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Vice Blog

La guida non ufficiale alla diplomazia dell’ambasciata irlandese DIY in Kosovo

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di it
29.3.10

Dopo un mese passato in Kosovo, la finta ambasciata irlandese ha chiuso i battenti e se n'è tornata a casa. I soldi scarseggiavano e la pacchia era finita. Gli ambasciatori hanno salutato lo stato più nuovo al mondo con gli occhi lucidi e il labbro tremolante. Ci siamo divertiti tanto, ma ci portiamo a casa delle importanti lezioni di diplomazia che ci piacerebbe condividere con voi, che non avete avuto la fortuna di avere una vostra ambasciata.

STAI TRANQUILLO

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Un'ambasciata in un paese straniero non è diversa da una foto dell'ex nella cameretta della vostra ragazza. Sono simboli di attaccamento e influenza. Piccoli e impertinenti ricordi del passato. Questo potrebbe spiegare le imponenti fortificazioni e la paranoia. Gli americani, per esempio, hanno montato dei riflettori automatici sopra tutti i muri. Era tutto illuminato come uno stadio e se un ambasciatore tornava a casa un po' brillo, poteva anche scambiarla per un'astronave aliena. Gli inglesi, i nostri vicini, avevano posizionato delle colonne per lo smaltimento del traffico in fondo a entrambi gli sbocchi della strada, e questa era davvero una rottura di palle. Ogni volta che ordinavi una pizza, dovevi farti metà strada a piedi per andarla a prendere. Ora, tutti quelli che sono stati la ruota di scorta di una relazione potranno dirvelo, una ex amareggiata può farti provare il gelo che provi solo quando stai con tua madre mentre si compra i suoi assorbenti. Mentre se riesci a essere il ragazzo del tipo "se lei è felice, sono felice anch'io", allora diventi la persona dagli alti valori morali e tutti ti troveranno simpatico.

SOCIALIZZA

È inutile precisare che gli ambasciatori devono essere amichevoli e accettare sempre gli inviti. Gli inviti aprono le porte a conoscenze lavorative, droghe e ragazze. Detto questo, se sei in ballo a tempo pieno, dovrai fare una selezione dei party da frequentare o non riuiscirai a sopravvivere ad un solo mandato. Quella qui sopra è una foto di noi ad uno dei party a cui abbiamo partecipato. Il ragazzone in mezzo a noi è Ramush Haradinaj. È il leader del partito Alleanza per il futuro del Kosovo ed è stato primo ministro del Kosovo per un anno. Nella foto tiene in mano una mazza da hurling, lo sport nazionale irlandese. La davamo al posto dei biglietti da visita. Comunque, Ramush ci ha detto "Lo sapete cosa farò con questa? La spaccherò in testa a qualcuno." Non ci ha fatto ridere. È un ex-militante dell'Esercito di Liberazione del Kosovo e faceva sollevamento pesi durante le negoziazioni per intimidire la gente.

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So ben poco del Lussemburgo. Mi pare di aver sentito che di recente hanno introdotto la regola del figlio unico perché stanno tutti stretti lì adesso, ma in realtà se mi chiedi qualcosa sul Lussemburgo, posso solo dirti che è una specie di pacco misterioso. L'ambasciatore del Lussemburgo viveva a tre case di distanza rispetto alla nostra, in un cottage pesantemente fortificato. Le tende erano sempre tirate giù. La porta sempre chiusa. Poteva succedere qualunque cosa lì dentro. E proprio questo è il punto. Se non ti fai vedere ogni tanto e non parli con nessuno, la gente comincerà a pensare che hai qualcosa da nascondere. Le ambasciate dovrebbero essere organizzate come gli ostelli dei campeggiatori, dove i ragazzi possono starsene a bere vino dai cartoni e giocarsi a scopa i travel check. Potrebbero asciugare il telo da spiaggia sull'asta della bandiera e chiamare casa con i gettoni dell'ambasciatore. Dopo colazione, non c'era niente di meglio che guardare quanta gente avevamo ospitato la notte prima. Non per vantarci, ma se dopo nove mesi ci siamo ritrovati a ricevere una telefonata per fare da padrini a un bambino chiamato Ambasciatore, non c'è da stupirsi.

SII BUFFO

L'albanese è una lingua davvero difficile. Ci sono un sacco di segni, pallini e scarabocchi mischiati insieme all'alfabeto classico, è praticamente impossibile da imparare bene. Oltre a questo ci sono un sacco di dialetti e accenti diversi, e una popolazione con un inglese relativamente fluente a complicare il tutto. Il primo giorno abbiamo imparato a dire Ciao e Grazie, poi , nel corso di circa cinque settimane, abbiamo imparato un altro paio di cose molto importanti. Ripetevamo le parole che sentivamo come pappagalli. Quelli del posto ci credevano scemi, tipo gli scemi del villaggio arrivati da un altra terra. Eravamo un intrattenimento per gli altri, il che ci ha fatto capire di cosa è fatta la buona diplomazia. Lasciare che il resto del mondo possa ridere di te. Ci vuole del coraggio per metterla in pratica, ma funziona. Il modo migliore per confrontarsi con uno stereotipo negativo è accentuarlo al punto da renderlo implausibile. E a quel punto sentire il rumore che fa quando si distrugge in mille pezzi. La buona diplomazia trasforma i cliché in un'arma a tuo vantaggio. Così non abbiamo mai rifiutato una bevuta, siamo arrossiti ogni volta che una ragazza ci passava davanti, abbiamo accennato passi di danza popolare ad ogni accenno di musica. E poi, quando hanno iniziato a pensare che questi bravi cattolici erano una compagnia sicura per le loro giovani figlie…

CONOR CREIGHTON