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Confessioni di un corriere della droga

Cris si è messo a fare il corriere della droga a New York perché voleva diventare "un figo", ma non è andata proprio così.
8.10.13

Un tipo figo che Cris ammirava. Immagine via

Quando mi è stato proposto di fare il corriere dell'erba, ho dovuto accettare. Ho sempre voluto essere un figo, e mi immaginavo la figaggine prorompere da ogni poro di uno spacciatore. In quanto corriere, sarei stato sprezzante alle leggi della società, sempre sul pezzo e, forse-be', probabilmente-un tipo pericoloso. Era un sogno che si avverava. Sfortunatamente, in un anno di "gioco", non ho mai preso con nonchalance la direzione opposta a quella di un poliziotto, né tantomeno sputato in faccia alla morale. E questo perché essere un pony della droga non è una figata. È uno schifo.

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Come molti altri lavori che ho fatto per disperazione, ero assolutamente privo di qualifiche come spacciatore. Ho fumato erba solo quattro volte in vita mia, ma sono stato così male ogni volta che morirei felicemente senza mai più fumarne. Ma un amico che faceva il rivenditore di droghe pesanti per un pezzo grosso di Manhattan mi ha detto che questi stava cercando un nuovo smerciatore di erba. Il mio amico mi ha incoraggiato a farmi avanti.

Il mio colloquio di lavoro si è svolto nel salotto del pezzo grosso alle tre di mattina circa, in un giorno infrasettimanale. Quello che sarebbe diventato il mio datore di lavoro era un uomo di colore sulla trentina avanzata che vantava una discendenza persiana; si è presentato come Nathan. Prima che siglassimo il contratto con una stretta di mano, ha riso affabilmente e bisbigliato, "Più o meno," molte volte. A parte l'essere un po' fatto, mi sembrava un normalissimo uomo simpatico. Mi ha chiesto di fornire un documento che attestasse il mio indirizzo di residenza e il mio numero di telefono, e la mia polizza assicurativa. Se lo lasciavo in rosso, mi ha avvertito che avrebbe considerato i miei amici responsabili per i soldi o la droga mancanti. A parte quello, mi ha detto che erano solo due le regole: non cercare di fottere i clienti a meno che loro non facciano gli stronzi, e non diventare amico dei clienti. "Non è quella l'immagine di noi che vogliamo dare," mi ha detto.

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Il giorno dopo, ho accompagnato in giro Mary, che a quanto pareva viveva con Nathan "da amici, nient'altro." Mi ha insegnato l'etichetta del commercio d'erba, sottolineando l'importanza della velocità di consegna e aggiungendo che la transazione e l'uscita di scena avrebbero dovuto essere più rapide possibili. "Non sei qui per gironzolare," mi ha detto. "Non è uno sfoggio di socialità, e loro non sono amici tuoi. Vuoi entrare a casa loro ed essere amichevole e fare conversazione ma vuoi anche fare il tuo lavoro e levarti dalle scatole in fretta." Molti novellini, mi ha detto Mary, hanno paura di fare cose illegali a casa propria, sicché devi mettere su un'aria di indifferenza, come se andare da loro a vendere erba sia per te un'incombenza anche un po' noiosa. Mi ha raccontato di come fossero tre le dimensioni dei nostri prodotti: una piccola busta da 60 dollari, una media da 100 e la grande da 300. Erano misure standard che non potevano esser comparate con dosi pesate. Se mi avessero chiesto un deca o un ventello, dovevo fare l'aria smarrita e ripetere le mie tre opzioni.

Anche se pensavo di assomigliare a un gangster per bene, Nathan mi ha costretto a indossare una camicia abbottonata e pantaloni, a rasarmi e tenere i capelli piuttosto corti. Pensava che fosse un'uniforme che avrebbe attratto poco l'attenzione mentre camminavo con migliaia di dollari d'erba in una valigetta da computer sulla spalla.

L'autore in uniforme lavorativa.

Per questo lavoro dovevo portarmi dietro un telefono sempre carico ed essere pronto a rispondere alle chiamate in ogni circostanza. Nonostante fossi sempre, costantemente al telefono, gli indirizzi dei clienti non mi venivano mai dati telefonicamente. Le chiamate finivano a un centralino che rintracciava il numero di telefono in un database per poi richiamare il cliente da un altro numero per confermare la richiesta di droga. Dopo la confermha, io ricevevo una chiamata da un altro telefono. Il centralinista mi diceva solo "Vai da Nick" o "Vai da Lucy" e io non ero autorizzato a rispondere nient'altro che "Ok". Se avevamo due clienti che si chiamavano Lucy, l'operazione andava a rotoli.

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Se capivo che non sarei riuscito a essere dal cliente entro mezz'ora dalla sua chiamata, prendevo un taxi: ogni giorno avevo un budget di 40 dollari da spendere in taxi. Nessuno sapeva se li spendevo o meno. Invece di prendere un taxi, correvo freneticamente da una parte all'altra, e questo azzerava ogni tentativo di non attrarre l'attenzione-sudavo profusamente anche in inverno e spesso arrivavo a casa del cliente completamente bagnato e respirando affannosamente, confondendo sia i clienti che i portieri.

Alla fine di ogni giornata di lavoro, mi incontravo con Nathan e la sua fidanzata, gli davo il ricavato e restituivo la merce che non avevo venduto. Nathan e la sua ragazza non erano mai sobri a questi incontri: sarebbe stato facile truccare qualche numero e fare qualche dollaro in più rispetto al dovuto, ma non l'ho mai fatto perché i film mi hanno insegnato come operano i narcotrafficanti. Nel mio cervello, era chiaro che Nathan facesse finta di essere confuso, e se lo avessi messo alla prova, mi avrebbe punito. Per di più ero troppo onesto e spaventato per rubare.

