salmo playlist
L'artwork di Playlist di Salmo.

Playlist di Salmo non cambierà l'Italia

Al di là delle polemiche con Salvini, Playlist di Salmo nasconde un modo per rendere "questa merda meno triste".
Elia Alovisi
Italy
14.11.18

"Non vi pare di essere incastrati tra una sovrastimolazione di cazzate e l'impossibilità di portarvi davvero dietro qualcosa di significativo?", si chiedeva Birsa cinque anni fa parlando del rapporto tra musica, critica politica e voglia di cambiare le cose. La stessa domanda me la sono posta ascoltando Playlist di Salmo, e mi sembra che in un certo senso se la sia posta anche lui.

C'è un sentimento di enorme insoddisfazione nei confronti delle cose che attraversa le nuove canzoni di Salmo. Che poi c'è sempre stato, nelle sue canzoni, intendiamoci: ma era più rabbioso e incontrollato, così come la sua immagine e la sua musica. Il Salmo di oggi non si sente così toccato dalla mediocrità del paese in cui vive e della scena rap di cui fa parte. Ci sputa ancora sopra odio, certo, ma al contempo si sente (ed è) abbastanza lucido da disegnarne un ritratto. "Io non sono questo", sembra voler dire, "Non siatelo neanche voi, rendiamo questo paese, questa musica e questa vita un po' più belli di quelli che sono".

Fermo restando che qualsiasi movimento che incanala il dissenso politico in musica fa bene anche se non porta da nessuna parte, probabilmente nessuno - e nemmeno Salmo - pensa davvero che a far canzoni si fan rivoluzioni. È comunque lodevole che in Playlist si evidenzi la piccolezza del maschio italiano medio calciofigabomber, la vacuità dei giovani rapper "bambini idioti" che si ricoprono di marchi e non sanno fare uno show, la vecchiaia che impera nella cultura e in politica. La "sovrastimolazione di cazzate" di cui sopra, insomma, è ben evidenziata come tale.

Dove sta però il "qualcosa di significativo" che dovremmo portarci a casa da tutto questo? Oppure: che senso ha dire che c'è un problema e basta? Il che non è un problema di Salmo, intendiamoci: è un problema dell'espressione politica in musica contemporanea tutta. Ci si esprime come diversi e altri e così facendo si crea senso di comunanza in chi si sente esterno al problema, ma non si fa quell'effimero e difficilmente individuabile passo-in-più che possa portare alla nascita di una soluzione, un'apertura di vedute, un approccio che vada oltre il "non saremo mai come voi".

In altre parole: è giusto prendere posizione, come ha fatto Salmo dichiarandosi contro le politiche di Salvini nella sua intervista a Rolling Stone. Ma uno "strappate le mie magliette, bruciate i miei CD" non suggerisce un ragionamento, non spiega la realtà. È uno slogan gridato, tanto liberatorio da esprimere e capace di infiammare chi già lo condivide quanto inutile a scalfire le coscienze di chi invece pensa sia una cazzata. In primi Salvini stesso, che ha ribaltato la critica di Salmo contro di lui con un "Apri la mente, fratello" che lo dipinge come superiore alle parole di questo povero rapperuncolo di sinistra incapace di capire i problemi dell'Italia e degli italiani.

Resta che nessuno ha ancora capito come combattere efficacemente le logiche dell'odio che hanno permesso a personaggi come Salvini di arrivare al potere. Quello che molti giovani artisti hanno quindi fatto è stato chiudersi in se stessi, indagare la propria psiche e i propri sentimenti per evidenziare la frustrazione della condizione contemporanea: il rap oggi è triste e lagnoso, per citare il sempre preveggente Birsa, a causa del sistema economico e politico in cui viviamo. Insomma, se non posso fottere il sistema e mi sento io stesso fottuto posso almeno provare a s-fottere me stesso e trovare dentro di me, e nel rapporto con l'Altro, un modo per andare avanti a combattere chi l'Altro lo vuole via dai coglioni, a casa sua, in galera a marcire.

Non è quindi un caso che su Playlist compaia "Lunedì", un pezzo dichiaratamente ispirato alla poetica di XXXTentacion, in cui Salmo si dipinge disilluso e spaccato dalla realtà che ha cercato di demolire nelle tracce precedenti. È nei momenti in cui si guarda dentro che il Salmo di oggi è più efficace, sia che si giri tra le mani grumi maligni sia che scopra in se inaspettate tenerezze. È il caso de "Il cielo nella stanza", una canzone d'amore grezzo che fa indovinare nei rapporti di coppia una possibilità di fuga dall'infamità del presente: "Fai sembrare tutta questa merda meno triste", canta Salmo, apparentemente stupito dal calore che gli lambisce le pareti interne del corpo.

Playlist è quindi il prodotto di un'artista entrato nel pieno della sua maturità, volenteroso di adattare la sua poetica e la sua musica al tempo che sta vivendo, sia della sua esistenza che del mondo. Già solo per questo è quindi un lavoro di cui è consigliabile un ascolto approfondito, ma sarebbe un peccato non notare il valore di un artista capace di far convivere boom-bap al vetriolo, footwork ballonzolante e intermezzi HC per basso e batteria all'interno di un prodotto che riempirà il Forum di Assago a Milano.

"Io non sono il nuovo che avanza / Sono il vecchio che si riconferma", canta Salmo in "PXM", regalandomi un assist perfetto per chiudere questo articolo. In una fase storica in cui la Nuova Scuola non è più nuova e deve capire come diventare establishment, in cui le nuove leve capaci di creare e non imitare si contano sulle dita di una mano, Playlist è un disco che consolida e ampia il campo d'azione della poetica di uno dei più grandi rapper d'Italia. E mi sa che riusciremo a cavarci poco di significativo, da questo stupido gioco del rap, ma è più che lodevole almeno provarci. O anzi riuscendoci pure, entrando nel campo dell'auto-analisi e dell'amore come antidoti all'odio.

Elia è su Instagram.

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