gli chiedo in che senso, mi risponde: "Il tuo portamento, il tuo stile, sei sexy." Gli lancio uno sguardo scettico, ma lui mi abbraccia e mi chiede se "tu e io, cioè..." Lo respingo educatamente. Ne è tutto sbigottito e mi chiede perché l'abbia provocato, se poi non ho intenzione di averci a che fare. Gli spiego che non l'ho affatto provocato, e che bmi stavo toccando perché mi andava.

Mentre faccio la fila, un tizio barbuto mi si avvicina. Spallato, porta occhiali rotondi tartarugati, una camicia bianca di lino con le maniche rimboccate sopra gli avambracci pieni di tatuaggi. "Scusa, posso farti una domanda? Tu e la tua amica... siete lesbiche?" Rimango sconcertata; gli chiedo cosa glielo abbia fatto pensare, e soprattutto, perché mi domandi una cosa del genere. "Mah non so, siete qui, in due, in un club, a toccarvi la fica davanti a tutti, è una cosa molto... e poi avete l'aspetto...non so."

No, non siamo lesbiche. Mi si fa ancora più vicino: "Ah, siete bisessuali? Non mi vuoi presentare la tua ragazza?" Il suo approccio è talmente fastidioso che mi affretto a ripetergli il discorso che ho fatto all'australiano: non siamo qui per questo, vogliamo solo divertirci a osservare le reazioni della gente. "Sei seria? Perché mi prendi in giro? Mi dai un bacio?" Mi spinge contro il bancone. Mi divincolo e torno dalla mia amica.

La ritrovo che parla con un gruppo di ragazzi e ragazze. C'è una forte tensione. Mentre mi avvicino, una ragazza sta dicendo, "Ma non è questione di ragazze o di ragazzi, si tratta di rispetto! Non hai nessun rispetto per te stessa a fare una cosa del genere!" E uno dei suoi amici aggiunge, "Se è questo che volete fare andate al KitKat, là se ne sbattono. Ma non qui, cazzo!" Faccio notare che non siamo nude e che avevamo solo le mani nei pantaloni, non abbiamo fatto niente a nessuno. Un ragazzo risponde, "No, ma immagina se fossi stato io a farlo." Tutti quelli intorno annuiscono.

Decidiamo di spiegare la situazione. Gli diciamo dei ragazzi al parco, degli sfregamenti sulle scale, del segaiolo in pista, della difficoltà di reagire a questi comportamenti, della decisione di fare lo stesso per capire meglio, e anche per riderci su. Sono tutti scioccati.

"È davvero assurdo," ci dice uno dei ragazzi, "se un ragazzo si comporta come un porco, tu decidi che la cosa migliore da fare è imitarlo?" Uno dei suoi amici aggiunge: "Tu te ne devi sbattere se è un porco, provocare è inutile." Siamo di nuovo all'eterno dibattito sull'ignorare lo stalker o affrontarlo apertamente. Discutiamo ancora un po'—senza arrivare a un compromesso.

Foto via Flickr.

Lancio un sorriso a uno di loro. Non lo ricambia ma ci invita con un gesto a unirsi al gruppo. Intavola un discorso. "Ma perché non vi comportate da ragazze?" La mia amica, oltraggiata, risponde, "Sei serio? Ma ci fai o ci sei?"

Il tipo è un po' spaventato, "Voglio dire, vi masturbate in pubblico, ora mi parli come un uomo," e il suo amico aggiunge, "Nessuno vuole una ragazza così." Gli chiedo come avrebbe reagito se avesse visto fare la stessa cosa a un uomo, ma non sembra molto impressionato.

"Non è questo il punto. Le ragazze non fanno queste cose. È volgare, non ti vergogni a fare così davanti a tutti?" Gli chiedo se non ho anche io il diritto di essere volgare. "Ma tu sei una donna! Non è elegante, e poi è pericoloso, te ne rendi conto? Tutti i ragazzi qui intorno, pensi siano di mentalità aperta? Vi comportate come delle..." La mia amica lo interrompe, "Come delle? Puttane?" Lui ride, "È così che ti senti a fare quello che hai fatto davanti a tutti?"

Usciamo, con la bocca un po' impastata e deluse dalla serata. Sulla via di casa mi scappa tantissimo la pipì e vado a farla in mezzo a due macchine. Si sta facendo giorno, ma le strade sono ancora deserte. A un certo punto sento la mia amica urlare, "Smettetela! Stronzi!" Mi tiro su i pantaloni e mi accorgo che due ragazzini mi stanno riprendendo coi cellulari. Sotto il nostro diluvio di insulti, se la danno a gambe sghignazzando.

NDA: In 5 anni di vita in questa città, non ero mai stata vittima di così tante molestie durante un'unica serata. Quindi voglio sottolineare che i fatti presentati in questo articolo sono il risultato di una serie di circostanze eccezionali e sfortunate e non rappresentano il clima generale berlinese.

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