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Attualità

"Cagne", pettorali e immigrati: dietro il marketing di Fede Rossi

I video di Fede Rossi uniscono le declinazioni del testosterone al pressappochismo di provincia. Gli abbiamo chiesto per quale motivo oltre alla "figa" e al culturismo ha deciso di fare video sull'immigrazione.

di Leonardo Bianchi
07 settembre 2016, 5:31am

Il trend del gentismo su Facebook ha ormai messo radici così profonde che al suo interno si possono individuare dei veri e propri sottogeneri: ci sono l'esterofilia bifolca di Lambrenedetto XVI, il nazionalismo autarchico e sgrammaticato di Simone Carabella, ed esempi decisamente più misticheggianti come quello di Davide "Il Vikingo" Fabbri.

All'interno di questo mercato c'era però una nicchia di pubblico non ancora del tutto coperta—quella dei millennial che parlano astiosi di "cagne" e hanno come proprio mantra la frase "non sono razzista ma". Nicchia che da qualche tempo sta riempiendo una "Facebook star" romagnola che fa delle varie declinazioni del testosterone e della voce pressapochista di provincia un vero e proprio copione: Fede Rossi.

Lanciato da un'intervista di Andrea Diprè, il core business di Fede Rossi—il cui profilo Facebook conta più di 300mila seguaci—è rappresentato da vlog (postati anche su un canale YouTube) in cui affronta sostanzialmente tre temi ricorrenti: l'incremento della massa muscolare, e il disamore verso i "secchi di merda"; l'analisi "postmoderna" e sessista della figura femminile contemporanea (con particolare accanimento verso le "cagne," le "tipe" che "aprono le gambe con una velocità che al confronto Flash non saprebbe fare di meglio," colpevoli di sminuire la categoria delle "vere donne") e, appunto, l'interpretazione gentista di fatti politici e di cronaca.

Con fatti politici e di cronaca intendo sostanzialmente tutti quegli avvenimenti in cui è possibile prendersela con gli immigrati e urlare "fuori dalle balle"; quelli in cui si può sostenere che per i ladri l'unica soluzione sia "una schioppettata in mezzo alla fronte"; e quelli per cui la colpa è tutta delle "facce di merda che abbiamo al governo."

Recentemente quest'ultimo aspetto si è dilatato nei suoi video, finendo sempre di più per far assomigliare Fede Rossi a un personaggio uscito da una puntata di Black Mirror. Solo nell'ultimo anno, infatti, si è occupato degli attentati di Parigi, di migranti che chiedono il wi-fi e protestano per le loro condizioni, di legittima difesa, di Brexit, dell'omicidio razzista di Fermo, e delle differenze di trattamento fra italiani ed immigrati quando si tratta di timbrare il biglietto sul treno—espresse con un video diventato talmente virale da tracimare anche all'estero.

Insomma: Fede Rossi ha toccato tutti gli argomenti giusti, gli stessi di cui parlano anche figure come Er Faina o Emilia Clementi. A differenza di questi ultimi, però, non solo coniuga temi distanti tra loro, ma sembra aver costruito un vero e proprio marketing consapevole sull'ignoranza. Per questo funziona in quella fascia di età che altri non riescono a toccare.

I commenti sotto ai suoi video si dividono in egual misura fra coloro che lo disprezzano senza ritegno, e quelli che lo osannano. Ma da quando ha iniziato a esporsi così tanto sui temi di attualità, la sua bolla si è estesa oltre i confini di coloro che vogliono semplicemente vedere dei culi su Facebook.

Per capire come è riuscito a crearsi un seguito così nutrito, e che conseguenze può avere questa coniugazione di macchine per i pettorali e riflessioni sulla geopolitica, ho deciso di contattarlo. Nel corso della lunga conversazione mi ha spiegato che tipo di impronta c'è dietro al suo personaggio, come ha trasformato questi video populisti in una fonte di fama, e perché Mussolini "di cose buone ne ha fatte una valanga."

VICE: Come prima cosa, mi puoi spiegare per sommi capi come è nata e si è sviluppata la tua carriera?
Fede Rossi: È nato tutto per caso, fino a due anni e mezzo fa nemmeno usavo Facebook. Per far ridere qualche mio amico avevo imitato Jill Cooper, quella ragazza bionda che fa Media Shopping, e ho fatto un video così a cazzo. Avevo una cosa come 400 amici, non usavo i social. L'aveva caricato un mio amico su Facebook, e poi dopo tre mesi, dalla mattina alla sera, era esploso tutto, c'erano tipo 4000 persone che mi hanno chiesto l'amicizia, messaggi in posta privata, notifiche.

Non ho cercato questa strada. Mi sono riguardato nei video e mi sono detto che parlare riesco a parlare, e che dai commenti alla gente piaceva tantissimo che fossi così sfacciato nel dire una cosa che tutti pensano ma nessuno dice. Quindi, a 'sto punto, quante cose "scontate" ci sono che posso dire o che tutti sanno? Una valanga. Così ho provato, tanto per avere un po' di popolarità—durerà un mese o due, e invece è esplosa la cosa.

