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Quasi quasi non saltavo in aria, in Afghanistan

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di it
24.1.11

Ben Anderson, l'uomo dietro a produzioni VBS quali Inside Afghanistan e Obama's War, ci ha mandato un'email in cui parla di Joao Silva, stimato fotografo che ha perso entrambe le gambe mentre era in ricognizione nell'Afghanistan del sud insieme alle forze armate statunitensi. Abbiamo parlato con Ben di rischiare la morte, cosa che anche a lui è capitata recentemente, e di Joao.

Vice: OK, Ben, dove ti trovavi quando sei quasi esploso, il mese scorso?
Ben Anderson: Eravamo a Sangin, che in pratica è la città più violenta della provincia più violenta dell'Afghanistan, Helmand.

OK, e gli inglesi se ne sono andati, vero?
Sì, hanno passato tutto ai marines americani, e stavo proprio scrivendo di questo. Ho passato tre settimane con questa unità chiamata Three Five Marines, sono tornato poco più di una settimana fa.

Stavi facendo riprese per un nuovo programma?
Sì, è per Panorama, che uscirà a breve.

Stavi quasi per esplodere: cosa è successo nel giorno in questione?
In Afghanistan, i talebani usano tantissimo gli IED ['Ordigni Esplosivi Improvvisati' o, più semplicemente, bombe casalinghe piazzate ai lati delle strade]. Ci trovavamo in un'area che gli inglesi avevano ripulito dagli IED e, prima ancora, dai talebani, e gli inglesi avevano piazzato tre basi lungo la strada principale per tenere tutto sotto controllo. Quando sono subentrati i marines, gli inglesi hanno abbandonato quelle basi, e quell'area è finita per diventare un luogo in cui i talebani potevano nascondersi e dove potevano nascondere i loro IED.

E quindi cosa hanno fatto i marines?
Hanno deciso che non era possibile ripulire l'area semplicemente spostandosi a piedi da edificio a edificio. Invece, hanno impiegato un approccio più duro e hanno usato bulldozer e veicoli pesanti che, a tutti gli effetti, sono carri armati. Si sono messi ad arare la strada principale e hanno tirato su tutti gli IED; i marines, nel frattempo, stavano ai lati della strada, a piedi, ed evitavano i percorsi troppo semplici e a rischio quando potevano. Attraversavano gli edifici creando buchi nei muri o saltando sui tetti.

OK, quindi i bulldozer andavano per primi e voi li seguivate?
Sembrerebbe una cosa logica, ma stranamente i marines ai lati della strada precedevano i bulldozer, erano loro i primi a ripulire e a creare, attraverso gli edifici, nuovi sentieri che prima non esistevano. Se avessero seguito un sentiero che era un minimo ovvio sarebbero sicuramente esplosi sugli IED. Al che ci siamo mossi a piedi, facendo molta attenzione. Di tanto in tanto scavavamo a terra con le mani o coi coltelli per cercare le bombe. Abbiamo trovato un IED sul tetto del primo edificio in cui siamo entrati; il tetto è in genere il posto che pensano sia più sicuro. Dopo averlo trovato, siamo stati obbligati a seguire un sentiero che era esattamente del tipo che volevamo evitare. Si trovava all'incrocio tra molte straducole, e ovunque ci sia un ponte su un ruscello o un vicolo stretto tra due edifici, quasi di sicuro c'è anche un IED.

Un mucchio di IED trovati dai marines e messi insieme per un'esplosione controllata.

Strettoie e robe del genere?
Sì. Volevamo evitare quelle zone, ma abbiamo dovuto attraversarne una perché non potevamo usare i tetti per oltrepassarla. Dovevamo continuare ad andare avanti. Poi con i metal detector hanno ispezionato l'intera area, ma non sono riusciti a trovare nulla, perché la maggior parte del metallo contenuto in un IED si trova nella batteria che fa esplodere l'ordigno. Abbiamo scoperto che c'erano sette IED in questa strettoia, ma erano tutti sistemati insieme e connessi a un filo "madre" e, in poche parole, sono stati fatti esplodere contemporaneamente dal tizio che era all'altro lato del filo "madre", dove c'era la batteria. Nessuno lo sapeva, ma stavamo camminando sopra a tutti questi IED intercollegati in quella che chiamano una "ghirlanda di margherite", e qualcuno ci stava osservando a debita distanza.

Io ero proprio davanti alla pattuglia. Mi ricordo che ho pensato che non avrei dovuto essere lì. Mi ero ripromesso che mi sarei tenuto un po' nelle retrovie, questa volta. Fortunatamente, me ne sono dimenticato e mi sono trovato davanti. Il tizio con la batteria che ci stava osservando probabilmente aspettava che altri marines riempissero l'area nei dintorni della ghirlanda. È allora che ha fatto saltare tutto. E l'ordigno è esploso proprio dietro di me, e quattro marines sono stati colpiti. È stata pura e sorprendente fortuna che i marines colpiti si trovassero tra i vari IED e non sopra di loro.

Quindi non ci sono state perdite.
No, ci sono state tre commozioni cerebrali serie e uno dei ragazzi è rimasto temporaneamente accecato e assordato, ma si è ripreso dopo pochi giorni. Tutti quelli con la commozione cerebrale devono passare un mese alla base, ed è lì che sono andati. L'esplosivo contenuto negli IED era abbastanza da uccidere, o da far saltare le gambe di una persona.

Questo è successo quando stavi per andartene?
Sono rimasto altri quattro giorni. Stavano seguendo questa operazione chiamata 'Dark Horse Two', in cui i marines si rimpossessavano dell'area che avevano abbanonato la prima volta che ci si erano stabiliti lì. Quando me ne sono andato l'avevano già ripresa. I marines fanno delle ispezioni più concentrate: fanno un giro di sei mesi, mentre l'esercito impiega 12 mesi. L'Unità Three Five Marine era lì da due mesi e mezzo, quando sono arrivato io, ma in quel lasso di tempo avevano già 100 feriti e avevano perso 26 uomini. Non credo che nessuna unità inglese in un periodo di sei mesi abbia perso così tante persone. È un numero incredibilmente alto.

Joao Silva

OK, e l'altra ragione per cui rivolgiamo a te è, ovviamente, per parlare di Joao Silva. Anche lui era in Afghanistan, vero?
Sì, era a Kandahar, durante lo scorso mio viaggio, che era parte di questo stesso progetto. Eravamo entrambi alloggiati alla base aerea di Kandahar. Eravamo stufi, e pensavamo che ci stessero tenendo lontani dalla storia principale. Stavamo cercando di raggiungere i marines a Helmand. In seguito, sempre durante quel viaggio, si è trovato in questo complesso. Davanti a lui c'era un militare con un cane e uno con un metal detector, e in qualche modo non si sono accorti di questo piccolo cerchione e lui ci ha camminato sopra e ha perso entrambe le gambe, ad altezza ginocchio. L'infezione si è espansa in tutta la parte bassa del suo corpo, ed è rimasto in terapia intensiva per sei settimane. È uno dei fotografi di guerra più coraggiosi, forti e pieni di esperienza del mondo. È uno dei fotografi più amati e rispettati, ed ha anche moltissima esperienza, perciò chiunque è rimasto scosso dalla notizia: se è accaduto a lui, può accadere davvero a chiunque.

Se vi piacciono le fotografie di Joao potete acquistarle, e così aiutarlo a riprendersi. Per maggiori informazioni o per comprare le sue stampe visitate questo sito. Ecco. Post impegnato del giorno fatto. Ora possiamo tornare agli mp3 e alle battute sconce.

BRUNO BAYLEY