Dopo una settimana iniziai a conoscere e detestare quelli che sarebbero diventati i miei clienti regolari. Come tutti i drogati, i fattoni vivono con questa finta supposizione che ogni bong sarà l'ultimo bong. Tutti quelli che sottintendevano il fatto che la loro disintossicazione fosse dietro l'angolo, mi parlavano dei loro piani per il futuro. C'era Gene, divorziato e calvo, padre di due bambini che ho visto solo in foto; voleva riprendersi la custodia dei figli e trasferirsi dalla Upper East Side alla Pennsylvania rurale dove anche le scuole pubbliche sono buone. Poi c'era Leigh che viveva vicinissimo a Central Park West, e casa sua aveva sempre un odore delizioso-mi parlava del suo sogno di offrire un servizio di catering per feste private, feste che nella sua immaginazione erano "piccole, intime e cool". Era sconcertante. Aspettavo solo il giorno in cui si sarebbero comprati dei funghi e avrebbero realizzato in una epifania istantanea che nulla sarebbe cambiato se avessero continuato a comprare erba da un servizio a domicilio come prima cosa la mattina.

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Qualche volta ero tentato di restituirgli i loro miseri 60 dollari, levargli la pipa di mano e dirgli, "Non devi per forza vivere così." Ovviamente non l'ho mai fatto. Nonostante la tristezza che provavo per questi fattoni isillusi, dovevo comunque provare a vendere a prezzi alti se volevo fare un po' di soldi-la mia paga era su commissione. Facevo 20 dollari da ogni busta piccola e media, e 50 da quelle grosse. Dato che vendevo droga-prodotto naturalmente desiderabile-dovrebbe essere stato facile vendere a prezzi alti, ma in realtà non lo era. Anche se chiunque, nelle case dove sono entrato, avrebbe potuto permettersi molte buste grosse, raramente si lasciavano prendere la mano perché dicevano che il loro era un uso saltuario. Ero in balia delle loro illusioni.

Il quartiere "su" dove vivevano i clienti facoltosi di Nathan. Immagine via

Dopo mesi di lavoro proficuo, mi hanno affidato i clienti più facoltosi. Pensavo che avrei avuto a che fare con individui sciccosi che facevano uso ricreativo di droghe, invece ho scoperto che il pozzo di merda era più profondo di quanto pensassi: erano questi i veri tossici, che compravano pillole su ricetta invece dell'erba. Avrei anche potuto rifiutare questo nuovo lavoro, ma Nathan mi aveva promosso. Consideravo il mio nuovo ruolo come un riconoscimento della mia intelligenza e potenziale.

La prima volta che ho incontrato un cliente che voleva pillole, ero leggermente ubriaco da un aperitivo. Un uomo ha aperto la porta e si è presentato come Dan. Mi ha accompagnato dentro l'appartamento tenendo la mano sulla mia schiena, e io gli ho stretto l'altra mano dicendo "Sono Jack". Lui mi ha fatto un gran sorriso d'intesa e chiesto, "Quindi è questo il nome che usi?" Nessuno mi aveva fatto domande sul mio nome prima, tutti i clienti erano sempre stati rispettosi dell'alias che mi ero ovviamente creato. Ho sentito la voce di Maria riecheggiarmi in mente: "Non sono tuoi amici! Non sono tuoi amici!"

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Ho fatto del mio meglio per non mostrare il disagio mentre Dan mi versava un bicchiere di costoso scotch chiedendomi, "Ok, cosa hai per me?" Ci siamo seduti sul suo divano immacolato e ho apertola borsa. La sua fidanzata Trisha si sè messa di fronte a noi con un bicchiere di vino bianco a guardare la TV con aria annoiata. Ho tirato fuori il contenitore con le pillole e ne ho contate 20, da 30 mg ciascuna. Dan ha detto, "Ok, bene. Le prendiamo." Ho cominciato a contare la pila di banconote che mi aveva dato e mentre mi incamminavo alla porta lui mi ha dato una pacca sulla schiena dicendo, "Ci vedremo presto. Ci vedrai spesso."

È stato a quel punto che ho capito che le cose si sarebbero messe male.

Dopo quel giorno, ho visto Dan e Trisha tutti i giorni. C'è di buono che erano sempre cordiali e anche quando ci mettevo più di un'ora ad arrivare mi offrivano sempre acqua o vino e chiacchieravamo un po'. Quando ero a corto di antidolorifici pesanti, compravano una quantità maggiore di oppiacei a basso dosaggio. Quando non avevo nessun tipo di oppiacei loro lo capivano, e in quelle situazioni mi chiamavano comunque per avere benzodiazepine da mixare con l'alcol per cercare di dormire quanto bastasse per non sentire la rota provocata dagli oppiacei. Durante il periodo di "secca", Daniel e Trish accusavano i sintomi dell'astinenza, chiamavano al lavoro dicendo di essere malati e si sedavano con ansiolitici e scotch. Immaginavo che finite le due settimane di secca non ci avrebbero più richiamato, ma dopo che Nathan si è rifornito di prodotti, sono tornati a chiamarci. Assistere a quel livello di depravazione era troppo per me.

Dan e Trisha mi hanno spinto a rendermi conto che era tempo per me di "appendere il cappello al chiodo". Mentre cercavo un lavoro più onesto, continuavo a spacciare. Durante quel periodo da spacciatore a domicilio sono diventato un esperto di orari e posizione di tutte le biblioteche pubbliche di New York, ho scoperto che esistono bar con toilette private, ho dormito a Central Park e letto almeno tre libri a settimana. Ho incontrato un sacco di gente fottuta, e ho corso per moltissime strade, ma non sono mai diventato un figo.

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