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Ci meritiamo la fiction su Yara

Allontanandoci dai fatti di Brembate di Sopra, per sbaglio avevamo fatto la cosa giusta—far lavorare chi di dovere. Ora che Alfano, tv e giornali hanno rimediato a questo errore imperdonabile, ci ritroviamo così.
24.6.14

Angelino Alfano. Foto via Flickr/EPP.

Non è ben chiaro quando la fine di Yara Gambirasio ci abbia trasformato in mostri. È molto probabile che la metamorfosi sia avvenuta molto tempo prima del 26 novembre 2010, inizio ufficiale del "Mistero Yara", giorno in cui la ragazzina di 13 anni di Brembate di Sopra (Bergamo) sparì dalla circolazione, per essere ritrovata morta il 26 febbraio 2011. Eppure questo caso di cronaca nera illustra bene la morbosa fusione tra mass media, paure collettive e istituzioni che da qualche giorno ci costringe in una spirale di desiderio di vendetta e di gogna.

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Nel corso degli anni ci siamo allontanati dai fatti di Brembate di Sopra, distratti dalle tante altre tragedie italiane raccontate da sempre nuovi inviati in loco spediti nel paesino X a chiacchierare con sconosciuti e parenti delle vittime, mentre dallo studio arrivava ferma e decisa l'opinione del criminologo barbuto con la montatura degli occhiali spessa. Facendo così—allontanandoci da Brembate per qualche anno—abbiamo lasciato spazio agli inquirenti bergamaschi. Toh, per sbaglio avevamo fatto la cosa giusta! Allontanarci dal corpo della vittima per far lavorare chi di dovere. Un errore imperdonabile, un'aberrazione della società dello spettacolo a cui—grazie al cielo—ha posto fine lunedì scorso il ministro dell'Interno Angelino "Brainstorming" Alfano.

Quel giorno Alfano, felicissimo d'essere al centro dell'attenzione e sognando una stellina da sceriffo sul suo vestito, ha deciso di gridare al mondo la novità: "Le forze dell'ordine, d'intesa con la Magistratura hanno individuato l'assassino di Yara Gambirasio," ha dichiarato il nostro ululando alla luna. "Ringraziamo tutti, ognuno nel proprio ruolo, per l'impegno massimo, l'alta professionalità e la passione investiti nella difficile ricerca di questo efferato assassino che, finalmente, non è più senza volto."

L'"efferato assassino" era stato finalmente "individuato", il sole stava calando e c'era da installare la ghigliottina in piazza, benissimo—peccato che secondo le leggi italiane ogni imputato o sospettato è da ritenersi innocente fino a una sentenza di condanna passata in giudicato. L'"efferato assassino" non è quindi né efferato né assassino, almeno per ora. È un sospettato—"ignoto 1" lo chiamavano gli inquirenti durante le indagini— si chiama Giuseppe Bossetti, ha 44 anni e fa il muratore. Questo almeno fino alla settimana scorsa, quando si è trasformato nel "mostro" da piazzare in prima pagina e sui videowall alle spalle dei conduttori perché la ggente deve sapere.

Prima pagina de Il Giornale, 17 giugno 2014.

Le tragedie italiche si sono fatte più lunghe, spalmabili nel tempo: ci ossessionano per qualche mese per poi tornare sottoterra e riaffiorare di tanto in tanto con "un nuovo sviluppo", "la riapertura del caso" o una qualche assoluzione. Da Erika e Omar ad Avetrana abbiamo assistito a una narrazione tragica che si è dilungata per anni cucendo una trama fittissima di personaggi, vittime e luoghi ormai entrati nell'immaginario comune; lo zio Michele Misseri e il suo garage (adibito per mesi da sfondo per reporter), la bionda Knox in quel di Perugia, Yara e le sue lezioni di ginnastica. Sono immagini che vengono narrate meticolosamente da frotte di giornalisti, diventando parte della giornata di milioni di persone. Durano poco, tuttavia: appena il caso si affloscia in qualche noiosissima indagine scientifica, si dissolvono in un istante. Fino al prossimo aggiornamento, ovvio.