Qualche tempo dopo i primi video è partita la collaborazione con Diprè.
In realtà è nata perché c'era di mezzo una persona che mi conosceva e aveva contatti con Diprè. All'epoca non sapevo chi cazzo fosse, perché non seguivo nemmeno YouTube. Mi sono documentato, e poi l'ho studiata io più che lui. Di solito prende i ritardati e ci fa i soldi sopra: io ho deciso di fare il finto ritardato, di farmi dare una mano a lanciarmi ancora di più, di trasformare il tutto in una cosa più seria e di mandarlo a cagare—cosa che poi ho fatto.

Quindi l'hai usato come trampolino di lancio?
Per quanto brutto possa essere dirlo, in quel momento ero sicuro che lui fosse quello che andava di più: tutti ne parlavano, era sulla bocca di tutti. Se fosse capitato un anno prima o un anno dopo avrei detto di no. Mi serviva quel lancio.

In un video ti autodefinisci "uno che ha avuto l'idea di sparare quattro cagate, ho trovato il modo di non fare un cazzo e di campare di questa cosa." Cosa fai quindi di preciso durante la tua giornata?
Guarda, sono mesi e mesi che sono appoggiato da siti di integratori per sportivi, e adesso è venuta fuori questa cosa delle magliette da due-tre mesi. In poche parole percepisco da alcuni uno stipendio fisso mensile, mentre per qualcun altro partecipo degli utili di tutto ciò che vendo.

Comunque, la mia giornata tipo è dormire alla mattina—quello sempre. Quando mi sveglio, poi, c'è fissa la palestra ogni giorno; e per il resto io giro spesso per contratti vari, ad esempio per pubblicizzare qualche prodotto. Sono appoggiato da un'agenzia, ma molte cose le valuto io personalmente.

Chi sono i tuoi fan tipo? Chi ti segue su Facebook?
Sono sicuro di non essere seguito dai ragazzini, come possono esserlo Matt & Bise o altri—fino a 13-14 anni non mi conoscono. Diciamo che vado abbastanza dai 15-16 fino ai 26-28, quella è la fascia più larga e principale. Quando metto dei video che parlano di politica, di attualità, e cazzi e mazzi arrivano anche persone più grandi, dai 40 ai 50. In tanti—diciamo tra i 18 e i 20 anni—sono un po' "infatuati" da qualsiasi cosa che dico. Invece i più grandi sono più svegli e intelligenti, commentano in maniera più "critica."

Parlami del processo che sta dietro a ogni foto o video che fai: come nascono? Sono cose decise a tavolino da te e basta? Oppure è tutto, come dire, "casuale"?
Dietro di me non c'è mai stato nessuno. Sui video—dei 150 che ne ho fatti, il 25 percento diciamo è di pura fantasia, nel senso che mi guardavo in giro e inventavo—sto molto attento a quello che mi circonda, sto sempre con le antenne dritte, guardo tutto, e già immagino cosa potrei dire in un video.

Con le foto invece è molto difficile, perché io purtroppo ho creato un personaggio molto contrastante: ti faccio il video contro le "cagne," però le foto che vanno sono quelle dove metto un culo o una a 90. Faccio molta fatica, ho 'sto personaggio che è un po' così. Infatti se noti sto caricando pochissime foto.

Fammi capire: anche "Fede Rossi" è un personaggio costruito, come potevano essere quelli di "Frankie Feticcio" o "Frankie Commando"?
Fede Rossi è più aderente a quello che sono realmente. Nella realtà dei fatti quello che dico, posto, e sostengo è quello che dico e penso nella vita reale—ovviamente leggermente gonfiato o tagliato. Quello non è un personaggio, sono realmente io, è quello che penso, è un po' la vita che faccio tutti i giorni.

Perché a un certo punto hai iniziato ad occuparti anche di politica e di attualità?
Il discorso è questo: non è che di politica me ne sia mai interessato, perché di certo non può essere uno che fa video su Facebook a cambiare l'Italia. Diciamo che che tanta gente mi prendeva un po' come portavoce, e nei messaggi privati mi chiedevano di fare qualche video quando succedeva qualcosa, per dare uno scossa forte.

Non ci avevo mai pensato prima, poi sono capitati certi eventi—come la strage a Parigi o quello del treno—e ne ho fatto qualcuno inerente a fatti grossi accaduti lì per lì. Era più per fare un test su come potevo essere preso. Quando ho capito che le cose che dicevo erano condivise da tantissime persone, allora ho capito che si potevano fare video su queste tematiche qui. Ma non sono mai cercati per fare like e condivisioni: non è che mi metto a parlare di politica tutti i giorni.

Ok, però vai a intercettare delle tematiche che portano like o qualche forma di consenso. Ad esempio, quelli contro gli immigrati sono video che "funzionano." Penso a quello del treno, appunto, ma anche a quello sull'omicidio di Fermo.
Quello è capitato per caso. Mi sono messo davanti alla tv e ogni volta si parlava sempre e solo di quella cosa lì. Allora mi prendono i cinque minuti e vedo che, con tutto quello che succede in Italia, tutti i telegiornali parlano di quella cosa, come se qui da noi non morisse mai nessuno per una scazzottata. Ci sono milioni di fatti più importanti, non ti puoi fissare solo su quello.

