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Sono stato il primo DJ a suonare in Corea del Nord

I nord coreani non sanno cosa sono il pop, il rock, le discoteche e i DJ, ma questo non mi ha impedito di organizzare una serata in un hotel di Pyongyang e di far scattare qualche foto.

di Brian Offenther; come raccontato a Benjamin Shapiro
18 gennaio 2018, 11:13am

Tutte le fotografie sono di Abe Deyo. In questa Brian, aka DJ BO, è con uno dei tanti addetti governativi che l'hanno seguito in Corea del Nord.

Quando noi occidentali pensiamo alla Corea del Nord, oggi, le prime cose che ci vengono in mente sono i campi di prigionia, gli abusi di potere, la dittatura e il rischio di una guerra nucleare. Una cosa che solitamente non associamo al regime di Kim Jong-Un sono le serate e i DJ set, ma in realtà anche nella Repubblica Democratica della Corea del Nord capita, ogni tanto, che si possa fare mattino sotto cassa. In questo vecchio reportage di Noisey, pubblicato originariamente nel 2012, il DJ americano Brian Offenther, in arte DJ BO, raccontava ai nostri colleghi americani la sua esperienza alla console in Corea del Nord. Offenther entrò nel paese grazie a un tour organizzato, e gli venne permesso di esibirsi per una sola sera al Koryo Hotel di Pyongyang. Chiamò la serata "Shake Your (m)Ass Games", un gioco di parole sui celebri giochi di massa di Arirang, il super ritrovo annuale in cui più di centomila nord coreani si esibiscono in coreografie e spettacoli per celebrare la nazione e il loro caro leader. Qua sotto, Brian racconta in prima persona come cacchio è finito a mettere dischi per ragazzi e ragazze che non avevano mai ballato in vita loro. Buona lettura.

Mi sono trasferito a Darkhan, in Mongolia, nel 2007. All'epoca lavoravo per i Peace Corps, un'organizzazione di volontariato internazionale istituita dagli Stati Uniti. Non chiedetemi come, ma conobbi un imitatore di Elvis mongolo. Si chiamava Naranbaatar Tsambahorloo. Poi mi trasferii a Ulaanbaatar e lì aprii un locale, il Cross-Eyed Gypsy—il nome era un riferimento alla mia ex, che avevo mollato prima di trasferirmi. Ho vagato per un po' e alla fine mi sono stabilito a Shanghai, dove ho cominciato a lavorare come DJ. Ho conosciuto un po' di gente che lavorava nel settore del turismo, gente che organizzava tour in giro per l'Asia. Così ho cominciato a collaborare con Koryo Tours, cioè la più grande compagnia di tour nordcoreana.

Furono loro a farmi partire per la Corea del Nord, e parlando con un po' di gente mi resi conto che probabilmente non c'era mai stato un DJ set all'interno dell'intera nazione. Dato che sono una persona a cui piace far provare cose nuove alla gente—avevo fatto serate anni Ottanta e anni Cinquanta in Mongolia, e la gente sembrava non avere mai sentito nulla di simile—perché non provare a essere il primo DJ a suonare in Corea del Nord?

La locandina del mio DJ set.

Sono arrivato in Corea del Nord partendo da Pechino. Agli americani non è permesso entrare nel paese via terra, e quindi ho dovuto abbandonare l'idea di prendere un treno e sono salito su un aereo. Non ho avuto bisogno di un permesso ufficiale, dato che ai tempi gli Stati Uniti avevano una forte presenza diplomatica nel paese. Ovviamente, però, appena arrivato una serie di addetti governativi ha cominciato ad accompagnarmi e seguirmi a ogni mio passo. Ne ho sempre avuti almeno due o tre accanto, lungo il corso del mio viaggio.

La sala dove avevo organizzato il DJ set era la stanza del karaoke di un grande hotel di Pyongyang. Era veramente pacchiana: stampe mal fatte di dipinti ai muri, sculture finte e un sacco di vasi di piante che ho dovuto spostare per far spazio alla console. Le casse facevano così schifo che era impossibile alzare veramente il volume. Era un setup totalmente inadeguato per i nostri standard, ma ovviamente non è che avessi molte opzioni. Nel mio pubblico c'erano anche un po' di stranieri, che hanno dovuto pagare un ingresso di 15 euro—a quanto pare, chi non è nord coreano non può toccare o usare la moneta locale.

Ho cominciato a suonare una volta che la sala si è riempita, ci saranno state circa 100 persone. Il pubblico era uno strano mix: c'erano stranieri di tutti i tipi, dai semplici turisti a una squadra di ultimate, dei ragazzi di Yale che continuavano a gridare "che figata!" e romeni di mezza età che mi chiedevano di mettere su disco romena. E poi c'erano i nord coreani, che mi sono parsi per metà spaventatissimi e per metà incuriositi.

I coreani non avevano mai ballato nella loro vita, ad eccezione delle classiche coreografie che ogni anno animato i giochi di Arirang. In Corea del Nord non esistono le discoteche, e mi è sembrato che le persone che avevo di fronte non sapessero letteralmente come muovere il loro corpo. Ho provato a spiegarglielo: "Dovete solo muovervi!" Zero reazioni.

Ho cominciato mettendo un pezzo rock and roll: "Get Down With It" di Little Richard. Gli stranieri si sono messi subito a ballare, i coreani sono rimasti immobili. L'audio faceva schifo. La musica si sentiva, ma non a tal punto da far venire alla gente voglia di muoversi. Quindi ho preso in mano un microfono e mi sono messo a camminare in mezzo alla gente, a prenderli per le braccia e a ballare con loro, il tutto perdendomi per strada qualche transizione tra brano e brano.

I coreani continuavano a restare lì in piedi senza sapere cosa fare, come se fossero dei ragazzini alla festa delle medie. Quindi ho cominciato a mettere su roba che di solito lascio stare, pop da classifica. Ho messo "Makes Me Wonder" dei Maroon 5 e gli stranieri si sono caricati così tanto che hanno cominciato a prendere le ragazze coreane per fargli vedere come si ballava. Ho messo un po' di roba di Chuck Berry, di Janet Jackson e dei Village People. "YMCA" ha funzionato benissimo, dato che aveva un balletto dedicato (i coreani sono forti con le coreografie, ricordate?). E lo stesso è valso per "The Twist".

Lungo il corso della serata la luce è saltata due volte, e in entrambi i casi mi sono messo a gridare robe per tenere caldo il pubblico mentre aspettavamo che tornasse la corrente.

Non credo che alla fine del DJ set la gente fosse pronta a mettersi a saltare e ballare per le strade, ma mi sembra che alla fine sia andata bene. Mi sono sentito compreso. Ho messo roba da Hit Mania Dance Estate, ma il rock non esiste davvero in Corea del Nord. E neanche il pop. E neanche internet. E neanche la radio. Quindi che cosa dovevo aspettarmi? Non è stata una serata da pura estasi, ma mi è sembrato di avere almeno aperto uno spiraglio.

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