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Forse un domani non lo sarà più, ma per ora Bossetti è innocente. È toccato al procuratore di Bergamo Francesco Dettori ricordarlo al Ministro Alfano, dal quale dipende buffamente la Polizia di Stato: "Era intenzione della Procura mantenere il massimo riserbo a tutela dell'indagato," ha dichiarato Dettori, "in relazione al quale, secondo la Costituzione, esiste la presunzione di innocenza." Ora: è arcinoto che Alfano abbia difficoltà concentrarsi quando sente la frase "Secondo la Costituzione" ma a rendere interessante la dichiarazione iniziale di Alfano—e adoro l'idea di essere io a doverglielo spiegare—è il fatto che egli sia Ministro dell'Interno della Repubblica Italiana.

Per ulteriori informazioni alleghiamo un video esplicativo.

Ad ogni modo, Bossetti è ora "il colpevole". Lo ha capito anche il produttore televisivo Pietro Valsecchi che sta preparando una fiction sul caso di Yara con la sua casa di produzione Taodue. Valsecchi ha già firmato un film su Amanda Knox e il delitto di Meredith Kercher, uno sceneggiato della Uno Bianca e Il Capo dei Capi, ispirato alla vita di Totò Riina. Ora ha puntato ai fatti di Brembate: "L'individuazione del colpevole era l'ultimo fondamentale tassello che mancava ad una vicenda sulla quale stavamo da tempo raccogliendo documentazione e materiali per raccontare in una miniserie televisiva in due puntate," ha spiegato. Valsecchi è sicuro che il prodotto finale sarà "l'evento televisivo dell'anno," visto che l'immane tragedia "ha appassionato l'opinione pubblica e […] rappresenta una grande affermazione delle capacità investigative delle nostre forze dell'ordine."

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È interessante notare come la dichiarazione non faccia alcun riferimento alla vittima, concentrandosi invece sulle cose importanti, come l'ottima risposta del pubblico all'omicidio e il gran lavoro svolto dalle forze dell'ordine (file under: "portiamo a casa i nostri marò") nel risolvere il caso. Sarà inoltre davvero un successo perché si fonderà su un mix perfetto: sangue giovane + forze dell'ordine, due grandi passioni del pubblico. Il protagonista dello sceneggiato (SPOILER) sarà un capitano dei carabinieri ("un ruolo molto importante sul quale stiamo cercando un attore di grande prestigio") a cui viene affidato l'intricato caso, che egli riesce a risolvere perché è bravo e saggio. Alla fine il Mostro andrà in galera e giustizia sarà fatta. Forse il capitano dei carabinieri troverà anche l'amore.

L'unica speranza è che la serie serva da ispirazione a una nuova puntata di Black Mirror in cui Valsecchi interpreterà un premier inglese che viene ricattato da un misterioso terrorista e costretto a dimostrare pietà per una ragazzina morta in mondovisione.

Ma non è solo piccolo schermo. Grazie ai potenti mezzi offerti dalle nuove tecnologie, è possibile farsi beffe delle tragedie in modalità crossmediale, balzando dalla carta stampata alla tv e finendo su internet: è il caso di Spinoza.it, che la scorsa settimana—essendo un sito di satiracattiva—ha pubblicato una battuta divertentissima, riproposta qui:

AHAHAHAHAHAHAH

Ricapitolando: l'estate è ufficialmente cominciata solo pochi giorni fa e abbiamo già superato con eleganza una piccola Inquisizione mentre altri pensavano bene di sottolineare com'è sano ridere di un cadavere usato come carta igienica. Siamo sopravvissuti alla prima caccia all'uomo dell'estate e tutto quello che vi abbiamo ricavato è un'altra fiction di merda.

Segui Pietro su Twitter: @pietrominto