In molti ti danno del populista o del razzista, proprio per quello che dici in questi video.
Sì, lo so. Comunque non ci marcio mai, quello che dico è sempre quello che penso, quello che vorrei urlare.

D'accordo. Tu comunque ti focalizzi su determinati argomenti che sono, come dire, fin troppo facili da affrontare in maniera non ragionata.
Non ho tutte queste facoltà per poter parlare di cose più complicate o tematiche più difficili. Dico la mia su cose che tutti possono capire e commentare. Con la differenza che avendo il seguito che ho prendo anche del populista, del bigotto, di quello che vuole far like. Però quello che dico io è quello che vorrebbero dire milioni di italiani e che non hanno visibilità: io parlo per loro.

In un video e su Instagram hai postato un meme di Mussolini in cui c'è scritto: "Ha dato le case popolari agli italiani con i soldi dello stato, oggi danno le case popolari agli immigrati con i soldi degli italiani". Ne sei convinto sul serio?
Ti dico la verità, sono dell'idea che Mussolini si è rovinato dal momento in cui si è affiancato a Hitler. Però sono anche dell'idea che come può aver fatto tante cose che non vanno genio a tanti, lui di cose buone ne ha fatte una valanga. E di sicuro se ci fosse lui adesso—sono serio in quello che dico—le cose andrebbero meglio. Per quanto possa aver fatto le sue stronzate, non è che i politici di adesso stiano facendo meglio. La maggior parte della gente in Italia è rovinata, quindi un motivo ci sarà, la colpa non è nostra.

In pratica mi stai dicendo Mussolini è meglio di, chessò, Renzi?
Se mi fai un paragone del genere ti dico di sì. Poi ti posso anche dire che sarebbe meglio una via di mezzo tra il deficiente che abbiamo adesso e uno così estremista.

Sempre per rimanere sulla politica, a Ferragosto hai postato su Instagram una foto insieme a Matteo Salvini.
L'ho fatta la settimana prima, poi per il fatto che vanno studiate e pubblicate in un certo orario, giorno, e scritte in modo giusto, l'ho messa a Ferragosto. Comunque eravamo al Papeete a Milano Marittima: l'ho incontrato per caso, ero lì a farmi i cazzi miei a un aperitivo qualunque, e a un certo punto c'erano dei ragazzi che chiedevano delle foto a me e a uno di fianco.

Ci siamo guardati e io ovviamente l'ho riconosciuto subito, lui no. È stato molto disponibile, gli ho fatto vedere qualche video e qualche numero, e si è subito gasato. Abbiamo parlato un po', abbiamo scambiato qualche battuta e ci siamo fatti la foto. Da allora non l'ho mai più visto e sentito.

Pubblicando quella foto sapevo che chi è dalla mia parte avrebbe messo un botto di like. Allo stesso tempo sapevo che mettendo assieme io e lui sarebbe finita su tutte le pagine. Quindi era studiatissima per fare un botto di like per chi era a favore, e prendersi un botto di insulti da chi era contro.

Cosa ne pensi di Salvini? Immagino che lo stimi, visto che l'hai definito "persona di un certo Livello."
Appoggio quello che dice per quanto riguarda l'immigrazione. Poi se vieni qui, ti trovi un lavoro, eccetera, va bene tutto. Però, visto che il 90 per cento vengono qua a cagare il cazzo, io li manderei a casa tutti quanti. Per quanto riguarda invece le tematiche gay, lì non sono d'accordo. Sono a favore, se uno è gay, lesbica, trans—fai quello che vuoi. Anzi, frequento anche i locali gay, ho amici gay. Insomma, su quel discorso lì assolutamente no, sono contro.

A livello politico poi lo vorrei vedere con qualche responsabilità, bisogna vedere se riesce a mantenere quello che dice. Lui ha capito, a differenza di tantissimi altri politici, che marciare su Facebook oggi è quello che ti può dare più visibilità, e sapendo usare i social si espone e dice le cose in modo crudo, è l'unico che parla in quel modo lì. Per questo c'è da apprezzarlo.

Prima hai detto di parlare per gli italiani che non sono ascoltati. Pensi mai di entrare in politica, magari proprio con la Lega Nord?
No, questo è assolutamente impossibile [ride]. Prima di tutto devi intendertene di politica, e finché fai un video su Facebook dove dici la tua su quattro cagate che tutti possono sapere è un conto. Anche la frase che ho messo nella foto con Salvini [ "Se mi volete in politica al fianco di Salvini battete sto cazzo dì like -> Ruspa!!!" ] era riferito a quel 30-40 percento di persone che mi seguono, e leggono quello che dico a prescindere. Era più una roba "simpatica."

Quindi che progetti hai per il futuro?
Finché dura questa cosa, che all'inizio pensavo durasse due mesi e invece sta durando da due anni e mezzo, continuo. Ora, come ti ho detto prima, ho queste aziende che mi pagano fisso. Ma prima o poi la favola finirà, e a quel punto andrò a fare un lavoro qualunque, "normale."

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